Nessuno ti può giudicare… (nemmeno tu!)

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Ognuno di noi tende ad autogiudicarsi. E’ un meccanismo naturale, di difesa, che permette di autoregolarci. Ma c’è una sottile, ma importante differenza tra il giudizio e la constatazione.

“La mia timidezza me la porto sempre dietro e a causa sua perdo tutte le occasioni”.

“Il mio corpo è odioso. Ho la pancia.Sono sempre così grassa”.

“Sono il solito esagerato, non ho il senso della misura, rovino sempre tutto”.

“Ho sempre paura che gli altri mi osservino. Non mi sento a mio agio in nessun posto”.

C’è una parola sbagliata in tutte queste frasi: SEMPRE .

E’ molto diverso dire: “Mi sento timido adesso, in questa situazione” piuttosto che “sono sempre timido”.

La prima è una constatazione, la seconda è una condanna.

Se ci fai caso, il timore del giudizio, la timidezza, l’insicurezza non sono onnipresenti, ma dipendono dalle situazioni, dalle persone con cui ti trovi, da ciò che credi possa essere giudicato di te: la cultura, la simpatia, la bellezza, l’abilità in determinate performance e situazioni.

Si può essere ad esempio, brillanti sul lavoro, ma sentirsi inadeguati con l’altro sesso; timidi in compagnia, ma veri e propri temerari in uno sport; bloccati in una discussione colta, ma scatenati in una pista da ballo.

COME NON GIUDICARE SE STESSI

Constatare che ci sono contesti in cui sei più a tuo agio ti consente di non identificarti in toto nella parte del “debole” o del “pauroso”, e di spostare l’attenzione verso ciò che appartiene per natura alla tua essenza.

Dire “sempre”, invece, trasforma percezioni del tutto legittime in convinzioni assolute che, ripetute mentalmente quasi fossero un mantra, conferiscono un carattere di permanenza irreversibile alle tue normalissime e lecite fragilità.

Lettura consigliata: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita

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