Kakebo: lo strumento giapponese per risparmiare (molto) e imparare a non spendere

kakebo

Il Kakebo è il “Libro dei conti di casa” a cui i giapponesi affidano il proprio budget personale, anche oggi in piena era digitale.

La sola azione di trascrivere le spese e i guadagni entro schemi ordinati genera consapevolezza e assicura un risparmio automatico del 35%. Il passo successivo è la possibilità di analizzare nel dettaglio i propri conti per individuare gli sprechi e le voci critiche su cui agire.

Kakebo: Il Libro dei Conti di Casa 2016Kakebo: Il Libro dei Conti di Casa 2016
Il metodo giapponese per imparare a risparmiare

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Tenere un Kakebo evita lo stress da cattiva gestione finanziaria, sviluppa l’autodisciplina e la conoscenza di sé. I giapponesi lo considerano uno strumento che favorisce la tranquillità dell’anima e libera energie mentali.

Il Libro dei Conti di Casa

Come detto prima, arriva dal Sol Levante, e il suo nome è: «Il libro dei conti di casa». Questo il significato dei tre ideogrammi che lo definiscono nella lingua del paese.

In Giappone lo usano tutti, anche i bambini, che ne possiedono uno adatto a loro. Nazione gerarchica e altamente organizzata, il Giappone insegna in famiglia e nelle scuole a tenere nota delle entrate e delle spese di ciascuno. Che si tratti di un gruppo numeroso o un single, di coppie con figli o senza, di un adolescente o un pensionato, tutti, o quasi, hanno il loro Kakebo.

Il sottotitolo della edizione italiana, che porta in copertina un salvadanaio a forma di maialino rosa recita: «metodo giapponese per imparare a risparmiare». 

Ritorno al passato 

Sarà la crisi economica, o la necessità di monitorare le proprie uscite in generale, o di ricominciare a risparmiare, ma nelle librerie italiane non si trovano più copie di questo oggetto semplice e prezioso. Aprendolo si trovano le note per imparare a utilizzarlo.

 Del resto, anche le nostre nonne avevano dei quaderni a quadretti dove tenevano la contabilità di casa. Sino a qualche anno fa qualunque massaia possedeva un taccuino o vecchia agenda in cui appuntava numeri e dati insieme alle ricette. Una memoria in parte andata persa negli Anni 80 e 90. L’introduzione di carte di credito e delle App, la possibilità di fare acquisti in modo rapido con un clic, digitando codici o sfiorando schermi, ha fatto perdere a molti il senso del flusso di denaro che esce dalle tasche o portafogli (oggi conti elettronici).  

Fisso e variabile 

In Giappone non esiste un solo tipo di Kakebo (la pronuncia giusta dei tre caratteri è: Kakeibo), ma molti.

La sua inventrice nel 1904 è stata Motoko Hani, direttrice di una rivista femminile. Le scelte grafiche sono tante, ed è diffuso anche il quaderno di calcolo elettronico.

La grafica di Vallardi (si tratta di una traduzione dallo spagnolo con testi di Raúl Sánchez-Serrano) è sobria ed essenziale, l’interno decisamente vintage. . Il risultato è rassicurante; non a caso il carattere interno utilizzato è l’Helvetica, il più «democratico» dei caratteri.

Il Kakebo incentiva la scrittura a mano, la cosa più personale che abbiamo. Funziona così: si registrano le entrate mensili e le uscite, e si decide cosa si vuol fare e si mettono per iscritto le «promesse». Le voci sono divise in «fisse» (affitto, mutuo, abbonamenti ecc.) e «variabili» (acqua, luce, gas, telefono cellulare, ecc.). La mossa più semplice è calcolare la differenza tra entrate e uscite fisse, per sapere quanto denaro si ha disposizione in un mese.  

Sopravvivenza 

Kakebo  è interessante per i termini che usa e per la collocazione delle spese.

Ci sono quelle dette «Sopravvivenza»: alimentazione, igiene quotidiana, farmacia, trasporti, figli, vestiario e animali domestici. Cani e gatti sono entrati nella categoria «Sopravvivenza», perché l’altra macroclassificazione, «Optional» contiene solo voci legate al tempo libero, acquisti e attività: bar, ristoranti, Take Away, discoteca, cosmetica, shopping, tabacco.

Una terza categoria a sé è: «Cultura», ovvero libri (cartacei e digitali), musica, spettacoli, film, giornali. Compare anche un «Extra» con spese postali, regali, riparazioni, arredamento, elettronica; si contempla in «Sopravvivenza» la visita dal dentista. I termini della «Sopravvivenza» di una famiglia sono cambiati. Non ci sono più voci come: macelleria, fruttivendolo, fiori, ecc. Non si parla di villeggiatura, ma di viaggi.

Non c’è, ad esempio, la voce «battesimo del nipote», ma regali. Ha un grande spazio la formazione, vero totem del contemporaneo. Il Kakebo registra il cambiamento di mentalità nel consumo attuale. Non è un libretto punitivo, calvinista; il suo scopo – e qui sta la particolarità della cultura giapponese – è rendere consapevoli delle proprie scelte: autocontrollo.  

Lupo o maialino 

La proposta fondamentale, che sottopone al suo utilizzatore, maschio o femmina non importa (anche se è evidente che sono più le donne che gli uomini a usarlo), è tra il maialino del risparmio e il lupo della spesa.

Il primo è simbolo di prosperità e di buon auspicio, mentre il secondo è un predatore famelico e famigerato. Non si può uccidere il lupo, ma lo scopo del Kakebo in una cultura come quella giapponese, fondata più sulla vergogna che sul senso di colpa, è di non alimentare eccessivamente la bocca famelica del lupo, non di ucciderlo: siamo composti di maiale e lupo insieme. La bestia feroce non deve però divorare il maialino. In definitiva, per tenere dietro a questo quaderno dei conti e delle spese basta l’aritmetica del primo anno delle vecchie scuole di ragioneria. Alla fine si è invitati a disegnare grafici: il mito degli Analitycs, che ha invaso ogni attività economica, e non solo. Kakebo non fa miracoli, si dice nelle prime pagine, ma può aiutare nel percorso. Non è un metodo, bensì uno strumento.

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