Dizionario dei Sintomi – Lettera B

Dizionario dei Sintomi – Lettera B

BACINO:

struttura ossea che sostiene la base inferiore del tronco. È formata dall’osso sacro che continua nel coccige e dalle due ossa iliache che formano una linea che si ricongiunge a livello del pube. Il bacino sostiene la metà superiore del corpo e protegge gli organi del basso ventre. La zona del sacro è legata alla sessualità poiché qui sono situati gli organi sessuali. Il coccige è associato alla sopravvivenza e le ossa iliache che formano le anche sono il sostegno delle gambe per procedere.
Il bacino rappresenta la pulsione verso la vita, il motore per proseguire in un rapporto di coppia. Per questo motivo un tumore alle ossa a livello del bacino può essere legato nello stesso tempo a una svalutazione di sé e alla paura che il proprio partner non voglia più continuare la nostra relazione. Vedi anche Osso sacro.
Frattura del bacino: vedi Incidente.
A che cosa ho voluto porre fine? Alla mia sessualità, alla possibilità di rimanere incinta o al sostegno eccessivo che i miei cari si aspettavano da me?
BALANITE: vedi Candidosi.

BALBUZIE:

disturbo dell’elocuzione, indica una grande insicurezza
nell’esprimersi. La persona balbuziente può avere molto timore della reazione di qualcuno che le incute soggezione. Il disturbo insorge quasi sempre nell’infanzia.
Il bambino può avere avuto molta paura:
Di dispiacere?
Della reazione di uno dei genitori (essere sgridato, minacciato, rifiutato, ridicolizzato o picchiato)?
Di perdere uno dei genitori nel caso questi sia spesso malato o abbia rischiato di morire?
Liberandosi da un’equazione del tipo: parlare = pericolo, parlare = proibito, parlare = essere messo in ridicolo, il bambino o la persona possono guarire dal disturbo.
Dénise soffriva di balbuzie fin da quando era molto piccola. Aveva avuto molta paura del padre che sfogava la sua violenza nei confronti della moglie e dei figli. A quindici anni lasciò la famiglia per andare a vivere all’estero e smise di essere balbuziente.
BARBA IN UNA DONNA:vedi Virilismo.
BARTOLINO: vedi Ghiandole di Bartolino.
BILE:

la formazione, la concentrazione e l’evacuazione della bile, a partire dal fegato fino al duodeno, avvengono attraverso le vie biliari. Problemi ai dotti biliari sono dovuti sia a paure che a collera («farsi venire un attacco di bile»), oppure a rancore. Vedi anche Coledoco.
Sono in ansia per qualcosa che deve accadere o che devo fare (un esame, un concorso, una risposta…)?
Ho vissuto una situazione che mi ha fatto provare rabbia?
Provo rancore?
BIPOLARITÀ:

come in tutte le malattie mentali, si può distinguere la struttura dalla malattia vera e propria. La bipolarità o disturbo bipolare non fa eccezione: la struttura psicotica presenta sintomi della malattia anche in assenza di un legame con la psicosi. Si può curare mediante la psicoterapia, mentre una psicosi vera e propria necessita di un trattamento psichiatrico.
In una persona psichicamente sana, grazie al corpo calloso vi sono continui scambi fra i due emisferi del cervello.
L’emisfero sinistro corrisponde alla parte maschile, razionale, analitica, mentre quello destro corrisponde alla parte femminile, istintiva e a una visione globale delle cose.
L’emisfero sinistro valuta le cose e le situazioni.
L’emisfero destro le apprezza o le disprezza.
Per esempio, quando facciamo acquisti è la parte sinistra che decide se l’oggetto corrisponde al prezzo richiesto, ma è grazie all’emisfero destro che ci viene o meno il colpo di fulmine per l’oggetto in questione.
Lo scambio fra i due emisferi induce a una conclusione, a una decisione e a un’azione. La conclusione può essere: «vale il suo prezzo» oppure «non vale il prezzo richiesto» (emisfero sinistro) oppure «questo mi piace o questo non mi piace» (emisfero destro). Sono queste motivazioni che ci spingeranno all’acquisto o ci freneranno.
Nella bipolarità, la persona si trova di fronte a una «una scelta impossibile» da fare, causando un sovraccarico di energia in assenza di una soluzione possibile e mandando in corto circuito il cervello. A questo punto si manifestano assenza, confusione mentale e idee deliranti, come se il cervello cercasse di tornare al punto in cui si è bloccato per poter ripartire.

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Un esempio: Pauline ha diciassette anni, va a scuola, vuole andare all’università ma rimane incinta. Alla notizia, la madre le dice: «O sposi il padre di tuo figlio o ti butto fuori di casa».
Per Pauline le due alternative sono impossibili visto che non ama quell’uomo («Non voglio sposarlo!»), e siccome non ha soldi si chiede: «Ma dove andrò? Non ho un tetto!»
Sarà la scelta della sopravvivenza ad avere il sopravvento. Si sposa. Da un lato è felice di aspettare un bambino, dall’altro non desidera questo figlio che la costringe a rinunciare ai suoi progetti.
Dopo qualche anno di matrimonio si separa dall’uomo che non ama e cerca un lavoro. Poiché è molto giovane, ha difficoltà a prendere in mano la sua vita e ad assumersi la responsabilità di genitore. Il marito le propone allora di tenere lui la piccola Clara, invece che versarle gli alimenti. La bambina si trasferisce così a vivere con lui, ma la nuova compagna del padre le parla male della madre a ogni occasione.
Clara desidera sentirsi amata dal padre e dalla seconda madre, che chiama «mamma», quindi cade nel gioco paterno, negando e rifiutando la vera madre. Quando ha l’età dell’adolescenza riallaccia i rapporti con Pauline, una madre che non conosce e che riscopre solo ora. Il padre e la matrigna, temendo che voglia lasciarli, raddoppiano le cattiverie nei confronti della madre.
Clara si trova pertanto di fronte a una scelta impossibile che può essere riassunta così: «per avere l’amore di mio padre, devo rinnegare e odiare mia madre» e «per essere amata da mia madre devo rinunciare all’amore di mio padre che mi ha allevato e verso il quale mi sento in debito».
Queste scelte impossibili annullano la sua capacità di scegliere la cosa giusta. Dubita sempre più delle sue azioni che per lei diventano ogni momento di più impossibilità, situazione che la conduce alla depressione e alla malinconia. In alcuni momenti, quando si sente compresa e amata, le torna la forza di credere che sia possibile, raddoppia allora le energie diventando iperattiva, determinata, convincente. Tuttavia, nel momento in cui i suoi sforzi non arrivano dove vorrebbe, cade di nuovo nella depressione. Odia se stessa, è arrabbiata per il fatto di essere così…
Per uscirne, una persona affetta da bipolarità deve poter comprendere la propria storia, scoprire uno o più avvenimenti in cui è stata posta di fronte a scelte impossibili per poter dire al bambino o bambina che era (il bambino interiore): «Si ha sempre una scelta».
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Pauline aveva una scelta. Poteva dire a sua madre: «Mamma, è stato un momento di debolezza, non amo quest’uomo. Se non vuoi che abbia un figlio fuori del matrimonio, lo accetto e sono pronta ad abortire, ma io non voglio sposare quell’uomo».
Tutto ciò ovviamente richiede coraggio e capacità di autoaffermazione, cosa che un adolescente vulnerabile non sempre ha. Non si tratta però di analizzare quello che la madre di Clara poteva fare o meno, quanto aiutare la persona che non vede una via d’uscita di fronte a una scelta impossibile a capire che c’è un’altra possibilità, che senza dubbio sua madre non aveva visto.
Anche Clara poteva scegliere. Poteva amare sua madre e suo padre. Non doveva scegliere tra l’una e l’altro. È stata lei a credere di non avere una scelta. Visto che non doveva scegliere, poteva amare il padre, la mamma biologica e la seconda mamma.
Quando i genitori sono in conflitto o si separano, succede spesso che i bambini si sentano obbligati a scegliere tra uno e l’altro, o a sostenere l’uno per negare l’altro, cosa che crea un conflitto tra la loro parte maschile e quella femminile. Talvolta detestano una parte di se stessi a vantaggio dell’altra. Se sono in conflitto con la propria parte maschile, la negheranno dando più importanza a quella femminile e la detesteranno ugualmente quando la vedranno manifestarsi nel proprio partner.
Ecco un esempio: un bambino vede il padre maltrattare la madre. Prende le difese di quest’ultima e odia il padre che la fa soffrire. Se è un ragazzo, vorrà diventare un uomo molto gentile per poter dire: «Non sono come mio padre». Rinuncerà alla sua parte maschile ma, allo stesso tempo, sarà attratto da donne intraprendenti che hanno successo. Siccome queste ultime sono spesso donne d’azione (polarità maschile) si lamenterà del fatto che non venga lasciato spazio alla sua parte maschile e finirà per detestarla così come detestava suo padre e la sua parte maschile. Quest’uomo vivrà in uno stato di turbamento e sconterà un fallimento relazionale dopo l’altro fino a che non avrà unificato le due polarità in sé e non avrà cessato di scegliere tra suo padre e sua madre.
Fino a quando la persona è in grado di riflettere sugli eventi che l’hanno condotta a quello stato di cortocircuito e può fare qualcosa per liberarsene, la guarigione è possibile.
Quando non ha più questa capacità ed è invece ottenebrata da idee deliranti, ci troviamo di fronte a una forma di psicosi maniaco-depressiva, malattia che richiede cure specialistiche con farmaci, somministrati con lo scopo di attenuare i sintomi di eccesso di malinconia, di iperattività e, talvolta, di violenza. L’evoluzione della patologia è scandita da crisi, che finiscono in modo spontaneo e si ripresentano poi sotto forma depressiva, malinconica o di idee deliranti e di agitazione maniacale. Vedi anche Malattie mentali.
Sono stato forse posto davanti a una scelta impossibile da fare?
Talvolta la persona può avere la sensazione che se sceglie uno, tradisce l’altro. Poiché non può risolversi a tradire l’altro, rimane sospesa in questa situazione impossibile che le provoca un malessere sempre maggiore e che manda il suo cervello in cortocircuito.
Posso accettare questo: «Abbiamo sempre una scelta!»?
Qual è la scelta che posso fare per essere in armonia con me stesso?
Se posso fare questa scelta, posso liberarmi dai sintomi della bipolarità.
BLEFARITE:

infiammazione acuta o cronica dei margini palpebrali che diventano rossi e disseminati di piccole scaglie bianche, accompagnata da prurito e da bruciore alle palpebre. In alcuni casi può esserci anche un’infiammazione suppurativa dei follicoli piliferi e delle piccole ghiandole situate alla base delle ciglia che può dare origine ad ascessi. Vedi Fotofobia.
Che cosa mi è difficile accettare e mi crea un sentimento di vergogna?
Una delle mie operatrici mi scrisse a proposito del figlio di una donna che partecipava a un seminario. Il bambino, di due anni e mezzo, aveva dapprima avuto l’orzaiolo e in seguito aveva sviluppato problemi di fotofobia (intolleranza alla luce). Il medico curante l’aveva mandata da un pediatra oftalmologo che aveva diagnosticato una blefarite o rosacea delle palpebre (malattia cutanea cronica). Scoraggiata, la madre non sapeva cosa fare per guarire il figlio, dato che lo specialista aveva detto che si trattava di una malattia incurabile.
Riflettei dapprima sull’orzaiolo di cui il bambino aveva sofferto e mi chiesi cosa avesse potuto vedere da procurargli un sentimento di vergogna. Qualcosa che lui non voleva si vedesse alla luce del giorno (fotofobia) e che gli aumentava il senso di vergogna (blefarite).
A due anni e mezzo di solito i bambini imparano cosa sia la pulizia. Mi chiesi se il bambino non avesse problemi in questo senso e lo suggerii alla mia operatrice. Ne parlò con la madre che le disse: «La cosa mi colpisce perché dico spesso a mio figlio di avvertirmi quando ha bisogno di andare in bagno, ma la maggior parte delle volte me lo dice quando se l’è già fatta addosso».
È molto probabile che il bambino si sia vergognato delle sue mutande sporche.
BLENORRAGIA o GONORREA: vedi Malattie sessualmente trasmissibili o MST.

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BOCCA:

la bocca ha diverse funzioni: digerente, essendo l’ingresso dell’apparato digerente; respiratoria, dato che contribuisce con il naso all’entrata e all’uscita dell’aria nell’organismo; fonatoria, poiché, con il contributo della lingua, delle labbra e delle corde vocali prende parte alla parola e al canto.
Infine, grazie ai muscoli che la circondano, permette di esprimere l’affetto attraverso il bacio e prende parte alla sessualità. Per tutte queste ragioni, la bocca rappresenta l’apertura e lo scambio.
Un problema alla bocca riguarderà quindi gli scambi con il nostro ambiente.
Stomatite: infiammazione del cavo orale.
Mi sento forse frustrato per il fatto di non ricevere sufficiente nutrimento fisico (cibo, soldi) o affettivo (i baci)?
Può darsi che io non riceva gli scambi affettivi che vorrei avere?
Per esempio, può darsi che io non ami il modo in cui il mio partner mi abbraccia e che questo non mi nutra dal punto di vista affettivo.
Afta o ulcera della mucosa orale: ulcerazioni superficiali dolorose a livello della mucosa orale o, più raramente, genitale.
Le afte possono venire da un insieme di frustrazioni e tristezza per essere respinti dalla persona con la quale vorremmo condividere un’intimità fisica (baci) o sessuale (fare l’amore). Possono anche essere causate dal rimuginare con rabbia.
Provo frustrazione e tristezza nella mia relazione?
C’è una situazione che mi provoca rabbia?
Bocca secca: mancanza di saliva presente in generale nelle persone che respirano male con il naso e che, di conseguenza, tendono a respirare con la bocca. Un sentimento di solitudine affettiva o la paura corrispondente possono esprimersi con la bocca asciutta.
Mi sento forse abbandonato, lasciato a me stesso?
Può darsi che non riceva il nutrimento affettivo che vorrei?
Posso stare con un uomo che non mi piace abbracciare, ciò che lascia inappagato questo mio bisogno.
Cancro alla bocca o del cavo orale: la mucosa orale è costituita da uno spesso strato di cellule epiteliali piatte, pluristratificate, chiamato «epitelio pavimentoso». Le cellule sono simili a quelle dell’epidermide, con la differenza che non sono soggette al processo di cheratinizzazione (strato corneo).
Un cancro alla mucosa orale può essere riferito a un sentimento di privazione.
Ho la sensazione di essermi sempre sacrificato per gli altri o di essere stato privato di ciò che avevo diritto di ricevere?
Privato dell’affetto (baci), privato finanziariamente (soldi), privato materialmente («Dovevo accontentarmi e non chiedere niente»).
Ho vissuto forti emozioni riguardanti il cibo o la mia situazione economica?
Ho forse detto cose come: «È come se mi levassero il pane di bocca», oppure: «È come levare il pane di bocca ai miei figli»?
Mughetto o candidosi del cavo orale: infiammazione della mucosa orale e della faringe che si presenta con un’area ricoperta da uno strato biancastro di lieviti del genere Candida albicans. Vedi anche Candidosi.
Mughetto del lattante: molto spesso è indice di emozioni che il neonato vive per le difficoltà che incontra nel poppare o perché riceve il biberon senza tenerezza né amore.
Mughetto del bambino e dell’adulto: può essere dovuto all’assunzione di antibiotici o per carenze affettive in mancanza di baci.
Sono privo di affetto in questo momento?
BOLLE DA FRIZIONE o VESCICOLE:

separazione tra il derma e l’epidermide colma di un liquido sieroso trasparente, causata da sfregamenti prolungati. La vescica prende parte alla guarigione dei tessuti irritati, quindi non è saggio forarla facendo fuoriuscire il siero poiché l’obiettivo di quest’ultimo è quello di isolare i tessuti per una loro migliore riparazione.
Può darsi che io non mi prenda abbastanza cura del mio corpo?
BORSA SIEROSA:

cavità virtuale o capsula tappezzata da una fine membrana sinoviale le cui superfici scivolano le une sulle altre per facilitare lo scorrimento delle parti alle quali è annessa. Si possono distinguere le borse sottocutanee e quelle che sono collegate ai tendini e ai muscoli delle articolazioni.
Le borse sierose rappresentano la nostra indulgenza, ovvero la capacità di essere tranquilli, di sorvolare sulle questioni o i comportamenti del nostro ambiente. I giudizi, l’irritazione possono dar luogo alla borsite.
Borsite: infiammazione della borsa sierosa che provoca gonfiore, dolori, rossori e una sensazione di bruciore. Esprime spesso rabbia verso noi stessi o verso una persona che giudichiamo.
Per esempio, se vediamo nostro figlio di vent’anni passare le giornate davanti al televisore mentre noi non abbiamo mai tempo per rilassarci, possiamo essere assaliti dal senso di frustrazione di lavorare per permettergli di vivere.
Trattengo dentro di me la rabbia per una persona o una situazione che mi fa sentire frustrato o che mi esaspera?
Borsite al gomito:
Sono arrabbiato con me stesso per non avere il coraggio di lasciare una situazione (impiego, relazione di coppia) nella quale non mi trovo bene?
Borsite alla spalla o sottodeltoidea:
Trattengo in me la rabbia per una situazione che non sopporto più o per una persona che mi porta a dire o a pensare: «Lo picchierei»?
Borsite al ginocchio: chiamata anche prerotulea (davanti alla rotula), esprime per lo più rabbia contro una persona davanti alla quale dobbiamo inchinarci.
Provo rabbia per una situazione o per il comportamento di una persona che ritengo inaccettabile?
Provo rabbia nei confronti di me stesso perché non riesco a raggiungere gli obiettivi che mi sono fissato?
Borsite all’anca:
Sono arrabbiato con me stesso per non avere sufficiente coraggio per osare impegnarmi in ciò che la vita mi propone?
Borsite al dito indice:
Sono arrabbiato con me stesso per essere stato troppo autoritario?
BORSITE:vedi Borsa sierosa.

BORSITE AI TESTICOLI: vedi Testicoli.

BOTULISMO:vedi Intossicazione alimentare.
BRACCIA: incarnano la nostra capacità di prendere e di eseguire. Rappresentano il prolungamento del cuore, poiché ci permettono di abbracciare coloro che amiamo. Servono inoltre a eseguire gli ordini, tra cui quelli di lavoro.
Dolore alle braccia:
È possibile che non abbia accettato la partenza di una persona che avrei voluto trattenere?
Prurito alle braccia: è spesso associato a un sentimento di impazienza nei confronti di ciò che facciamo o che ci aspettiamo venga fatto.
Per esempio, una donna chiede al marito di riparare la finestra del bagno. Ogni volta che entra nella stanza e vede che ancora non l’ha fatto, si gratta le braccia.
Che cosa vorrei che andasse più in fretta, che ha a che fare con un lavoro o con quello che faccio?
Dolore alle braccia: la sensazione di avere troppo lavoro da svolgere o credere che siamo noi a dover fare tutto può causare dolori alle braccia.
Cos’è che non prendo o che non ho preso?
Che cosa rimpiango d’aver preso?
Braccia intorpidite: esprimono il desiderio di rendersi insensibili al bisogno di abbracciare o di essere abbracciati.
Desidero rendermi insensibile al bisogno di ricevere o di esprimere affetto?
Un sacerdote soffriva di intorpidimento alle braccia. Poiché non poteva vivere la sessualità, inconsciamente voleva rendersi insensibile al bisogno di tenere una donna fra le braccia.
Formicolio alle braccia: la sensazione che migliaia di formiche corrano sotto la pelle. Le formiche sono note per lavorare molto: non è quello che stiamo facendo anche noi? Il formicolio è un segno precursore della sclerosi a placche. Il corpo forse ci sta dicendo: «Non ne posso più, sono stanco, ho bisogno di riposo»? Se si avverte il messaggio e lo si ascolta, non sarà necessaria una sclerosi a placche per fermarci. Vedi anche Parestesie.
Può darsi che mi sia caricato troppo o che chieda troppo a me stesso?
Edema alle braccia: quando ci sentiamo limitati in ciò che si vuole fare, il nostro corpo può manifestarlo occupando maggiore spazio attraverso un edema.
Mi sento forse limitato in ciò che faccio o in ciò che vorrei fare?
Mi sono forse sentita limitata nelle azioni che avrei voluto compiere o nelle scelte che avrei voluto fare?
Molte donne sottoposte ad ablazione della mammella in seguito a un tumore al seno sviluppano un edema nel braccio corrispondente. Forse si sono sentite limitate nella scelta della loro cura. Allo stesso modo è possibile che in seguito all’intervento si sentano limitate in ciò che vorrebbero poter fare a casa, per i figli o per il lavoro.
Perdita di forza nelle braccia:
Penso forse: «Non posso fare altro o è troppo, non ho più la forza di fare così tanto!»?
Mi sento impotente a poter aiutare uno dei miei cari?
Sensazione di bruciore alle braccia:
Provo forse rabbia per una situazione che riguarda il mio lavoro e che non ho accettato?
Tremori alle braccia:
Provo una grande stanchezza per tutto il lavoro che ho appena fatto o che mi resta da fare?

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BRIGLIE ADERENZIALI:

sono aderenze fibrose che si formano in seguito a un intervento chirurgico. Possono ostacolare il funzionamento dell’intestino e creare violenti dolori addominali. La soluzione consiste nella loro escissione e rimozione (con il rischio che se ne formino di nuove). Vedi Aderenze.
BRONCHI:

sono la rete di distribuzione dell’aria ai polmoni e comprendono un bronco principale per ogni polmone, che si divide a sua volta da quattordici a diciassette volte, dando luogo a ulteriori ramificazioni sempre più piccole che terminano nei bronchioli. L’aria dei polmoni è contemporaneamente nutrimento e vita. I bronchi rappresentano il nostro tessuto famigliare, il nostro ambiente. Possono essere paragonati a un albero e, non a caso, la loro struttura prende il nome di «albero bronchiale». Un problema ai bronchi riguarderà quindi l’ambiente famigliare o professionale.
Tumore ai bronchi: il tumore ai bronchi si forma in seguito a un «troppo pieno» emotivo che impedisce di respirare, e quindi di vivere liberamente nel proprio ambiente. Si può avere la sensazione che non si possa esistere in ciò a cui si aspira, in ciò che si vuole esprimere o in ciò che si vorrebbe vivere. Da piccoli ci si può essere sentiti dominati, soffocati, non rispettati da uno dei genitori, e adesso dal partner o da un superiore nell’ambiente di lavoro.
Ho paura di essere criticato o rifiutato se non rispondo alle attese della persona che amo, ciò che mi induce ad avere la sensazione di esistere più per gli altri che per me stesso?
Mi sento soffocare nel mio rapporto di coppia o nel mio ambiente famigliare o professionale?
Linfonodo all’albero bronchiale:
Ho la sensazione di dover combattere per rimanere in vita?

BRONCHIECTASIA o DILATAZIONE DEI BRONCHI:

aumento, spesso permanente e irreversibile, del volume dei bronchi, le cui pareti risultano quindi alterate.
Mi sono forzato per adattarmi a un ambiente in cui non mi trovavo bene?
BRONCHIOLITE:

infezione acuta dei polmoni che colpisce soprattutto neonati e bambini piccoli e in cui i bronchioli sono la sede dell’infiammazione.
Questo bambino potrebbe sentirsi allontanato dall’ambiente sicuro rappresentato dallasuamamma?
Questo neonato o questo bambino piccolo potrebbe essere arrabbiato a causa dei suoi genitori che litigano sulle cure da fargli?
Il bambino è stato vaccinato? Vedi Vaccinazione.

BRONCHITE:

infiammazione della mucosa dei bronchi. Può darsi che ci si senta vessati, soffocati dall’ambiente famigliare o lavorativo. Può anche trattarsi di un atteggiamento critico verso le persone che abbiamo intorno perché riteniamo di fare il possibile per compiacerle senza riuscire mai a soddisfarle.
Quando avevo sei anni ed ero in un collegio, mi venne una forte bronchite che si trasformò in broncopolmonite. Ripensando al passato, ricordo un evento accaduto prima che mi venisse la bronchite. Era stata servita una torta ai mirtilli. A me piacevano le torte di mele, di ciliegie, ma di torte blu… non ne avevo mai viste. «Questo coso blu non può essere un dessert», pensavo, e mi faceva piuttosto schifo. Feci scivolare con discrezione la fetta di torta nel grembiule per farla sparire. Mentre andavo in bagno, una suora mi sorprese con la torta che gocciolava dalla tasca. Mi portò in una stanza e insistette perché la mangiassi, cosa di cui non avevo nessuna voglia. Al limite della pazienza di fronte al mio rifiuto, me la ficcò in gola per costringermi a mangiarla. Criticai il gesto della suora, la sua mancanza di dolcezza e di comprensione di fronte a una bambina indifesa e rifiutai assieme a lei tutto il pensionato.
Con il lavoro svolto nel corso degli anni sulla liberazione della memoria emozionale, ho avuto modo di perdonarla capendo che certe suore avevano preso i voti più per un desiderio della loro famiglia o per sfuggire a una situazione disonorevole che per vera vocazione, ciò che provocava in loro molte frustrazioni, che scaricavano sui bambini. In quel collegio c’erano anche suore molto buone che erano come vere mamme e di cui conservo un bellissimo ricordo.
Ho vissuto una situazione che mi ha fatto provare una forte rabbia verso il comportamento di una persona del mio ambiente famigliare, scolastico o di lavoro?
Bronchite cronica:
Sto evolvendo in un ambiente molto critico o sono io che critico in continuazione?
Quando si è esigenti verso se stessi lo si è necessariamente verso gli altri. La soluzione consiste nello sviluppare una maggiore indulgenza nei confronti di sé per averne di più verso gli altri.
BRONCOPOLMONITE:

infiammazione dei bronchioli e degli alveoli polmonari. Può essere legata a una forma di scoraggiamento per non riuscire a trovare una propria collocazione o perché tutti gli sforzi per vivere una relazione armoniosa (contesto di vita armonioso) sono vanificati dalla mancanza di cooperazione dei nostri cari. Il non-rispetto dello spazio vitale o di un clima armonioso può far provare a chi lo subisce un sentimento di impotenza, di critica e un profondo scoraggiamento che può indurlo a credere: «Non ci riuscirò mai…»
Provo un senso di scoraggiamento di fronte a una situazione in cui non riesco a farmi ascoltare e rispettare nel mio bisogno di armonia e di spazio vitale?
BRUCIATURE A UN ORGANO O SU UNA PARTE DEL CORPO:

le bruciature possono essere prodotte da incidenti con liquidi o oggetti molto caldi, dal fuoco, prodotti irritanti, corrosivi, attraverso alcuni trattamenti di crioterapia, chemioterapia ecc. Possono riguardare quindi incidenti (vedi la voce corrispondente) o trattamenti.
→Se la bruciatura si produce in seguito a un incidente, può essere legata a un senso di colpa. Per esempio, ci si può sentire in colpa per essere in ritardo nel preparare la cena e ci si brucia cucinando (vedi Incidente).
→ Se le bruciature si sono prodotte in seguito a trattamenti di chemioterapia:
Il trattamento era troppo forte?
Mi rimetto forse troppo a ciò che viene deciso per me, piuttosto che ascoltare quello che il mio corpo vuole farmi capire attraverso questo tumore?
Vi sono bruciature che non dipendono da fattori esterni ma piuttosto da sensazioni che ci fanno dire di una parte del nostro corpo: «Qui mi brucia!» Per esempio: «Mi bruciano le braccia». Queste sensazioni di bruciore sono spesso legate a rabbia, frustrazione o esasperazione. Vedi Infiammazione.
Ecco qualche esempio di bruciature senza cause esterne e senza fase di riparazione.
Bruciature al viso:
Ho vissuto un affronto che mi ha fatto provare rabbia?
Bruciature alle braccia:
Ho vissuto una situazione che non ho accettato e che mi avrebbe portato a dire o a pensare: «Questo non lo prendo»?
Bruciature alla schiena:
Ho la sensazione di dovermi fare carico di tutto e di provarne rabbia?
BRUCIATURE NEI GRANDI USTIONATI:

nella maggior parte dei casi un grande ustionato non si ritiene responsabile di ciò che gli è accaduto. Tende invece a credere che la colpa sia degli altri, ed è comprensibile. Per un bambino ustionato volontariamente con la sigaretta della madre o nell’incendio appiccato da suo padre alla casa in un gesto di disperazione è difficile credere di essere responsabile. Il tema della responsabilità è stato trattato nel mio libro Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio.
Senza spingersi per ora a questi estremi, il grande ustionato può chiedersi se, prima dell’incidente, si è sentito in colpa di pensare a se stesso, o di avere più degli altri o ancora di aver causato sofferenze. Inconsciamente avrebbe potuto volersi imporre una forma di autopunizione, autoprivazione o autodistruzione.1 Vedi anche Incidente.
Anni fa ho conosciuto un grande ustionato che mi si era affezionato. Quando mi raccontò la storia dell’incidente in cui era rimasto ustionato su un terzo della superficie del corpo, riteneva ancora suo fratello responsabile per essersi addormentato al volante, dato che, sapendo che era molto stanco, gli aveva proposto di guidare al suo posto, ma questi aveva declinato la proposta dicendogli: «Scherzi! Solo per venti chilometri…»
Grazie alla fiducia che si era stabilita tra noi, mi raccontò un’altra storia che non aveva mai collegato all’incidente. Era sposato e aveva una bambina di quattro anni che gli era molto attaccata. Prima che accadesse l’incidente, si stava separando dalla moglie. La vedeva soffrire e pensava alla bambina, che avrebbe ugualmente patito per la sua partenza. Si riteneva un egoista che faceva soffrire gli altri per il proprio comodo. Più la separazione procedeva, più si sentiva in colpa.
Prima che fossi ustionato ho vissuto una situazione in cui mi sono sentito in colpa?
Possiamo esserci sentiti colpevoli di avere più degli altri o di dare un dispiacere a una persona che ci amava.
Ci sono forse state cose che mi rimproveravo o di cui ritenevo di non avere diritto?
Avrei dovuto perdonare una persona che mi aveva fatto soffrire?

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BRUCIORI DI STOMACO:

Cos’è che non riesco a mandare giù?
Che cosa trovo inaccettabile o troppo ingiusto e che mi brucia (nel senso di farmi provare frustrazione o collera)?
BRUFOLI:

piccole protuberanze di colore rosso che possono contenere pus, spesso correlate a sentimenti di impazienza. Quando sono purulente, è segno che c’è rabbia che ribolle o che ribolliva. Vedi anche Glutei.
Ho provato impazienza o rabbia nei confronti di me stesso, di una persona o di una situazione?
BRUXISMO:ci sono due tipi di bruxismo:
Bruxismo centrico: consiste nello stringere i denti senza muovere la mascella. Questo tipo di movimento può provocare dolori alla mascella. Esprime spesso grande collera e anche rabbia trattenuta.
Nutro forse collera o rabbia nei confronti di una persona in particolare?
Bruxismo eccentrico: è quello che viene definito «digrignare i denti». Se avviene di giorno ne siamo coscienti, ma di solito si verifica durante la notte. Ne siamo consapevoli quando ce ne parla la persona che dorme con noi.
Questo secondo tipo di bruxismo può esprimere ansia o una forte apprensione. Per esempio, lo studente che ha paura di non saper rispondere correttamente all’esame che lo attende; la persona che teme la visita dell’ufficiale giudiziario.
C’è una cosa di cui ho paura e che mi crea grande tensione emotiva?
Il semplice fatto di parlarne con una persona con cui si ha confidenza può aiutare ad allentare la tensione.
BULIMIA:

forma compulsiva che spinge a mangiare oltre misura o a ingoiare tutto ciò che capita, senza distinzione. Dopo aver ingerito molti alimenti, alcune persone scelgono di vomitare, sia per paura di ingrassare sia per farsi del male. La bulimia sovente è una forma autodistruttiva legata a un sentimento di abbandono o di colpa.
Credo di non essere degno di essere amato?
Credo che sarebbe stato meglio che non fossi mai nato?
Ho l’impressione di non aver causato altro che problemi ai miei cari?
Ho tendenza a credere che è tutta colpa mia?
Nelle adolescenti il disturbo è spesso legato a un’ossessione per la magrezza.
Ho paura di ingrassare o di diventare grassa?
Lidia ha dodici anni. Accompagna la sua mamma dal medico per degli esami di routine. Il dottore le dice: «Sarà necessario tenere d’occhio la dieta di sua figlia, potrebbe avere la tendenza a ingrassare». Lidia non aveva mai pensato neppure per un secondo che potesse avere problemi di peso, ma la frase del medico le fa nascere l’ossessione di ingrassare. Cerca di privarsi di cibo il più possibile, ma siccome è in fase di sviluppo a volte ha così fame che mangia più di quello che le sembra ragionevole. Dopo aver mangiato così tanto la paura di ingrassare riprende il sopravvento e si affretta a rigettare tutto il cibo trangugiato. Le immagini di bellezza associate a una figura molto snella per non dire magra sono responsabili di molti casi di anoressia e di bulimia nelle ragazze.
Ho aiutato Lidia a liberarsi da questa paura e le ho fatto accettare l’idea che poteva mangiare normalmente, senza per questo ingrassare.
BURN-OUT o ESAURIMENTO PROFESSIONALE: senso di stanchezza profonda con esaurimento dovuto a un eccesso di lavoro o a una grande delusione in seguito alla quale si è perduta ogni motivazione. Non si ha più la forza di continuare a questo ritmo o di lottare contro una situazione che appare insormontabile. Vedi Stanchezza.
→ Se si verifica in seguito a un eccesso di lavoro:
Sono convinto che il merito è dovuto agli sforzi?
Cosa cerco di dimostrare a me stesso o agli altri? Valgo qualcosa?
Può darsi che io provi un senso di colpa verso la vita e pensi: «Se gli altri hanno bisogno di me, allora posso vivere»? Con una tale convinzione, è possibile che io non sappia dire di no agli altri e voglia rispondere a tutte le loro attese, al punto che non mi resta più tempo per occuparmi di me stesso?
→Se si verifica in seguito a una profonda delusione:
La mia felicità e il mio valore dipendono dalla stima degli altri?
Può darsi che mi sia intestardito nel voler continuare un rapporto a senso unico?
Mi sono forse intestardito nel voler vincere una causa che era persa fin dall’inizio?
Mi sono forse intestardito a voler conservare un’azienda che rubava tutto il mio tempo, al punto che non me ne restava più per stare con i miei cari o per svagarmi?
BY-PASS:vedi Cuore.

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