Dizionario dei Sintomi – Lettera S

Dizionario dei Sintomi – Lettera S

 

SALIVA: vedi Ghiandole salivari.

SALIVAZIONE ECCESSIVA: vedi Ghiandole salivari. 

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SALMONELLOSI: vedi Dissenteria.

SALPINGITE: vedi Tube di Falloppio.

SANGUINAMENTI: i sanguinamenti possono essere lievi, e in questo caso si parla di perdite di sangue. Quando sono abbondanti si parla di emorragie. Vedi Emorragia.

Le perdite di sangue possono essere collegate a una perdita di gioia (vedi Sangue dal naso in Naso), a lesioni (eczema, emorroidi ecc.) o dipendere da tentativi fatti dal corpo per guarire, nel qual caso si può parlare di «fase di riparazione». Ciò riguarda in particolar modo l’eliminazione di tumori ulcerativi delle mucose: tumore gastrico (stomaco), vescicale (vescica), vaginale (collo dell’utero) o intestinale. Emozioni che toccano in profondità provocate da persone care possono dar vita a un tumore ulcerativo alla mucosa dell’organo collegato a quel turbamento. Se si tratta, per esempio, di una ferita dovuta a un’ingiustizia, il tumore interesserà per lo più la mucosa gastrica, se si tratta di una ferita dovuta a una posizione che non ci viene concesso di occupare o a un nostro spazio che viene violato, sarà invece la mucosa vescicale a essere colpita. Nel caso di una ferita affettiva da parte del partner sessuale, sarà la mucosa vaginale o quella del collo uterino. Infine, se la ferita riguarda gli scambi con gli altri, il tumore interesserà la mucosa intestinale.

A seguito della ferita, il corpo tenderà a riparare la mucosa colpita e per fare ciò utilizzerà dei micro enzimi (microzimi) che hanno la proprietà di trasformarsi in virus, batteri, funghi o cellule. Per eliminare il tumore ulcerativo il cervello attiverà dunque i micro enzimi affinché si trasformino in batteri, che avranno il compito di disgregare il tumore. Questo lavoro determinerà un aumento della leucorrea (che si attribuisce a un’infezione), che sarà accompagnata da sanguinamenti causati dall’aumento della vascolarizzazione (circolazione sanguigna) nella zona in riparazione e dalla destrutturazione cellulare del tumore ulcerativo.

Nella medicina classica questi sanguinamenti mettono in allarme i medici che, sospettando la presenza di un tumore, decidono di effettuare un tampone vaginale o un’esplorazione istologica. Ovviamente gli esami confermano la presenza di quelle cellule anomale che, di fatto, stavano per essere eliminate. La medicina tradizionale, a quel punto, utilizza tutto il suo arsenale bellico per distruggere le cellule cancerogene, quando invece il corpo stava già autoguarendosi e la cosa migliore da fare sarebbe stata astenersi da qualunque intervento. Intervenire significa infatti creare nuovi problemi e molto spesso nuovi tumori.

Se il nostro povero corpo potesse avere un linguaggio udibile dai medici, peraltro assolutamente ben intenzionati, si eviterebbero molte sofferenze ai pazienti! Si aggiunga infine che se il conflitto emozionale che ha generato il tumore ulcerativo non viene risolto e altri shock vanno ad aggiungersi, si riformeranno probabilmente dei tumori ulcerativi che questa volta potrebbero dar luogo a una massa o a un tumore cancerogeno.

→ Sanguinamenti intermestruali:

Prima di avere questi sanguinamenti ho forse vissuto una profonda delusione o una ferita da parte dell’uomo che amo? Vedi anche Utero.

→ Sanguinamenti o sangue nelle urine:

Prima di avere questi sanguinamenti ho vissuto forse un conflitto per il mancato riconoscimento di una posizione che mi spettava o il rispetto del mio spazio (territorio)?

→ Sanguinamenti nelle feci o rectorragia:

Prima di avere questi sanguinamenti ho vissuto un conflitto importante con un membro della famiglia?

SARCOIDOSI: caratterizzata dalla presenza nell’organismo di granulomi epitelioidi, ossia di ammassi di cellule giganti e macrofagi trasformati. I macrofagi sono i monociti (globuli bianchi) appartenenti al sistema immunitario che hanno il compito di fagocitare (mangiare e digerire) i batteri, i detriti cellulari o i corpi estranei che sono penetrati nell’organismo. Vedi Malattie autoimmuni.

SARCOMA: si usa questo termine generico per indicare un’affezione del tessuto connettivo differenziato o comune. Solitamente i sarcomi prendono il nome del tessuto in cui si sviluppano. Nelle ossa il sarcoma viene denominato osteosarcoma, a livello di cartilagini condrosarcoma, nei muscoli miosarcoma, in un tessuto fibroso fibrosarcoma, in un tessuto adiposo liposarcoma e così via. Il sarcoma è dovuto a una escrescenza di tessuto cicatriziale che segue la fase di riparazione dell’organo colpito. Vedi Osteosarcoma.

SARCOMA DI KAPOSI o ANGIOSARCOMATOSI: vedi Sindrome di Kaposi.

SCAPOLA: un dolore alla scapola può esprimere il fatto di imporsi molto lavoro, di guardare sempre a quello che c’è da fare invece che rilassarsi e divertirsi.

Ho difficoltà a vivere il piacere, a gioire della vita?

Ho visto i miei genitori lavorare senza sosta, senza mai prendere il tempo di divertirsi?

SCARLATTINA: caratterizzata da una faringite febbrile e da un’eruzione di puntini rossi che invadono il collo, il torace e la parte inferiore dell’addome e si estendono poi su tutto il corpo, localizzati specialmente nelle pieghe di flessione. Il viso risulta congestionato e la lingua si ricopre di una patina biancastra, a eccezione della punta e dei lati che rimangono rossi. Una volta calata la febbre, tra l’ottavo e il quindicesimo giorno, si osserva di frequente una desquamazione a partire dal palmo delle mani e dalla pianta dei piedi.

Ho forse imposto al bambino colpito da questa affezione una separazione da un suo famigliare che lui ha vissuto male?

SCHIENA o COLONNA VERTEBRALE:la schiena e la colonna rappresentano la protezione, il sostegno e il supporto, ma anche il modo di porsi nella vita.

• VERTEBRE CERVICALI o COLLO: questa parte della colonna vertebrale rappresenta il collegamento fra testa e tronco. Contiene organi e vasi sanguigni molto importanti. Rappresenta il passaggio delle idee e, allo stesso tempo, la capacità di guardare i diversi aspetti di una situazione (girare la testa), di dar prova d’umiltà o di riflettere sulle proprie motivazioni o azioni (inclinare la testa).

Dolori alle cervicali superiori (C1, C2, C3): possono dipendere da una mancanza di autostima sul piano intellettuale, dalla paura dell’ignoto o di fare una scelta sbagliata.

Mi considero una nullità e meno intelligente degli altri?

Che cosa ho paura di intraprendere o di dover sperimentare che mi è sconosciuto?

Mi sono forse sentito svilito per una scelta che ho fatto? Per esempio, mi hanno forse detto: «Cosa ti è passato per la testa?» «Se credi di poter vivere del tuo sogno!» o parole di questo genere?

In uno studente:

Ho paura di non saper rispondere se mi interrogano?

Ho paura di non superare gli esami?

Dolori alle cervicali inferiori (C4, C5, C6, C7): sono per lo più legati a emozioni connesse a un senso di umiliazione.

Dolori alle cervicali quando si piega la testa:

Ho vissuto una situazione di vergogna, di umiliazione o di sconfitta?

Ho paura di guardare dentro me stesso?

Dolori cervicali quando si gira la testa:

Qual è la situazione che non voglio guardare?

Vedi anche Torcicollo.

Dolori alle cervicali che si irradiano fino al braccio dominante (destro per un destrimane, sinistro per un mancino):

Dubito forse delle mie capacità professionali?

Ho paura di non essere all’altezza della responsabilità che mi è affidata?

Colpo di frusta: trauma del rachide cervicale che si verifica quando la testa subisce una brusca accelerazione seguita da un’iperestensione, oppure una decelerazione seguita da un’iperflessione.

Mi sono forse sentito colpevole per il fatto di non capire, di aver preso una decisione sbagliata o di non aver ottenuto migliori risultati scolastici?

→ Artrosi delle vertebre cervicali:

Mi sono forse sminuito durante molti anni perché non ho fatto lunghi studi?

Mi sono forse sminuito per il fatto di non riuscire a prendere decisioni?

Rigidità delle cervicali: vedi Rigidità della nuca.

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• VERTEBRE DORSALI:riguardano il sostegno affettivo poiché comprendono il chakra del cuore.

→ Bruciature nella regione dorsale: sono spesso legate a un sentimento di rabbia per non sentirsi sostenuti sul piano affettivo. Può darsi che ritenga di essere io a dover far tutto: occuparmi dei figli, della loro educazione, delle faccende domestiche ecc., mentre mio marito, troppo preso dai suoi impegni, non mi aiuta per niente.

Ho abbastanza fiducia negli altri per delegare una parte delle mie responsabilità?

Ho deciso che era necessario che le cose andassero come dicevo io?

Quali sono le soluzioni che non ho considerato e che potrebbero sollevarmi dal peso che porto?

Dolore tra le scapole: riguarda il sovraccarico di lavoro che ci si impone per essere amati, riconosciuti o per toglierci il senso di colpa di possedere più degli altri. Può anche esprimere la difficoltà di gioire della vita nel caso che ci si imponga molto lavoro o che ci si dilunghi con quello che c’è da fare invece di rilassarsi e divertirsi.

Tendo a mettermi parecchio peso sulle spalle, in modo che mi rimane poco tempo per rilassarmi?

Perché mi impongo tutto questo lavoro?

Dolore a livello dei trapezi: può dipendere dalla difficoltà di comunicare agli altri i propri bisogni o il proprio rifiuto, per timore delle loro reazioni. Per questo motivo preferiamo assumerci dei pesi invece di esprimerci o chiedere aiuto.

Di che cosa mi faccio carico per salvaguardare la pace nelle mie relazioni famigliari o professionali?

Tendo a dire a me stesso «Preferisco farlo da solo, piuttosto che avere storie?»

Ho paura di non essere amato, se esprimo i miei bisogni o se oppongo un rifiuto?

Dolore intorno alla quinta vertebra dorsale: è spesso in relazione a un senso di impotenza nei confronti della sofferenza o della disperazione di una persona cara o a un senso di colpa per aver causato sofferenza in uno dei propri cari.

Si può ritenere, per esempio, che la propria madre abbia sofferto a causa della nostra nascita o che i propri figli soffrano a causa della nostra carriera o del divorzio. Il dolore in questa zona può essere collegato anche a un sentimento di svalutazione in seguito a un mutamento nel proprio corpo come può essere, per esempio, l’ablazione dei seni in una donna.

Ho vissuto una situazione che mi ha portato a svalutare me stesso?

Mi sono caricato della sofferenza e della disperazione di una persona che mi è cara (padre, madre, moglie, figlio ecc.)?

Dolore alla settima vertebra dorsale (centro cardiaco): esprime sovente la mancanza di un sostegno affettivo, la solitudine, il dispiacere o la difficoltà a comunicare i propri sentimenti. Non ci si sente riconosciuti, né sostenuti affettivamente e possiamo aver paura di venire abbandonati.

Mi sento forse solo, incompreso o abbandonato dalla persona da cui mi aspetto amore?

Potrà un’altra persona accogliermi nel mio bisogno di ascolto e di tenerezza?

Dolore alla settima vertebra dorsale e al diaframma:

È possibile che mi senta incompreso o abbandonato e che, allo stesso tempo, mi senta incapace di parlarne con chicchessia?

Dolore nella regione dorsale che si irradia fino al cuore: 

Ho paura di essere abbandonato un’altra volta?

Provo un senso di impotenza di fronte alla sofferenza di un essere caro?

Dolore di tutta la regione dorsale: è sovente legato a una svalutazione globale in cui si sente di non avere la forza di fronteggiare ciò che si sta vivendo.

La vita mi appare come un fardello da portare?

• VERTEBRE LOMBARI: la regione lombare ha a che fare con il sostegno finanziario, la sicurezza materiale. È in questa zona che troviamo l’ernia discale, che può essere accompagnata anche da sciatica. La paura di non avere denaro può generare timore per quello che potrebbe accadere se ci si ritrovasse senza lavoro o senza introiti. Vedi Ernia discale alla voce Disco intervertebrale. 

Dolore nella regione lombare: vedi Lombalgia.

Vivo uno stato di ansia per le mie necessità finanziarie?

Nutro timori nei confronti di un cambiamento (auto nuova, casa nuova, impiego nuovo), di non farcela finanziariamente?

Articolazione lombo-sacrale: il rachide lombare è formato da cinque vertebre. La quinta vertebra lombare (L5) e la prima sacrale (S1) formano quella che viene chiamata «articolazione lombo-sacrale». È molto importante perché vi si incontrano i nervi sciatico e crurale che si irradiano negli arti inferiori.

Dolori alla quinta lombare possono avere a che fare con ansie sul piano finanziario. Ci può essere un’equazione del tipo «soldi = conflitti» che può spingere da una parte a bloccare l’energia e dall’altra a temere di non avere soldi. La prima vertebra sacrale (S1) riguarda i rapporti di coppia. Di conseguenza, dolori all’articolazione lombo-sacrale hanno a che fare con preoccupazioni di ordine finanziario all’interno della coppia.

Una partecipante ai miei seminari mi chiese informazioni in merito ai dolori in questa zona. Le chiesi se era preoccupata per questioni finanziarie all’interno della sua relazione. Mi rispose: «In effetti, sono in ansia per il modo in cui mio marito gestisce il denaro. Non sembra preoccuparsi che ci indebitiamo mentre, per quanto mi riguarda, la cosa mi destabilizza».

Un’altra partecipante aveva una cisti sebacea all’altezza della quinta lombare, oltre ad aver già avuto il disco di questa vertebra bloccato. Parlando con lei, scoprii che pensava a quanto le sarebbe piaciuto aver più tempo per fare ciò di cui aveva voglia ma, siccome doveva lavorare per guadagnare i soldi di cui aveva bisogno, non le restava abbastanza tempo e questo le creava un senso di frustrazione.

Mi confronto con conflitti relazionali legati ai soldi?

Ho paura di non avere i mezzi per concedermi ciò che sogno (per esempio una casa) o per fare ciò di cui ho voglia (cambiare lavoro)?

• VERTEBRE SACRALI: la regione sacrale è unita alle ossa iliache che formano il bacino. Protegge gli organi riproduttori della vita. È nella zona del centro sacrale (situato tra il pube e l’ombelico) che risiede l’energia più forte del nostro corpo. I problemi che riguardano questa zona nella maggior parte dei casi sono legati a una svalutazione sul piano sessuale. In una donna i dolori si manifestano durante il ciclo mestruale. Si tratta di una disistima della propria libido o delle proprie prestazioni sessuali, oppure per non essere in grado di avere un bambino. Vedi Osso sacro.

VERTEBRE COCCIGEE: vedi Coccige.

SCHIZOFRENIA: vedi Malattie Mentali.

SCIATICA: vedi Nervo sciatico.

SCLERODERMIA: caratterizzata da indurimento della pelle e perdita della mobilità osteoarticolare e muscolare. La persona colpita è talvolta molto dura verso se stessa o verso un membro del suo ambiente. Tende a svalutarsi totalmente, giungendo anche a detestarsi. È possibile che abbia conosciuto la violenza e che la faccia subire a chi le vive accanto.

Una mia paziente soffriva di sclerodermia. Di indole chiusa, la donna era molto esigente nei confronti di se stessa e di conseguenza nei confronti dei suoi famigliari. Non riusciva a perdonarsi la violenza che aveva fatto subire a suo figlio. Era pervasa da una profonda rabbia interiore di cui non sapeva come liberarsi. Dopo aver seguito il mio seminario «Liberazione della memoria emozionale» la donna capì l’origine della sua rabbia, riuscì finalmente a liberarsene e a perdonarsi. Mi si avvicinò in lacrime e mi disse: «Sono riuscita a mangiare una banana!» Da oltre un anno non riusciva più a ingoiare cibi solidi. Sei mesi dopo il seminario era in grado di mangiare normalmente, muoversi liberamente e persino ballare. Aveva inoltre recuperato completamente la mobilità delle mani, che all’inizio della terapia non riusciva quasi più a usare. Era diventata più indulgente e più tollerante nei confronti di se stessa e degli altri.

È possibile che io sia animato da rabbia nei confronti di uno dei miei famigliari?

Ho avuto momenti di violenza che non riesco a perdonarmi?

Mi sono forse indurito nei confronti degli altri e della vita?

SCLEROSI A PLACCHE: affezione degenerativa che si manifesta con lesioni cutanee, sottocutanee, osteoarticolari, muscolari, digestive, respiratorie e renali. Si parla spesso di attacchi di sclerosi a placche. È importante non confondere i sintomi e la malattia. È infatti possibile averne i sintomi senza per questo avere sviluppato la malattia. Questi equivalgono a un allarme, ed è chiaro che se l’allarme viene ignorato i sintomi potranno portare alla malattia.

La sclerosi a placche è molto legata a un senso di svalutazione di sé che si tenta di sfidare. Si vuole cercare di mostrare agli altri ciò di cui si è capaci, anche a scapito del rispetto del proprio corpo. Può inoltre accadere che ci si spinga fino all’esaurimento, se questo serve a raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissati. È allora che compaiono i primi segnali di allarme (sintomi) che spesso si manifestano con formicolii e con una sensazione di intorpidimento delle mani o delle gambe. Si può inoltre verificare una perdita di sensibilità che porta a non sentire più né il caldo né il freddo. Il tutto può anche manifestarsi inizialmente (o evolvere) con una nevrite ottica.

Le persone colpite dai sintomi di sclerosi a placche possono arrivare a sfidare la diagnosi del medico e a volergli dimostrare che ha torto, che tutto andrà per il meglio e che se la caveranno. Queste persone si trovano così a dovere fronteggiare una parte di loro che cerca di rassicurarsi dicendosi: «Riesco ancora a fare questo e quest’altro…» e un’altra parte che vive nell’angoscia che la malattia evolva.

Ignorano che quell’angoscia segreta avrà il duplice effetto di intensificare i sintomi e di condurli verso la malattia. E questo perché noi tutti tendiamo a ingigantire quello che ci preoccupa. Non sarebbe forse più saggio ascoltare quello che i sintomi provano a dirci, invece di nutrire la paura della malattia?

Ho la sensazione che non ce la farò mai a … piacergli, essere riconosciuto, essere accettato, essere alla sua altezza ecc.?

Mi spingo di continuo al limite di quello che il mio corpo può sopportare per provare agli altri e a me stesso che posso farcela?

Temo la sconfitta al punto da andare di continuo oltre i limiti del mio corpo per avere successo e ottenere i risultati che mi sono prefissato?

Ho fatto il vaccino contro l’epatite B? (Vedi Malattie autoimmuni.)

Sclerosi a placche del bacino o degli organi genitali: Claire soffre di sclerosi a placche al bacino, agli organi genitali e alle gambe. Si è sposata tardi, suo marito presenta problemi di erezione. All’inizio, cerca di convincerlo ad andare da un medico per risolvere il problema. I mesi passano e Claire è sempre più preoccupata di non poter rimanere incinta.

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La sua famiglia non era d’accordo che sposasse quell’uomo, ma lei lo desiderava a ogni costo. Così, nonostante la mancanza di sessualità nella loro vita di coppia, persiste a volere che il suo matrimonio continui a funzionare per dimostrare di aver fatto bene a sposarsi. Vuole anche convincere se stessa che ce la può fare, che il problema è risolvibile, mentre un’altra parte di sé soffre e prova un profondo senso di svalutazione della propria femminilità, poiché non ha una vita sessuale come le sue amiche e non può avere figli.

Per guarire, Claire doveva smettere di voler dimostrare alla famiglia che aveva fatto bene a sposare quell’uomo e accettare l’evidenza dell’omosessualità del marito che né lui né lei volevano riconoscere.

Claire stava vivendo quello che molte donne vivono o hanno vissuto. Alcuni uomini attratti dai ragazzini a volte temono di essere omosessuali o di causare dolore alla famiglia rivelando la loro omosessualità. Per negare questa attrazione a loro stessi e agli altri possono spingersi a intraprendere una relazione eterosessuale. In genere si tratta di uomini molto premurosi con la loro compagna, cosa che fa sì che queste non possano non amarli. Il problema si pone a livello sessuale, poiché questi uomini non provano praticamente alcun desiderio per la loro partner, che vedono più come una sorella o un’amica. Non è raro che queste coppie adottino dei bambini per ovviare alle carenze della relazione sessuale che impedisce l’arrivo di un figlio. Le donne colmano allora il loro bisogno d’affetto con i figli.

Che cosa avrei voluto sperimentare nella mia relazione di coppia o nella mia sessualità che invece ho vissuto con un profondo senso di svilimento?

SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA o MALATTIA DI CHARCOT o ancora MORBO DI LOU GEHRIG: affezioni nelle quali i nervi che controllano l’attività muscolare sono colpiti da degenerazione a livello dell’encefalo e del midollo spinale causando un indebolimento e un’atrofia dei muscoli che permettono di camminare e di respirare. Nella maggior parte dei soggetti colpiti la malattia si manifesta inizialmente con un indebolimento delle mani e delle braccia, per poi evolvere in un’atrofia muscolare.

Per questa malattia bisognerebbe investigare se, prima che si sviluppasse (ambito psicosomatico), la persona colpita non si era trovata a vivere un senso di impotenza e di scoraggiamento. Potrebbe trattarsi di un’impotenza nel far riconoscere il proprio operato o nel difendere le proprie posizioni, situazioni che possono indurre la persona a pensare: «A che pro tentare, tanto non ci riuscirò mai!»

Ho vissuto forse un profondo senso d’impotenza nel difendere ciò su cui avevo speso anni di lavoro?

Ho vissuto un profondo senso di scoraggiamento verso ciò che considero un fallimento?

Si aggiunga che, in una persona immunodepressa, la malattia può essere conseguente a una vaccinazione. Vedi Miopatie e Malattie autoimmuni.

SCOLIOSI: deviazione laterale della colonna vertebrale che può derivare dalla difficoltà di vivere stando diritti, sia perché ci si piega davanti a un’autorità sia perché ci si svaluta completamente.

Ho l’impressione che qualunque cosa io dica o faccia, l’altro (mio padre, mia madre, il mio coniuge) mi soverchierà sempre?

SCREPOLATURE: crepe o piccoli tagli della pelle che si osservano principalmente a livello delle labbra, delle mani e del seno. Alle mani e alle labbra possono essere dovute a un’esposizione a basse temperature.

Se la temperatura non è tra le cause, possono esprimere un sentimento di solitudine:

Alle mani, in ciò che si fa.

Alle labbra, in ciò che riguarda i bisogni affettivi.

Al seno:

È possibile che abbia la sensazione di occuparmi molto del mio bebè o della mia famiglia e di non avere sufficiente tempo per occuparmi di me stessa, o nessuno che si occupi di me?

SECCHEZZA VAGINALE: vedi Ghiandole di Bartolino.

SECREZIONE SIERO-MUCOSA: una secrezione acquosa chiara non purulenta dal naso o nella gola può esprimere una tristezza di cui non riusciamo a liberarci.

Qual è la tristezza di cui non parlo?

Secrezione nasale chiara al risveglio: può essere molto simile a un’allergia.

Sono triste perché quando mi sveglio non vedo più la persona che amavo?

→ Secrezione di liquido siero-mucoso nella gola:

Provo tristezza perché non posso rivelare un segreto o condividere quello che sto vivendo?

Mi dico: «Se si venisse a sapere, farebbe soffrire troppe persone…»

SENI PARANASALI: cavità situate nel massiccio osseo del viso che vengono riempite d’aria e comunicano con le fosse nasali. Ogni giorno circa 20.000 litri d’aria passano attraverso il naso. I seni paranasali hanno diverse funzioni:

– Filtrare l’aria respirata, umidificarla e riscaldarla prima che penetri nei polmoni.

– Drenare nelle fosse nasali particelle di polvere, pollini, virus, batteri, funghi ecc.

– Contribuire alla funzione olfattiva.

Sinusite: infiammazione dei seni facciali. Una sinusite può essere accomapagnata da un raffreddore (vedi Raffreddore). Se indipendente dal raffreddore, può essere collegata a una situazione o a una persona che non riusciamo più a sopportare. Ciò viene espresso con frasi del tipo: «In lui c’è qualcosa che mi puzza», o: «A naso, non mi piace».

Qual è la situazione o la persona che non posso sopportare?

Irène soffriva di sinusite da oltre sei mesi. Dopo la morte del marito aveva accettato la proposta della sorella di condividere con lei un appartamento all’interno di un complesso residenziale per persone anziane. Quando Irène era giovane sua sorella Olivia, di dodici anni più vecchia, aveva svolto il ruolo di madre. Ora che si ritrovavano nuovamente insieme, Olivia aveva riassunto quel ruolo continuando a dire a Irène come doveva comportarsi. A Irène la situazione «puzzava», ma pur provando irritazione e collera si sentiva incapace di lasciarla. Le ho suggerito allora di discutere francamente con la sorella del disagio che provava. Ha capito ed entrambe hanno trovato nuove soluzioni. La sinusite di Irène è guarita.

SENO (in una donna):il seno è costituito da gruppi di ghiandole alloggiate nel tessuto adiposo. I seni rappresentano la maternità, il nido e l’affettività.

In una donna destrimane il seno sinistro rappresenta l’aspetto materno dal momento che, quando prende in braccio il neonato, lo adagia nell’incavo del braccio sinistro in modo da poter usare il braccio destro per dargli il biberon o per accarezzarlo. La testa del bambino è dunque in contatto con il seno sinistro della madre. Nella donna mancina vale il contrario. Dunque il seno sinistro per la destrimane e il seno destro per la mancina rappresentano l’aspetto materno, vale a dire i rapporti che si intrattengono con coloro che si accudiscono maternamente o di cui ci si prende cura in qualche modo. Sono chiaramente i figli, ma possono essere anche un allievo, un nipote o persino il padre o la madre, se di loro ci si prende cura come se fossero dei bambini.

Quando una destrimane tiene una persona sul cuore, le appoggia la testa sulla spalla destra: il seno in contatto con la persona è il destro, per una mancina è il contrario. Dunque il seno destro per una destrimane e il seno sinistro per una mancina riguardano il lato affettivo, cioè coloro che ci stanno a cuore.

Una forte emozione legata a un dolore di separazione dal proprio partner può attaccare il seno destro (il lato affettivo di una destrimane). Tuttavia, se questa emozione è in risonanza con un dolore d’abbandono vissuto nell’infanzia (la persona ha operato un transfert sostituendo il coniuge al genitore), sarà solamente un seno a essere colpito, quello sinistro.

Una situazione simile in una mancina colpirà il suo seno destro. Se sono colpiti entrambi i seni significa che l’emozione riguarda sia l’aspetto affettivo sia quello materno.

Per qualsiasi affezione al seno sarà dunque necessario tener conto se si tratta del destro o del sinistro, a seconda che la persona sia destrimane o mancina, o di entrambi i seni. Per capirlo, è meglio non fidarsi troppo dell’uso della mano impiegata per scrivere: diverse persone credono di essere destrimani mentre sono mancine. Questo si spiega con il fatto che i mancini sono sovente ambidestri. Alcuni bambini mancini si sono conformati al modello del genitore o del professore destrimane per imparare a scrivere, e ciò li ha indotti a ritenere di essere destrimani. Eppure questi bambini tengono le carte con la mano destra in modo da utilizzare la sinistra per manipolarle, oppure applaudono colpendo il palmo della mano destra con la sinistra. Per quel che riguarda il seno, la cosa migliore è chiedere alla paziente come tiene un neonato. Sarà così possibile sapere se è destrimane o mancina, per lo meno riguardo al suo aspetto materno e al suo aspetto affettivo.

Ascesso al seno: un ascesso al seno sinistro in una destrimane può denotare frustrazione o collera nei confronti di un figlio o di ciò che riguarda un figlio.

Provo forse collera o frustrazione nei confronti di uno dei miei figli o di una situazione riguardante mio figlio o i miei figli?

Un ascesso al seno destro di una destrimane può esprimere delusione o collera nei confronti di una persona con cui intrattiene una relazione affettiva.

Provo collera o delusione nei confronti di una persona affettivamente molto vicina a me?

In una donna mancina, tutto risulta invertito.

Dolore ai seni:

Ho paura di lasciare andare o di perdere mio figlio o la persona che amo?

Prurito ai seni:

Provo impazienza nei confronti di mio figlio o della persona che amo?

Eczema ai seni:

Ho la sensazione che cerchino di allontanarmi da mio figlio o di allontanare lui da me? Mi sento rifiutata da mio figlio?

Cistosarcoma o tumefazione della mammella: tumore del tessuto connettivo, equivalente a un tessuto cicatriziale.

Porto sul petto o tra i seni la cicatrice della ferita del bambino o dell’essere amato che ho perso?

Adenofibroma: piccola massa indolore rotonda che si sviluppa a danno del tessuto ghiandolare e che nel corso del suo sviluppo è accompagnata da un abbondante tessuto fibroso. L’adenofibroma equivale a una ferita affettiva.

Ho vissuto una ferita da rifiuto, da abbandono o da tradimento da parte dell’uomo che amo, di mio figlio o di una persona cara?

Lipoma: tumore benigno costituito da tessuto adiposo. I lipomi al seno esprimono sovente un senso di svalutazione estetica legata ai propri seni.

È possibile che mi svaluti esteticamente perché i miei seni sono troppo piccoli, troppo grossi, o flaccidi, o perché sono pieni di smagliature?

Neurinomi: piccoli tumori benigni (a grappolo d’uva) localizzati a livello delle terminazioni nervose. Esprimono un’avversione a essere toccate o palpate.

Ho vissuto forti emozioni collegate a toccamenti incestuosi o irrispettosi del mio corpo?

Ciste al seno: le cisti hanno la proprietà di aumentare la funzione dell’organo in cui si sviluppano. Nel seno, possono esprimere il rimpianto di non avere avuto figli a cui dare la poppata, oppure un senso d’impotenza nel consolare una persona cara (lasciarle appoggiare la testa sul nostro petto). Potrebbe trattarsi di un fratello che ha appena perduto la moglie, della madre in cura per un cancro al seno o di un proprio allievo. Si vorrebbe prendere questa persona e stringerla al cuore, ma si è trattenuti da una sorta di pudore.

Prima che apparisse la ciste o le cisti come vivevo il mio bisogno di accudire?

Sono stata profondamente colpita dalla sofferenza di uno dei miei famigliari che non sapevo come aiutare?

Mastite: infiammazione del tessuto mammario.

Se si manifesta in un’adolescente o in una donna che non allatta:

Provo collera nei confronti di uno dei miei famigliari che tende ad accudirmi troppo o a iperproteggermi?

Se si manifesta quando la donna allatta il bambino:

Che cosa della mia maternità mi fa vivere un senso di frustrazione o di collera?

È forse lo scarso sostengo del mio coniuge?

Sono forse gli innumerevoli buoni consigli elargiti da chi crede di sapere meglio di me come devo prendermi cura del mio bambino?

Microcalcificazioni al seno: piccoli noduli calcificati successivi a shock o a sconvolgimenti che ci inducono a indurirci per proteggerci dalla sofferenza.

Jacqueline ha delle microcalcificazioni in entrambi i seni. Le faccio alcune domande per sapere se ha vissuto una situazione dolorosa riguardo a uno dei suoi figli che l’ha indotta a indossare una corazza per proteggersi dalla sofferenza. Mi racconta che anni prima aveva avuto una bambina. La neonata piangeva molto e spesso, non riuscendo a calmarla, si rassegnava a sentirla piangere. Una notte in cui la piccola stava nuovamente piangendo, stava per alzarsi quando il marito, trattenendola, le disse: «Lascia, si calmerà». Lei aspettò un attimo e non sentendola effettivamente più, ritenne che si fosse addormentata. Al risveglio andò a vedere la piccina e la trovò morta nel lettino. Jacqueline si sentì molto colpevole, ripetendosi mille volte che avrebbe dovuto alzarsi. Ma era un discorso che faceva tra sé, perché in realtà non ne parlava con nessuno. Con il tempo iniziò a indurirsi sul piano materno e su quello affettivo. La durezza verso le persone care rispecchiava la durezza che aveva nei confronti di se stessa, dato che non si perdonava la morte della figlia.

Ho vissuto una situazione legata a un figlio o a una persona di cui mi prendevo cura che mi ha fortemente scossa, che mi sono tenuta dentro e che non riesco a perdonarmi o non riesco a perdonare a uno dei miei famigliari?

Può darsi che io mi sia indurita nell’affetto verso i figli o i miei famigliari per proteggermi dalla sofferenza?

Produzione di latte al di fuori del periodo dell’allattamento: vedi Ipofisi.

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Ptosi mammaria o seni cadenti:

È possibile che non mi senta all’altezza del mio ruolo di madre perché prendo troppo a cuore quello che vivono i miei figli?

Penso di mancare di fermezza nei confronti dei figli?

Mi dico: «Non ho abbastanza polso con i miei figli, fanno tutto quello che vogliono e non riesco a farmi ubbidire da loro?»

Smagliature al seno dopo la gravidanza: vedi Smagliature.

Ero pronta per quella gravidanza?

Sono rimasta delusa perché il mio partner non mi ha dato il sostegno che mi aspettavo durante la gravidanza o alla nascita di nostro figlio?

Cancro del seno o tumori maligni: vedi anche Tumore.

Adenocarcinoma: tumore di una ghiandola o di un tessuto ghiandolare che si forma nello strato epiteliale che riveste le pareti di un organo; da qui la doppia composizione del nome, «adeno», che indica un tessuto ghiandolare, e «carcinoma» che fa riferimento al tessuto epiteliale o «epitelio».

Questo tumore è attinente sia alle persone di cui ci si prende cura sia alle relazioni intrattenute con loro. Un adenocarcinoma rappresenta dunque shock, sconvolgimenti e sensi di colpa nei confronti di coloro di cui ci si occupa. Può inoltre rivelare un grande bisogno che gli altri si prendano cura di noi.Attraverso questo cancro si può voler dire: «Non vedete che soffro? Non vedete che ho bisogno anch’io di qualcuno che si occupi di me?»

Alcuni esempi: Léonie possiede uno chalet nei dintorni di uno splendido lago. Durante il periodo estivo è solita ospitare la nipotina. Questa le chiede se può trascorrere una settimana da lei portando una sua compagna. Léonie accetta con gioia.

Le due ragazze si divertono ad andare su e giù per il lago con il gommone. Un pomeriggio, uno yacht guidato ad alta velocità da un ragazzo spericolato sbanda e colpisce in pieno l’imbarcazione delle due ragazze. Julie, la nipote di Léonie, se la cava per un pelo, ma la sua amica muore sul colpo. Per Léonie è uno shock enorme di cui si sente responsabile. Si dice infatti: «Non avrei dovuto lasciarle andare sole sul lago!» Sei mesi dopo l’incidente Léonie scopre di avere una massa nel seno: si tratta di un adenocarcinoma.

Agnès è il motivo del matrimonio dei suoi genitori. Sua madre Gilberte, che non è felice in quella relazione, gliene attribuisce la colpa: «Se non fossi stata incinta di te non avrei mai sposato quell’uomo». Diventata adulta, Agnès si ritrova incinta senza essere sposata, proprio come sua madre. Si dice allora: «Non farò come mia madre, non darò la colpa di questa gravidanza al mio bambino». Sceglie dunque di non sposarsi e di allevare la figlia da sola. Diventata a sua volta adulta, la figlia le rimprovera di aver fatto una scelta che l’ha privata di un padre e arriva al punto di esigere da lei i soldi che avrebbe potuto ricevere dal padre se Agnès avesse accettato di fargli riconoscere la paternità. Questa storia la sconvolge profondamente. I rimproveri della figlia che adorava e per cui si era tanto prodigata erano come pugnalate. Pochi mesi dopo, Gilberte scopre di avere una massa nel seno: adenocarcinoma mammario.

Diane è destrimane e ha un adenocarcinoma al seno sinistro. Il cancro ha avuto inizio verso la fine del periodo di allattamento del secondo figlio. Quando viene da me ha già subito una mastectomia totale del seno con sedute di chemioterapia. Ora le viene prospettata la radioterapia ai linfonodi ascellari. La donna sceglie di cercare di comprendere la causa del suo tumore. In terapia mi parla del rapporto con la suocera molto invadente. Questa ha un solo figlio e i due nipotini, che sono tutta la sua vita. Quando uno di loro si ammala lei si precipita e se ne occupa come se Diane fosse un’incapace. Si prodiga in manifestazioni d’affetto, risponde a ogni loro desiderio e fa loro molti regali, facendo sì che questi non diano più ascolto alla madre, si rifiutino di mangiare e vogliano solo la nonna. La situazione diventa insopportabile per Diane, che cerca di parlarne al marito, ma lui non capisce quale sia il problema: «I miei genitori sono vecchi, sono soli, hanno solo noi e i loro nipotini. Come faccio a dirgli di non venire più a casa nostra?»

Diane si sente del tutto incompresa e per nulla appoggiata dal marito. Nel corso della sua malattia le accade di pensare: «Farebbe comodo a tutti se morissi…»

Le chiedo: «Diane, hai forse la sensazione che tua suocera ti ha portato via i figli?» Lei scoppia a piangere. Ecco dov’era il dolore, lo provava ma non sapeva come esprimerlo. La suocera non era consapevole di quello che le stava facendo: era convinta di agire solo per il bene dei nipotini e non si rendeva conto di quello che provava la nuora. Diane doveva smettere di aspettarsi l’approvazione degli altri per far rispettare il suo ruolo di madre. Ora che era consapevole di quello che le faceva male, era in grado di verbalizzarlo in modo che il marito potesse capirla e la suocera le lasciasse il suo ruolo di madre, ricordando magari anche ai figli di fare altrettanto.

Ho forse vissuto una situazione che mi ha profondamente turbato o ferito riguardo a un figlio o a una persona che accudivo come un figlio?

Carcinoma canalare:tumore del tipo carcinoma che colpisce le cellule epiteliali dei dotti galattofori. Poiché colpisce l’epitelio (la pelle interna del nostro corpo), riguarda, proprio come la pelle, i contatti con gli altri.

In questo tipo di cancro è quasi sempre presente una storia lacerante di separazione che può determinare la sensazione di aver perso una parte di se stessi o una persona che rappresenta la propria fonte di affetto o addirittura la propria ragione di vita. In tal caso l’espressione tipica è: «Era l’uomo della mia vita, era la mia migliore amica, era colei che mi ha messo al mondo, era come se fosse mio figlio (parlando di un animale da compagnia)».

Questo tipo di cancro si riscontra pertanto dopo decessi, divorzi o separazioni dolorose. Se ciò riguarda la persona che ci è stata a cuore (il marito, la madre, l’amica, la sorella) il cancro colpirà il seno destro in una destrimane e quello sinistro in una mancina.

Se riguarda un figlio, o una persona o un animale che venivano considerati come figli, sarà il seno sinistro per la destrimane e il destro per la mancina.

Talvolta il decesso di una persona vicina, ancorché ben accettato, può risvegliare inconsapevolmente un dolore di separazione anteriore che non era stato guarito, vale a dire che le emozioni a esso legate non erano state liberate e il lutto non era dunque stato completato.

Un esempio: Caroline, destrimane, ha sviluppato un cancro al seno destro (carcinoma canalare) alcuni mesi dopo la morte del padre. Quando le ho fatto domande sui sentimenti che ha provato al momento del decesso, mi ha risposto: «Era ammalato ormai da tempo, ero quasi sollevata che avesse finito di soffrire. Non è stato uno shock per nessuno, tutta la famiglia se lo aspettava». In teoria, Caroline ha dunque vissuto bene la morte del padre. Come spiegare allora il tumore pochi mesi dopo il decesso?

Dieci anni prima Caroline aveva perso la madre a causa di un cancro. La separazione era stata molto dolorosa dato che non era ancora pronta a distaccarsi da lei. Caroline aveva provato un profondo dolore. Aveva perciò trasferito l’affetto che non poteva più dare alla madre sul padre, traendone consolazione. Quando il padre era morto, per lei era stato come perdere la madre per la seconda volta. È ciò che si chiama fenomeno di risonanza. Vedi Tumore.

Ho vissuto con difficoltà una separazione, un divorzio, un lutto o la perdita del mio animale da compagnia?

Ho la sensazione di aver perso una parte di me stesso?

La dipartita di questa persona mi riporta a un altro lutto, che non ho vissuto o non ho completato?

Melanoma al seno: vedi anche Melanoma maligno. Un melanoma al seno riguarda emozioni di vergogna (aver subito degli abusi) o di aggressione che hanno generato la sensazione di essere stati insozzati. Può anche essere legato a una sensazione di mutilazione, per esempio se si è subita una mastectomia totale.

Ho vissuto un abuso o una situazione che avrebbe potuto generare in me un senso di vergogna?

Mi sono forse sentita mutilata?

Seno in un uomo:nell’uomo o nell’adolescente i problemi al seno riguardano il rapporto con la madre o il proprio lato femminile (aspetto materno).

Dolore al seno:

Sono colpito da quello che sta vivendo mia madre, mia moglie o mio figlio?

L’uomo o l’adolescente possono rimanere colpiti dalla sofferenza della madre, che vorrebbero proteggere.

Tumore al seno: l’uomo colpito da un cancro al seno può aver vissuto conflitti irrisolti con la madre, che possono essersi amplificati con l’arrivo di un figlio. Se un uomo che ha vissuto un sentimento di rifiuto o di indifferenza da parte della madre cerca una compensazione stando molto vicino a suo figlio, e quest’ultimo riattiva in lui la ferita da rifiuto, può darsi che ciò intacchi la sua parte femminile e determini l’insorgere di un cancro al seno.

Un esempio: Franck ha sviluppato un cancro al seno a livello della mammella. Non ha mai avuto un buon rapporto con la madre. Già quando era bambino, la madre si dimostrava fredda e del tutto disinteressata a quello che gli accadeva. In terapia, mi dice: «Non è venuta al mio matrimonio…»

Quando è nato suo figlio per lui è stata una gioia immensa, e parlandomi dell’evento mi dice: «Quando abbiamo partorito…» Quel figlio l’aveva portato in grembo assieme alla moglie e gli aveva dato tutto quello che lui non aveva mai avuto. A ventisette anni il figlio si era trasferito all’estero. Un giorno gli aveva scritto una breve missiva per dirgli che si era sposato. Il fatto di non essere stato invitato al matrimonio aveva profondamente ferito Franck, ravvivando in lui la tristezza provata con la madre che non era stata presente alla sua cerimonia di nozze. Pochi mesi dopo scoprì un piccolo nodulo accanto alla mammella. Una biopsia gli confermò che si trattava di un cancro al seno.

L’ho aiutato a liberarsi delle emozioni relative a quell’evento e l’ho portato a capire che sua madre si era totalmente chiusa all’amore per non soffrire. Riguardo al figlio, che sapeva bene quale fosse la situazione finanziaria del padre, gli ho fatto notare come questi avesse voluto semplicemente evitare di metterlo in una situazione che gli avrebbe fatto spendere molti soldi. Franck aveva chiuso il proprio cuore al figlio esattamente come sua madre aveva fatto con lui. Lo capì. Chiamò dunque il figlio e sentì chiaramente quanto questi lo amasse. Poche settimane dopo la massa era scomparsa.

È possibile che io abbia vissuto forti emozioni nei riguardi di mia madre o di uno dei miei figli?

SESSUALITÀ: vedi Anorgasmia, Eiaculazione precoce, Impotenza ecc.

SESTA MALATTIA: caratterizzata da febbre, manifestazioni di irritabilità, irritazione della faringe, aumento dei linfonodi della testa e del collo, seguita da eruzioni sul busto, il viso e gli arti dei bambini piccoli.

È possibile che il bambino abbia provato rabbia perché si è sentito separato dalla madre in un momento in cui avrebbe avuto bisogno di lei per essere rassicurato?

Certe persone pensano che i neonati e i bambini piccoli non provino emozioni di rabbia. Niente di più falso.

Mi ricordo di una mamma che aveva assistito a una delle mie conferenze. Siccome allattava il suo bambino, aveva prima di tutto chiesto il permesso di portarlo con sé. Nel corso della conferenza venne a ringraziarmi per averla accettata. Notai che la sua bambina aveva i bordi delle palpebre incollate da un’infezione purulenta a un occhio. La madre mi disse che la bambina aveva preso freddo e che questo le aveva causato l’infezione. Le chiesi allora se la piccola (che aveva circa due mesi) aveva visto qualcosa che avesse potuto farle provare rabbia. La madre fu stupita dalla mia domanda. Le tornò in mente tuttavia un episodio accaduto prima che la bambina sviluppasse l’infezione: l’aveva appoggiata su una sdraietta e, facendo un falso movimento, l’aveva quasi fatta cadere, riprendendola per un pelo. Le chiesi se era possibile che la piccola avesse provato un’emozione di rabbia nei suoi riguardi, nel momento in cui l’aveva fatta cadere, come: «Quanto sei maldestra, avresti potuto ferirmi facendomi cadere!» La madre lo ritenne possibile. Rivolgendosi alla figlia, le disse: «La tua mamma sarà più prudente con te la prossima volta». Alla fine della conferenza la bambina aveva entrambi gli occhi spalancati.

Quando aiutiamo i nostri figli a capire quello che succede, è sorprendente osservare come recuperano rapidamente. I bambini sono come la cera molle, la loro comprensione non è ostacolata dagli strati spessi della mente. Più passano gli anni e più, se non siamo consapevoli di quello che accade in noi, accumuliamo strati della nostra mente.

SETTICEMIA o AVVELENAMENTO DEL SANGUE: contaminazione del sangue attraverso batteri causata da un focolaio di infezione o dalla rottura di un organo (contenente batteri, come l’intestino) e accompagnata da febbre alta, brividi e tachicardia. La rottura dell’appendice può determinare per esempio una peritonite e una setticemia. Nella setticemia sarà importante tener conto del focolaio che l’ha generata, mentre nella peritonite si potrà investigare se la persona ha provato una forma di ribellione verso qualcuno del suo ambiente che le avvelenava l’esistenza con aspettative o richieste.

Ho la sensazione che una persona o una situazione mi avveleni l’esistenza?

Mi ripeto di frequente: «Mi faccio il sangue cattivo»?

SHIGELLOSI: vedi Dissenteria.

SHOCK ANAFILATTICO: insieme di sintomi (forte calo della pressione arteriosa, difficoltà a respirare, angoscia, vertigini, vomito…) in seguito all’immissione nell’organismo di una sostanza che ci viene somministrata in dosi eccessive, come per esempio una soluzione di glucosio se si è diabetici o di una proteina alla quale siamo allergici perché già resi sensibili in occasione di un precedente contatto (per esempio il richiamo di un vaccino ecc.). Uno shock anafilattico può risultare mortale e per questo richiede un intervento d’urgenza.

Mi è stato somministrato un farmaco o un vaccino che avrebbe sollecitato il mio organismo al di là delle sue capacità di adattamento?

SIERO-MUCOSO (LIQUIDO):vedi Secrezione siero-mucosa.

SIFILIDE: vedi Malattie sessualmente trasmissibili.

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SINDROME CEREBELLARE: insieme di sintomi che colpiscono il funzionamento organico del cervello più che il suo funzionamento psichico. I sintomi vanno dal lieve stato confusionale al coma passando per stati di stupore, agitazione, disorientamento, disturbi della memoria, idee deliranti o squilibri del metabolismo. Il più delle volte la sindrome colpisce le persone che hanno la sensazione di aver perso il controllo della loro vita.

posizione eretta. Sindrome cerebellare statica: comporta una certa difficoltà nel mantenere la

Mi sento così travolto dagli eventi da non sapere più nemmeno a che punto sono della mia vita e che cosa devo fare?

Ho la sensazione di subire più che padroneggiare gli eventi della mia vita?

Sindrome cerebellare cinetica: comporta una certa difficoltà nell’effettuare movimenti alternati. È dovuta a una lesione degli emisferi cerebellari.

È possibile che abbia annullato il mio lato emotivo privilegiando il lato razionale tanto da non sapere più quello che sento e come ritrovare l’equilibrio?

Ho la sensazione di non sapere più se devo ascoltare il mio cuore o la mia testa e di non sapere nemmeno come fare?

SINDROME DEL TUNNEL CARPALE: lesione che colpisce la mano e il polso dovuta a una compressione del nervo mediano. Il nervo mediano è uno dei tre nervi principali della mano e contribuisce alla sensibilità del pollice, dell’indice, del dito medio e della metà esterna dell’anulare. Partecipa inoltre alla motricità dei piccoli muscoli del pollice.

Il nervo mediano attraversa, a livello del polso, un tunnel chiamato per l’appunto «tunnel carpale». Qualunque modifica a ciò che si trova all’interno di questo tunnel viene avvertita a livello del nervo mediano e determina una sensazione di intorpidimento, formicolii e dolori al pollice, all’indice, al dito medio e all’anulare, sintomi che si manifestano o si aggravano in particolar modo di notte.

La sindrome può essere determinata da un insieme di sensazioni, come il senso di impotenza che si avverte quando si sta aiutando o si vorrebbe aiutare qualcuno (polso, mano). Il dolore al pollice può riguardare la pressione che si fa sulla persona aiutata. L’intorpidimento può indicare che una parte di sé vorrebbe potersi staccare (rendersi insensibile) dalla sofferenza della persona aiutata, mentre i formicolii corrispondono all’esasperazione (saturazione) che si prova davanti alla sua inattività.

Possono inoltre essere presenti sia il desiderio di porre fine a quella relazione d’aiuto sia un senso di colpa per aver smesso di aiutare quella persona, come se la si fosse abbandonata.

Provo forse un senso d’impotenza che mi induce a fare pressione sulla persona che vorrei aiutare?

È possibile che stia vivendo una situazione d’aiuto che non riesco più a sopportare e da cui vorrei sottrarmi, ma non so come fare perché mi sembrerebbe di essere senza cuore?

Per guarire è necessario accettare la propria impotenza, aver fiducia nella persona amata, accettare il fatto che probabilmente lei ha bisogno di superare quella tappa o quella prova del suo cammino di evoluzione. Accettare anche che forse non si è la persona adatta per aiutarla. Se in quella relazione d’aiuto non ci sta più bene, si può scrivere una lettera alla persona in questione spiegando quali erano le motivazioni che ci avevano spinto a starle accanto, quello che si sta vivendo ora al riguardo e comunicare la propria decisione di porre fine al rapporto. Una lettera ha il vantaggio di mettere un certo distacco con la persona in questione ed evitare così di trovarsi a dover fronteggiare una lotta di potere.

Dolore al nervo mediano: 

Ho la sensazione di non sapere come fare ad aiutare le persone che amo?

Per esempio, vedo che il mio coniuge si ubriaca, mio figlio si droga, oppure che mia figlia ha difficoltà a scuola o che mia sorella ha un rapporto di coppia che la rende infelice. Non so quali parole usare o cosa potrei fare per essere d’aiuto a questa persona, e vivo un grande senso di impotenza e allo stesso tempo di esasperazione nel vederla sprofondare nella sofferenza.

SINDROME DI CUSHING: vedi Ghiandole surrenali.

SINDROME DI GUILLAIN-BARRÉ:malattia che colpisce i nervi periferici dell’organismo. Caratterizzata principalmente da parestesie (formicolio e disturbi della sensibilità) che di solito iniziano dagli arti inferiori per salire a quelli superiori. Ne consegue una debolezza muscolare che può evolvere verso la paralisi. La sindrome può manifestarsi in maniera sporadica o prodursi poco dopo una vaccinazione. Alcuni vaccini presentano questo rischio. La gravità può variare in modo considerevole, da un caso di media entità a una malattia molto grave e invalidante. Vedi Malattie autoimmuni.

Prima della comparsa dei primi segni di debolezza muscolare:

Ho fatto un vaccino?

Ho presentito un pericolo di fronte a cui perdevo tutte le mie capacità?

SINDROME DI KAPOSI: malattia della pelle caratterizzata dalla presenza di tumori cutanei maligni, sovente riscontrati nei casi di AIDS. Questi piccoli tumori appaiono inizialmente come noduli di colore rosso porpora sulle gambe, sulle braccia, sulle natiche e sul viso. Esprimono per lo più un senso di vergogna.

Mi vergogno di avere l’AIDS?

Mi vergogno di come ho vissuto la mia sessualità?

SINDROME DI TOURETTE: affezione neurologica che si esprime attraverso varie manifestazioni, tra cui disturbi compulsivi e ossessivi, tic verbali e motori (spasmi muscolari) che colpiscono il viso con smorfie e contrazioni incontrollate.

Che cosa mi crea una tensione interiore così forte?

C’è forse qualcosa che mi rimprovero e che mi impedisce di trovare la pace interiore?

SINDROME PREMESTRUALE: insieme di disturbi fisici ed emotivi che compaiono nella donna una o due settimane prima delle mestruazioni. Colpiscono in particolar modo le donne che non si sentono comprese dal loro compagno o dal coniuge.Nel mondo animale la femmina avverte istintivamente il bisogno che sia il maschio a occuparsi di lei nel periodo del calore, e in seguito che sia lui a procurare il cibo e a proteggerla. Solo così lei potrà dedicarsi senza altre preoccupazioni al buon esito della gravidanza. Lo stesso accade nella donna. A un certo punto del ciclo mestruale diventa più sensibile, più vulnerabile, e in quei momenti avverte un maggior bisogno di essere capita dal partner. Se ne riceve le attenzioni, va tutto bene. In caso contrario, può diventare irritabile ed emotiva.

Ho l’appoggio e la comprensione dell’uomo che amo?

SINDROME SAPHO: insieme di patologie che colpiscono in particolar modo le ossa del torace, della colonna vetebrale o del bacino con o senza lesioni cutanee.

Queste patologie sono raggruppate nell’acronimo SAPHO: S per Sinovite, A per Acne, P per Pustolosi, H per Iperostosi e O per Osteite. Non sono necessariamente presenti allo stesso tempo. Alcune persone presentano solo le affezioni delle ossa. L’iperostosi (crescita eccessiva di una o più ossa con ispessimento ed eventuale deformazione) è tuttavia un buon indizio della sindrome SAPHO. Vedi anche Torace.

Prima di sviluppare questa sindrome sentivo forse il bisogno di proteggermi dagli altri (perché dubitavo delle mie azioni o non mi accettavo), in particolar modo riguardo alle critiche altrui nei miei confronti?

SINDROME VESTIBOLARE: vedi Sistema vestibolare.

SINGHIOZZO: vedi Diaframma.

SINOVIALE: le articolazioni sono avvolte da una spessa capsula fibrosa che le isola dai tessuti circostanti. La sinoviale è la sottile membrana che riveste la capsula. Ha la funzione di secernere il liquido sinoviale che permette di nutrire e lubrificare l’articolazione.

Liquido sinoviale o sinovia: fluido limpido, denso, simile all’albume, che ha la funzione di lubrificare l’articolazione, assorbire i colpi, fornire ossigeno e nutrimento alle condrociti (cellule della cartilagine) ed eliminare gli scarti del metabolismo da queste cellule. Potrebbe essere definito un lubrificante affettivo. Quanto più si è indulgenti con se stessi e con gli altri, tanto più questo liquido sarà presente e armonioso. Al contrario, più si manca d’indulgenza nei confronti di se stessi o degli altri più il proprio cuore si inaridisce e più il liquido nelle articolazioni potrà mancare. Il liquido sinoviale riguarda anche il rispetto di sé. Se ci si impone qualcosa per piacere agli altri o non ci si rispetta, si può essere carenti di questo lubrificante affettivo.

Gomito che scricchiola: 

Tendo a strafare nel mio lavoro per compiacere chi mi circonda?

Manco forse di flessibilità nei confronti di certe persone in ambito lavorativo?

Manco forse di flessibilità di fronte ai cambiamenti della vita?

Ginocchio che scricchiola:

Cerco di uniformarmi alle aspettative degli altri tanto da dimenticare il rispetto di me stesso o dei miei bisogni?

Faccio fatica a sottostare a quello che mi viene richiesto?

Polso che scricchiola:

Manco di flessibilità in quello che mi viene chiesto di fare?

Ho tendenza a essere poco indulgente verso me stesso in ciò che faccio?

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Versamento del liquido sinoviale: il ginocchio, come tutte le articolazioni, è lubrificato dalla sinovia, liquido che secernono le cellule che rivestono l’articolazione. Se il liquido è presente in eccesso si verifica un rigonfiamento del ginocchio. In questo caso si dice comunemente: «Avere acqua nel ginocchio».

Ho la sensazione di passare la vita a subire azioni di mancanza di rispetto da parte delle persone del mio ambiente?

Una paziente era venuta da me per un consulto riguardante il ginocchio sinistro che si gonfiava e le faceva molto male. Al riguardo diceva: «Ho l’acqua nel ginocchio». Abbiamo ricostruito insieme quando il fatto era avvenuto per la prima volta e analizzato quello che stava vivendo in quel momento. Nella sua vita c’erano stati vari avvenimenti, ma prima che il ginocchio si gonfiasse ce n’era stato uno in particolare.

Lei e il marito erano partiti per andare in vacanza in un luogo poco frequentato dai turisti in quel periodo dell’anno. Pensavano di trovare prezzi più convenienti,e invece trovarono solo alberghi chiusi. Era quasi mezzanotte e ancora non sapevano dove alloggiare. Suo marito la lasciò nell’auto in un parcheggio dicendole che andava a cercare un bar per avere indicazioni sugli hotel aperti. Tornò tre ore dopo completamente ubriaco, incapace di mettersi al volante, tanto che quella notte dovettero dormire in macchina. Lei provò una rabbia enorme: suo marito non aveva minimamente tenuto conto della sua presenza. E non era la prima volta. Dentro di sé pensò: «Questa volta non ti perdonerò così facilmente».

Ciste sinoviale: piccola sacca contenente un liquido gelatinoso che si riscontra per lo più al polso (dorso o parte interna anteriore). Può essere molto piccola, a malapena visibile ma dolorosa quando si effettuano movimenti del polso, oppure voluminosa e antiestetica, ma indolore.

Ciste sinoviale al polso (piccola e dolorosa):

Ho paura di non essere sufficientemente adeguato in quello che faccio?

Ciste sinoviale al polso (voluminosa e indolore):

In uno studente:

Mi sento svilito perché prendo voti peggiori di altri famigliari e sento che avrei bisogno di maggior sostegno per riuscire ad averli migliori?

Sinovite: infiammazione della sinoviale caratterizzata dall’aumento del liquido sinoviale che fuoriesce dall’articolazione.

Ho forse provato rabbia per aver subito una mancanza di considerazione o di comprensione per la situazione che vivevo?

Ho provato un senso di ribellione o di rabbia perché mi si volevano imporre degli ordini?

SINUS PILONIDALE: vedi Ciste pilonidale alla voce Ciste.

SISTEMA IMMUNITARIO: insieme di cellule e di proteine che agiscono per proteggere l’organismo da agenti infettivi che possono nuocere alla salute. I problemi legati al sistema immunitario riguardano soprattutto la capacità di difendersi. Vedi Linfa e Milza.

Ho la sensazione di dover stare sempre in guardia e che mi si può colpire o ferire facilmente?

Ho la sensazione di non sapere come difendermi?

SISTEMA VESTIBOLARE: principale sistema sensoriale che governa la percezione del movimento e dell’orientamento in posizione eretta. È costituito dal labirinto posteriore (nell’orecchio interno), dal nervo vestibolare (vestibolococleare) e dai suoi nuclei encefalici. Riveste un ruolo fondamentale per l’equilibrio. Vedi anche Vertigini.

Infiammazione del nervo vestibolare o sindrome vestibolare: si manifesta attraversa diversi sintomi, tra cui vertigini, pallore, sudore, nausea, vomito, disturbi del tono muscolare e nistagmo (movimento oscillatorio involontario e irregolare del globo oculare).

È possibile che io stia facendo troppe cose, tanto che non so più dove battere la testa?

Sto forse vivendo un eccesso di emozioni?

SMAGLIATURE: segni cutanei dovuti all’assottigliamento e alla perdita di elasticità del derma. Le smagliature sono l’equivalente delle screpolature della pelle, che esprimono una tristezza, mentre la perdita di elasticità può esprimere una perdita di flessibilità, di malleabilità all’interno della relazione di coppia.

Ho la sensazione che mi manchino gesti teneri o manifestazioni d’affetto da parte della persona che amo?

È possibile che non apprezzi il mio corpo, che mi svaluti esteticamente e che tutto questo mi faccia provare una certa tristezza?

SOFFOCAMENTO: vedi anche Epiglottide.

Soffocare parlando o mangiando: 

Che cosa è successo parlando di un’idea o di un alimento?

Sensazione di soffocamento: succede che il senso di soffocamento sia avvertito più come una sensazione sgradevole, come se qualcosa ci impedisse di respirare liberamente.

In occasione di un viaggio spirituale in India avevo ricevuto l’iniziazione di Bodhisattva in un monastero tibetano. Poco dopo il mio ritorno fui presa da una sensazione di soffocamento che durò due mesi. Cercavo di scoprirne l’origine ma non trovavo niente. Meditai sul problema e chiesi una risposta al mio superconscio. Un attimo dopo scoprii che ero io che mi soffocavo. Dal momento che avevo assunto degli impegni spirituali, ritenevo di dover essere perfetta. Compresi che il fatto di pronunciare un voto non ci dà la padronanza immediata di ciò per cui lo abbiamo fatto, e che è necessaria molta pratica prima di ottenerla. Capii quindi anche che avevo di fronte a me un lungo periodo di apprendistato. Mi concessi questo periodo e la sensazione di soffocamento scomparve. Inoltre, quando si domanda a se stessi di essere perfetti, si finisce per pretenderlo anche dagli altri, e questo può condurci a essere poco indulgenti, cosa che non va nella direzione di un cammino spirituale.

Che cosa mi soffoca?

Mi soffoco a voler agire in modo che tutto sia perfetto?

Tosse con sensazione di soffocamento: Dafne ha la tosse da mesi con sensazioni di soffocamento. Vuole molto bene al suo compagno, ma ogni volta che gli chiede qualcosa sembra che lui non la prenda in considerazione. Questo la addolora e la contraria, oltre a creare conflitti nella loro relazione. Dafne non sa più cosa fare, non può cambiare il suo compagno e non vuole lasciarlo, ma la situazione diventa per lei sempre più insostenibile.

Si libera dal senso di soffocamento quando comprende il legame con ciò che da bambina aveva depositato nella sua memoria emozionale: «Se non si risponde ai miei bisogni vuol dire che non sono amata». Nella sua vita aveva molta paura di domandare e, quando lo faceva, se non c’era risposta riteneva di non essere amata.

C’è una situazione che critico e che mi soffoca perché non so cosa devo fare?

SONNO (disturbi del):vedi anche Insonnia. I disturbi del sonno riguardano sia la difficoltà di prendere sonno sia la difficoltà di mantenere uno stato di riposo prolungato.

Alcune persone non hanno difficoltà ad addormentarsi ma si svegliano a un’ora precisa o più volte durante la notte, oppure se si svegliano la notte non riescono più a riaddormentarsi.

Paura di addormentarsi: può essere legata alla paura dell’ignoto o dell’inspiegabile. Nel bambino, la paura del buio può rappresentare ciò che è sconosciuto e l’insicurezza. Non è saggio forzare un bambino a rimanere al buio se ha paura, è meglio aiutarlo a vivere un buon rapporto con l’oscurità. I bambini piccoli sono molto impressionabili e alcuni lo sono più di altri. Vi sono inoltre frasi pronunciate dai genitori, film o immagini che possono far nascere in loro angosce che si amplificano quando sono soli e possono causare disturbi del sonno. Ci sono però anche bambini che possiedono percezioni extrasensoriali. La vista di determinate forme che non riescono a capire o a spiegare può spaventarli, angosciarli e persino portarli ad avere attacchi epilettici.

Una partecipante a un mio seminario soffriva di insonnia sin dall’infanzia e mi raccontava di aver avuto attacchi epilettici da piccola. Facendole delle domande, mi resi conto che la sua insonnia proveniva dalla paura del buio. Da bambina, aveva visto la sagoma di un uomo davanti alla finestra di camera sua. Aveva avuto l’impressione che volesse dirle qualcosa, ma non riuscendo a capire il senso della visione ne era rimasta molto spaventata. La paura di rivedere quell’uomo la angosciava e le impediva di abbandonarsi al sonno. Finiva così con l’addormentarsi per sfinimento e/o dormire di giorno. Decise di lavorare sul ricordo di quella bimba impaurita e capì di aver avuto, come accade a molti bambini, delle percezioni extrasensoriali. Ed erano proprio quelle a farle paura: era probabile infatti che si fosse trovata a comunicare con un’anima incorporea, verosimilmente una persona di famiglia che era deceduta e voleva trasmettere un’informazione a una persona cara. La donna lo capì, comunicò con quella persona chiedendole di andarsene e smise di avere paura. Dopo questo lavoro, riacquistò un ottimo sonno.

Disturbi del sonno legati al jet lag:

È possibile che il mio corpo tenti di riposarsi in un luogo mentre i miei pensieri sono rimasti in un altro?

Per esempio, se sono in viaggio in un certo luogo, penso forse a un essere o a esseri a me cari che si trovano nel luogo che ho lasciato? Questa potrebbe essere la ragione per cui la maggior parte delle persone soffre meno di jet lag al ritorno.

Ho difficoltà a essere totalmente presente dove sono?

Vorrei essere altrove o con un’altra persona?

Ho avuto difficoltà a lasciare un posto per andare in un altro?

Svegliarsi a un’ora precisa della notte: nel momento in cui ci si sveglia si può fare attenzione a chi o a cosa si sta pensando. Ci si può inoltre domandare se quell’ora ci ricorda una persona o un momento particolare, per esempio la morte di un famigliare.

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Malika si svegliava sempre attorno alle cinque del mattino. Quando le chiesi se quell’ora le ricordava un momento particolare, si rese conto che sua madre era deceduta a quell’ora. Inconsciamente Malika avrebbe voluto tornare indietro, ritrovarsi nel periodo precedente la morte della madre in modo da riuscire a chiederle perdono. Non aveva potuto farlo poiché era morta prima che lei riuscisse a dirle quel che avrebbe voluto. Malika provava ancora sensi di colpa nei suoi confronti. Fu prendendo coscienza di ciò e liberandosi dal senso di colpa che riuscì a ritrovare un buon sonno.

Vorrei tornare indietro per stare ancora con la persona che amavo e che non c’è più?

Svegliarsi a un’ora precisa della notte può anche essere un segno di insicurezza nei confronti della propria relazione affettiva.

Ho bisogno di assicurarmi che la persona che amo è ancora al mio fianco?

Sonnolenza diurna con colpi di sonno che sopraggiungono più volte al giorno: vedi Narcolessia.

Apnea del sonno: diminuzione o arresto momentaneo del respiro durante il sonno. L’apnea nel sonno può assomigliare all’aritmia e concerne un’emozione inconscia che può essere riattivata attraverso il sogno. L’analisi dei sogni può aiutare a identificare l’emozione.

Faccio dei sogni in cui mi trovo ad aver paura?

SOPRACCIGLIA: le sopracciglia servono a proteggere gli occhi dal sudore che scende dalla fronte. Rappresentano l’energia dei pensieri.

Strapparsi le sopracciglia: 

Mi agito quando non capisco oppure quando non so cosa fare?

Ho la sensazione di avere ancora vicino un parente o un professore che nutre nei miei confronti delle aspettative per i risultati che posso ottenere?

Per smettere converrebbe forse ritrovare il bambino che un tempo era in agitazione per rassicurarlo.

SORDITÀ:diminuzione o assenza dell’udito. La sordità deriva molto spesso da un atteggiamento di chiusura verso ciò che non si vuole sentire. È possibile che non si vogliano sentire le critiche, le calunnie, le lamentele, le accuse e così via. Ci si può chiudere per non lasciarsi influenzare o sviare in qualcosa che si è deciso di fare, oppure per proteggersi dalla sofferenza o per non arrabbiarsi con chi esprime frasi colleriche nei nostri confronti. Ci si può chiudere anche per non sentire più la sofferenza di una persona, perché questo suscita in noi un senso di impotenza o di colpa.

Nei confronti di chi o di che cosa mi sono chiuso?

Può darsi che io non voglia sentire le critiche, le lamentele, la discordia, i diverbi, o magari la sofferenza degli altri perché ciò suscita in me un senso di impotenza o di colpa?

È possibile anche che ci si chiuda all’amore per non soffrire più.

Lisette ha iniziato a soffrire di sordità con il suo secondo matrimonio. Aveva atteso quell’uomo per anni, ma meno di un anno dopo l’unione tanto attesa, una sera in cui lui era molto arrabbiato con lei la picchiò. L’anima di Lisette ne rimase segnata in maniera indelebile. In seguito a quel fatto si chiuse a lui, pensando: «Non voglio mai più sentirmi dire ‘ti amo’ se poi mi deve ferire così tanto». Malgrado i rimorsi e le promesse del marito di non picchiarla mai più, lei non gli aprì mai più il suo cuore.

Henri soffre di sordità all’orecchio sinistro. Gli chiedo cosa si rifiuta di sentire. Mi dice che già da neonato soffriva di otiti. Credeva che un neonato fosse incapace di provare collera. Sua madre desiderava tanto una bambina prima che lui nascesse. Quando arrivò lui, rimase delusa e per anni andò ripetendo che avrebbe voluto avere una bambina ma che invece metteva al mondo solo maschi. Ogni volta che la madre ripeteva come le sarebbe piaciuto avere una femmina, in Henri si riaccendeva il senso di colpa di essere vivo. Era questo che non voleva sentire.

C’è poi il caso di sordità di Lizon, che ha sei anni e una sorellina di tre, Sophie. Un pomeriggio d’estate, mentre è seduta a tavola con la madre, sente lo stridio di una frenata seguito dal rumore di uno scontro. La madre guarda dalla finestra e lancia un grido disperato. Sophie era stata investita da un’auto ed era morta sul colpo. La madre era inconsolabile. Quel dolore l’aveva in seguito portata ad avere una depressione dopo l’altra, forse a causa del senso di colpa di non aver sorvegliato la piccola da vicino. Dentro di sé Lizon pensava: «Sarei dovuta morire io, la mamma amava così tanto Sophie». Ogni volta che sente la madre piangere Lizon rivive il senso di colpa di essere viva. E questa è la sofferenza che non vuole più sentire.

Un’anziana signora colpita da sordità diceva: «Ne ho sentite abbastanza».La sua sordità era un modo di chiudersi a quello che le aveva fatto male o che l’aveva delusa. Preferiva non sentire più nulla.

SPALLE: rappresentano la nostra capacità di portare o sostenere dei pesi. Quando abbiamo male alle spalle, dobbiamo individuare cos’è che ci sembra troppo pesante da sostenere. Può darsi che ci si imponga un sovraccarico di lavoro per rispettare le scadenze fissate, o per essere amati e ottenere riconoscimento.

Alcuni hanno registrato nella loro memoria emozionale l’idea che, per essere amati, devono assumersi molte responsabilità. È spesso il caso dei primogeniti. Talvolta siamo portati ad assumerci la responsabilità della felicità altrui e a sentirci così impotenti di fronte alla loro sofferenza da volerli portare sulle nostre spalle.

Una donna di sessant’anni aveva molto male alle spalle. Poiché aveva un seno molto grosso, il medico che la visitò ritenne che dipendesse dal peso di questo che, attraverso le spalline del reggiseno, esercitava una forte pressione. Le suggerì una mammoplastica per ridurne il volume. Uno dei suoi colleghi, che aveva seguito i miei seminari, si offrì di ricevere la paziente alla visita successiva. Quando la accolse, le disse con gentilezza: «Non è che ha troppi pesi sulle spalle in questo momento?» La paziente si mise a piangere. Aveva intuito bene. La donna si occupava della figlia, del genero e dei loro bambini. Attingeva alle sue magre economie per dar da mangiare alla sua piccola famiglia, e non aveva più spazio per se stessa. La situazione era diventata troppo pesante da sopportare, ma non sapeva come uscirne. La soluzione invece era semplice: bastava parlarne con sua figlia e suo genero per trovare una soluzione di comune accordo. Ciò che fece in seguito.

Un dentista (destrimane) aveva molto dolore alla spalla destra. Aveva subito un processo perché era stato accusato da uno dei suoi pazienti di avergli praticato cure non necessarie. Questo gli era costato molto in spese legali e aveva anche rischiato di perdere il diritto di esercitare. Aveva vinto la causa e si era attrezzato con apparecchi all’avanguardia per dimostrare ai pazienti i motivi dei suoi interventi. Tuttavia, le nuove apparecchiature non l’avevano liberato dalla paura che l’episodio potesse ripetersi. Ed era questo ciò che gli pesava così tanto sulle spalle.

Che cosa mi risulta troppo pesante da sostenere?

Mi sto assumendo la responsabilità del successo scolare dei miei figli, del successo della mia azienda o della felicità delle persone che amo?

Ho la sensazione di dovermi assumere troppe responsabilità?

Ritengo di avere delle responsabilità troppo grandi?

Bruciatura alla spalla

Sono arrabbiato perché sento che sto sostenendo tutte le cose da solo?

Spalle incurvate: 

Ho la sensazione di avere troppi pesi sulle spalle?

Vedo la vita come un fardello pesante da portare?

Microcalcificazione della spalla: 

Ho nutrito rabbia o risentimento nei confronti di una persona che non mi ha sostenuto?

SPASMI: vedi Crampi.

SPINA DI LENOIR o CALCANEARE: sperone, escrescenza ossea (visibile con una radiografia) che compare alla base di un osso del tallone chiamato calcagno.

I piedi sono il mezzo per avanzare nella vita. I talloni permettono di trovare l’appoggio.

Questa spina può essere considerata l’equivalente di una radice da affondare nel terreno per trovare un miglior appoggio.

Ho la sensazione di essere sradicato?

Ho paura di perdere le mie radici o di non aver più niente sotto i piedi?

SPLENECTOMIA: vedi Milza.

SPLENOMEGALIA: vedi Milza.

SPONDILOARTRITE ANCHILOSANTE: vedi Artrite delle vertebre alla voce Artrite.

SPUTARE: vedi Espettorazione.

STANCHEZZA: se è causata da un eccesso di attività (andare a letto tardi, lavorare molte ore, fare tanto sport) esprime un bisogno di riposo. Tuttavia, quando non deriva da questi motivi, può essere legata a una mancanza o perdita di motivazione, così come essere un modo per sfuggire a ciò che pesa o fa male. Si vorrebbe dormire e vedere al risveglio che nella propria esistenza tutto è cambiato. È il momento di lanciarsi in una nuova sfida, di darsi un obiettivo da raggiungere, una speranza cui aggrapparsi.

Attualmente pretendo molto dal mio corpo?

Cerco forse, attraverso il lavoro o altre attività, di fuggire da emozioni che preferisco dimenticare?

Che cosa fa sì che io non sia più motivato a fare questo lavoro o a continuare nella direzione che ho preso?

Sindrome di fatica cronica: vedi Fibromialgia e Miofascite macrofagica.

Per me vivere equivale forse a fare continuamente sforzi?

STARNUTO: caratterizzato dall’espulsione di aria in seguito a una sensazione di prurito nelle vie nasali. Si può voler espellere della polvere, un odore nocivo o sgradevole, così come può trattarsi di qualcosa che si prova e che non ci piace. Vedi anche Tosse.

Mi ha dato fastidio una sostanza o un odore?

Che cosa provo, che cosa rifiuto?

Starnuti in successione: 

Di chi o di quale situazione vorrei sbarazzarmi?

STENOSI DEL PILORO: restringimento dell’orifizio (sfintere) inferiore dello stomaco che impedisce il passaggio del cibo nel duodeno. Nei neonati che ne sono colpiti il muscolo che avvolge l’uscita dello stomaco risulta essere ispessito in maniera anomala, rendendo difficoltoso il passaggio del cibo nel duodeno. Ciò provoca vomiti esplosivi immediatamente dopo la poppata, con costipazioni e perdita di peso del neonato.

In un neonato:

È possibile che il neonato abbia vissuto male la sua venuta al mondo?

Può darsi che al neonato siano state imposte cose che lui non ha ben accettato?

È possibile che il neonato stia rifiutando qualcosa?

In un adulto:si tratta del progressivo restringimento dell’orifizio pilorico.

Qual è la situazione che non riesco a digerire, che mi sta sullo stomaco o che rifiuto?

STERILITÀ: incapacità di concepire figli malgrado organi e gameti (spermatozoi, ovuli) sani. Può essere dovuta a molteplici cause fisiche ma anche a cause psicosomatiche.

L’arrivo di un bambino quali paure può generare in me?

Ho paura di perdere la mia libertà?

Ho paura di perdere la mia bella silhouette?

Ho paura di non avere più la stessa importanza per il mio partner e che il bambino prenda il mio posto? (Questa paura può essere del tutto inconscia e legata alla sensazione di aver perso il nostro posto quando eravamo a nostra volta bambini.)

STERNO: osso piatto e allungato, situato verticalmente al centro della parte anteriore del torace. Assieme alle costole, forma una sorta di scudo per la protezione di organi vitali come il cuore e i polmoni. Sempre assieme alle costole, rappresenta la propria armatura, come ci si impone agli altri, ma anche la protezione che viene data agli altri (coloro che si proteggono, di cui ci si sente responsabili).

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Dolore allo sterno:

Ho paura di impormi o di occupare troppo spazio?

Ho paura di essere rifiutato dagli altri se affermo troppo me stesso?

Dolore allo sterno e alle costole:

Mi sento forse impotente nel dare il mio aiuto a una persona che soffre o a uno dei miei cari?

Ferirsi allo sterno o fratturarsi lo sterno: 

Mi sono forse sentito colpevole per aver occupato troppo spazio o essermi imposto?

Mi sono forse sentito colpevole per non aver saputo proteggere la persona che amavo?

Dolore alla faccia interna (posteriore) dello sterno:

È possibile che mi senta schiacciato da una persona che rappresenta l’autorità?

È possibile che mi senta oppresso dal peso delle difficoltà cui devo far fronte?

Tumore allo sterno: il tumore allo sterno colpisce maggiormente gli uomini, poiché è tipicamente maschile il voler proteggere le persone amate. È in questo modo che molti uomini dimostrano il loro amore. Un uomo che ha la sensazione di aver fallito nell’esprimere il proprio amore perché crede di non essere riuscito a proteggere la donna o il bambino che amava può sviluppare questo tumore.

Paolo ha un tumore allo sterno e alle costole. Quando gli faccio domande al riguardo, lui risponde: «Ho passato la vita a voler proteggere tutti!»

È possibile che mi sia sentito svilito perché non sono stato in grado di aiutare abbastanza le persone che mi stavano a cuore (figli, allievi, pazienti, famigliari)?

Ho forse vissuto un profondo senso di svilimento per non essere riuscito a proteggere meglio la persona che amavo?

STIMOLATORE CARDIACO: dispositivo che trasmette al cuore impulsi elettrici che garantiscono la regolarità delle contrazioni. Funziona con un elettrodo fissato nell’area del miocardio da stimolare. Come dice la parola, lo «stimolatore» serve a stimolare il muscolo cardiaco, la cui attività è necessaria per mantenerci in vita.

Mi trovavo alla festa di compleanno di un mio amico e chiacchieravo con un uomo seduto accanto a me. Questi mi confidò che gli avevano impiantato uno stimolatore cardiaco. Un giorno era svenuto a casa del figlio ed era stato ricoverato d’urgenza in ospedale, dove gli avevano riscontrato un’insufficiente attività elettrica del cuore. Per compensare la carenza gli era stato messo il pacemaker. A un certo punto l’uomo mi disse: «Io ho un vantaggio rispetto a lei!» Stupita, continuai ad ascoltarlo: «Il pacemaker è dotato di una pila che ha una durata massima di dieci anni. Al termine di questo periodo, posso non farla sostituire».Sbalordita da quella affermazione, non aggiunsi nulla. Tornando a casa, ho riflettuto su quanto mi aveva detto e ho pensato: Quando si ama la vita, non si fanno discorsi simili. Mi sono dunque chiesta se quell’uomo non avesse perso la motivazione per vivere. Era sempre stato molto attivo e ora che era in pensione forse si chiedeva a cosa serviva la sua vita.

Può darsi che non abbia più grandi motivi per continuare a vivere?

Ho vissuto parecchie delusioni che forse mi hanno tolto la motivazione per continuare a vivere?

STOMACO: parte del canale digerente intermedio tra l’esofago e il duodeno. Svolge la funzione della digestione e rappresenta la nostra capacità di accettazione. I problemi allo stomaco riguardano situazioni che non sono state accettate o «digerite». Possono essere idee, alimenti o situazioni che si rifiutano (vomito), che si considerano ingiuste e che fanno male (dolori) o che ci fanno provare rabbia (bruciori). Può trattarsi di un dispiacere che ci è rimasto dentro, di una mancanza di gioia dovuta a una situazione che si considera ingiusta (emorragia gastrica), di una perdita del desiderio di vivere legata a un sentimento di ingiustizia, o di colpa per aver creato una situazione ingiusta.

Acidità gastrica: 

Che cosa mi preoccupa o mi inquieta?

Di cosa ho paura?

Dolori allo stomaco: 

Qual è la situazione che non riesco a digerire?

Gastrite: infiammazione della mucosa dello stomaco che può essere di breve durata o cronica.

Gastrite acuta di breve durata: 

Ho vissuto una situazione che considero ingiusta o assolutamente inaccettabile?

Gastrite cronica: 

Che cosa mi è rimasto sullo stomaco?

Nel caso della gastrite cronica si trovano spesso emozioni legate a situazioni di eredità, in cui la persona non ha digerito il modo in cui i beni sono stati divisi.

Aerofagia: letteralmente «mangiare l’aria» o inghiottire aria mangiando. Certe bibite gassate possono esserne la causa, ma anche la paura e l’ansia possono contribuire.

In passato, ogni volta che dovevo tenere una conferenza, prima di iniziare ero sempre alle prese con quella che chiamavo aria nello stomaco. Si trattava invece di aerofagia, visto che non mangiavo mai prima di una conferenza, e quindi non poteva essere causata da processi di fermentazione. Per fortuna il disturbo spariva non appena sentivo che il pubblico accoglieva con favore i miei argomenti. Non ho mai avuto invece questo problema durante i seminari. La mia paura era più legata a un grande pubblico, senza dubbio in un’equazione del tipo: grande pubblico = pericolo. Cercai allora ciò che mi inquietava e mi resi conto che temevo di non essere capita o che le mie argometazioni fossero male interpretate, mentre durante i seminari avevo il tempo di spiegare bene ciò che intendevo dire.

Che cosa mi fa paura o mi causa apprensione?

Ulcera allo stomaco: ulcera della mucosa gastrica. Proviene da una situazione che non è stata accettata o digerita. La rabbia che ha causato ci è rimasta sullo stomaco, creando dei bruciori che progressivamente ne hanno ulcerato la mucosa. Può trattarsi di un’azione di uno dei nostri cari che riteniamo imperdonabile o di una decisione che abbiamo subito e che abbiamo trovato ingiusta o inaccettabile.

Cos’è che non ho ancora accettato o digerito?

Cancro o tumore dello stomaco: colpisce in modo particolare le persone che vivono quotidianamente una situazione di impotenza di fronte a un’ingiustizia, o che provano rimorsi per un evento del passato.

Ho vissuto una situazione che ho trovato particolarmente ingiusta, che non riesco ad accettare o che mi ha tolto la gioia di vivere?

Sono responsabile di aver creato una situazione ingiusta che devo affrontare giorno dopo giorno?

Tumore allo stomaco in seguito alla morte di un figlio: 

Può darsi che abbia trovato la vita ingiusta nei confronti di mio figlio?

Heliobacter pylori:nel 1983 alcuni ricercatori australiani hanno identificato un batterio presente nelle persone malate di ulcera gastrica o del duodeno. Gli hanno dato il nome di Heliobacter pylori, considerandolo la causa della malattia.

Un brillante ricercatore, Ryke Geerd Hamer, ha proposto l’esempio seguente: una volpe affamata vede una lepre, l’assale e la divora. Un osso della lepre le rimane conficcato nello stomaco. Malgrado tutti gli sforzi, la volpe non riesce a liberarsene. Il suo cervello deve trovare una soluzione per sopravvivere. Un gruppo di neuroni si occupa delle sensazioni della volpe, che possono essere così riassunte: qualcosa che non riesce a digerire, oltre alla paura di morire di fame se non è più in grado di alimentarsi normalmente.

La risposta organica di questo gruppo di neuroni consisterà nello sviluppare un tumore allo stomaco, che produrrà un eccesso di acido cloridrico per sciogliere l’osso, e quindi per sopravvivere. Una volta che l’osso sarà completamente dissolto, lo stomaco dovrà a sua volta liberarsi dal tumore, ormai inutile. Cosa farà questa volta il cervello per risolvere il problema? Farà appello ai batteri, che avranno la funzione di sgomberare il terreno dal tumore.

È plausibile ritenere che l’eccesso di acido cloridrico proveniente dal tumore abbia creato un’ulcera alla mucosa dello stomaco o del duodeno, e che i batteri incaricati di eliminare il tumore o ciò che ne resta appartengano agli Heliobacter pylori? È veramente l’Heliobacter pylori la causa dell’ulcera, o è invece l’eccesso di acido cloridrico?

Prima di scoprire la presenza del tumore, ho vissuto una situazione che trovavo completamente ingiusta?

STOMATITE: vedi Bocca.

STORDIMENTO: può provenire da uno stato di sofferenza o da un’angoscia a cui si vuole sfuggire. Vedi anche Vertigini.

Ho paura di perdere il controllo?

STRABISMO: difetto di parallelismo degli assi visivi degli occhi. Lo strabismo può essere convergente o divergente, a seconda se gli assi sono deviati all’interno o all’esterno del campo visivo. Può essere collegato al fatto di non voler vedere le cose come sono perché appaiono minacciose. Nel caso di un bambino può anche essere legato a una situazione in cui è stato separato presto dalla madre, evento che può avergli causato grande insicurezza per ciò che poteva accadergli. È quello che può succedere a un bambino prematuro, a un neonato che presenta problemi neonatali o a un bimbo piccolo dato in adozione.

Il bambino è stato forse separato troppo rapidamente dalla madre?

STRAPPO MUSCOLARE: rottura violenta di fibre muscolari. Vedi anche la voce del muscolo interessato e Strappo dei muscoli ischio-crurali alla voce Coscia.

Provo un sentimento di ribellione perché gli sforzi che faccio non danno i risultati attesi?

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SUCCHIARSI IL POLLICE: bisogno inconscio di ritrovare il calore e la sicurezza del ventre materno. Il bambino che si succhia il pollice esprime un bisogno di sicurezza e di affetto. Il pollice ha un ruolo consolatorio quando si sente solo o lontano dal calore della madre.

Una paziente mi raccontò di essersi succhiata il pollice di nascosto fino a oltre vent’anni. Rimasi stupita, poiché non pensavo si potesse farlo per così tanto tempo. La donna mi rivelò di aver avuto una madre che soffriva di psicosi maniaco-depressive e che era incapace di occuparsi dei figli. Quello era il suo modo di consolarsi della mancanza di quell’affetto che la madre era stata in grado di darle.

È possibile che a questo bambino manchi l’affetto?

SUDORAZIONE: vedi Ghiandole sudoripare.

Che cosa non ho mandato giù?

Che cosa non è passato?

SUICIDIO (IDEE DI):se si hanno idee suicide, è possibile che prima dell’attuale incarnazione l’anima, confrontata con difficoltà o emozioni che riteneva insormontabili, si sia suicidata. Ciò può aiutare a capire perché in questa vita ci si imbatte in così tante difficoltà.

Le difficoltà vengono inconsciamente attirate per imparare a sviluppare il coraggio e a non darsi per vinti. Il giorno in cui se ne prende coscienza ci si può ripromettere che, qualunque cosa accada, questa volta non si ricorrerà al suicidio. Una simile promessa avrà l’effetto di promuovere nella persona un nuovo atteggiamento di fronte alle situazioni difficili, e sarà grazie a ciò che invece di sprofondare nello sconforto imparerà a cercare nuove soluzioni.

Tendo a scoraggiarmi davanti a ciò che considero troppo difficile?

SURRENALI: vedi Ghiandole surrenali.

SVENIMENTO: può derivare da un’emozione troppo forte o ripetuta, o ancora dalla pressione bassa del sangue. Vedi Ipotensione.

Svenimento improvviso: 

Ho provato una forte emozione?

C’è una situazione a cui avrei voluto sottrarmi?

Svenimenti ripetuti: una paziente mi raccontò che era svenuta molte volte. Le domandai di parlarmi della prima volta. Era a una festa da amici. Un invitato aveva portato le foto del suo matrimonio e ne parlava con grande entusiasmo. A un certo punto lei non si era sentita bene, si era alzata per andare in bagno ed era svenuta. La seconda volta stava partendo per un fine settimana a sciare, ma dovette rinunciare perché aveva preso un brutto raffreddore. Dopo che i suoi amici erano partiti era svenuta di nuovo. Poi ci furono altri episodi simili che avevano tutti in comune l’idea: «la felicità non è per me!»

Il suo matrimonio era stato molto deludente e aveva finito per divorziare. L’entusiasmo della persona che parlava di matrimonio metteva in evidenza la convinzione che aveva memorizzato da bambina. Era la ripetizione di queste delusioni che non voleva più affrontare nella vita. Fu trasformando la convinzione «la felicità non è per me» che guarì dagli svenimenti.

Qual è la situazione della mia vita che non voglio più affrontare perché mi fa soffrire?

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