Dizionario dei Sintomi – Lettera P

Dizionario dei Sintomi – Lettera P

 

PACEMAKER: vedi Stimolatore cardiaco.

PALATO: è la volta del cavo orale costituita dal pavimento delle fosse nasali e dal tetto della bocca. Il palato molle svolge una funzione importante nella deglutizione poiché chiude la cavità orale, evitando il passaggio di cibi e liquidi verso il naso. È nel palato che odorato e gusto si riuniscono. Problemi al palato possono venire da una difficoltà a conservare per sé ciò che è piacevole per noi. Per esempio la presenza della propria madre o del partner. Il palato rappresenta l’appoggio nel piacere dei sensi. Ciò spiega il fatto che, quando non ci si concede il diritto al piacere, non si prende il tempo per gustare il cibo e si perde la capacità di gustare le cose buone che mangiamo. Vedi anche Perdita del gusto.

Sapore cattivo quando la lingua viene in contatto col palato:

C’è una situazione nella mia vita che mi disgusta?

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Bruciarsi il palato: 

Mi sono forse sentito in colpa per essere troppo goloso?

Frattura del palato: un adolescente aveva una relazione con una ragazza della sua età. I genitori di lei erano molto aperti e non vedevano niente di male nel fatto che i ragazzi dormissero insieme. Ma la madre del ragazzo non la pensava nello stesso modo e gli aveva fatto una scenata quando era venuta a sapere che dormiva con la sua ragazza. Era arrivata persino a trattarlo da vizioso, immorale e disgustoso. Qualche tempo dopo, il ragazzo ebbe un incidente nel quale prese un colpo al naso e alla bocca ed ebbe il palato fratturato.

Mi sono forse sentito in colpa per aver dato sfogo al piacere dei sensi?

PALPEBRE: ricoprono le ghiandole lacrimali. Servono a proteggere gli occhi dalla polvere, dai corpi estranei o dalla luce forte per permetterci di trovare il riposo, la quiete. Si possono paragonare alle tende che chiudiamo per rilassarci o per andare a dormire. Le palpebre sono le persiane degli occhi. Problemi con le palpebre riguardano il bisogno di riposo. Quando sono gonfie a causa delle ghiandole lacrimali, esprimono tristezza. Vedi anche Calazio e Orzaiolo.

Farsi male alle palpebre: 

Mi sentivo in colpa di rilassarmi mentre sono in ritardo col mio lavoro?

Contrazioni involontarie e ripetute delle palpebre o blefarospasmo: possono dipendere da una patologia neurologica o rivelare una grande tensione mentale.

Cos’è che mi crea tanta tensione e mi impedisce di trovare una pace interiore?

Sono preoccupato per i risultati che devo raggiungere?

Caduta delle palpebre: 

Mi sono forse sfinito?

Irritazione delle palpebre:

Mi sento frustrato per non potermi riposare perché ho troppo da fare?

Eczema alle palpebre: vedi Eczema.

Palpebre gonfie:

Quali sono le lacrime che trattengo?

Palpebre cadenti:

Qual è la tristezza che porto dentro?

La tristezza può essere in relazione con la morte o la partenza di una persona amata, con la sofferenza di una persona che non potevamo aiutare o anche con una situazione che ci rattristava ma che non potevamo cambiare. Se una sola palpebra è cadente: la sinistra riguarda quello che vediamo a livello affettivo, la destra quello che vediamo a livello concreto.

Una donna aveva le palpebre cadenti. La figlia soffriva da anni di un problema alla tiroide, oscillando tra l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo. La donna si portava dentro la tristezza di vedere la figlia soffrire (palpebra sinistra) e quella che i medici non potessero guarirla (palpebra destra).

PALUDISMO: vedi Malaria.

PANCREAS:è una ghiandola a forma di cono posta dietro lo stomaco, che possiede una doppia struttura anatomica, corrispondente a una doppia funzione. La parte più grande, il parenchima, è cosparso di «nidi» chiamati «isole di Langerhans», responsabili della secrezione dell’insulina e del glucagone che regolano il livello del glucosio nel sangue. Il parenchima produce gli enzimi digestivi che sono liberati dal condotto pancreatico principale, che raggiunge il dotto coledoco formando una piccola cavità, l’ampolla del Vater, che si apre sul duodeno.

Il pancreas ha dunque un ruolo digestivo e ormonale. L’ipoglicemia e il diabete riguardano le isole di Langerhans, mentre la pancreatite, il tumore del pancreas e la mucoviscidosi (fibrosi cistica) riguardano il parenchima, responsabile della secrezione degli enzimi digestivi. Vedi anche Diabete e Ipoglicemia.

PANCREATITE: infiammazione del parenchima del pancreas che può essere acuta o cronica. Vedi Parenchima.

Pancreatite acuta: si tratta di un evento acuto con possibilità di recidiva. Può essere legata a una litiasi biliare (vedi Litiasi) o a un’intossicazione alcolica (vedi Alcolismo). La pancreatite acuta è spesso in relazione a una grande rabbia, mescolata a tristezza e a ribellione nei confronti di una situazioneche consideriamo inaccettabile, ingiusta, al limite del tradimento.

Ho vissuto una situazione che mi ha rattristato e rivoltato e che non posso accettare, ritenendola una mancanza di considerazione o, peggio ancora, una carognata?

Marcel ha venduto al fratello una parte del suo terreno vicino a un lago, che aveva comprato una decina di anni prima. Tutti e due facevano progetti per la pensione, durante la quale si sarebbero dedicati alla pesca, avrebbero fatto grigliate… Marcel è il primo a dare forma al progetto costruendo una casa. Quando non ha ancora terminato la costruzione e non dispone di grandi capitali, il fratello ritorna sulla sua decisione. Questo mette Marcel di fronte a una scelta difficile: o ricompra la sua parte o accetta l’idea di avere accanto un estraneo, e ciò gli crea grandi difficoltà finanziarie proprio nel momento del prepensionamento. Ne prova un’enorme rabbia, sia contro se stesso per aver venduto una parte del suo bene, sia contro il fratello che rivuole i soldi subito. Ci si immischia la moglie di Marcel, e la cosa degenera in un conflitto di famiglia. Marcel conclude: «Mio fratello per me non esiste più!» Dopo questa storia, gli viene una pancreatite acuta che si trasforma in un tumore del pancreas e poi dei polmoni.

Pancreatite cronica: in questo caso la situazione infiammatoria e cicatriziale della struttura della ghiandola è permanente e colpisce la funzione digestiva in modo cronico. In questa patologia si ritrova spesso il rancore.

Gli alcolisti sono i soggetti più esposti alla pancreatite, dato che l’alcol vi contribuisce. Tuttavia in molti di loro si ritrovano emozioni di rancore verso il padre, la madre o il partner che non li ha compresi, riconosciuti o che li ha abbandonati.

Anche nei non alcolisti si trova il sentimento del rancore, ma questa volta nei confronti di una situazione che si considera ingiusta, inaccettabile. Per esempio vicende ereditarie.

Nutro rancore nei confronti di una persona che mi ha fatto soffrire o di una situazione che non ho mai digerito?

Tumore al pancreas: tumore esocrino che coinvolge la parte funzionale della ghiandola, ossia il parenchima. Spesso in relazione a forti emozioni di tristezza, di rabbia o di repulsione in cui si può pensare: «Mi ripugna, mi disgusta». Può avere a che fare con una persona che si è approfittata di noi, un genitore che ci ha picchiato o che ce ne ha fatte di tutti i colori, un parente o un amico che ci ha fatto una carognata. Può anche riguardare la difficoltà per mancanza di soldi, che può indurci a pensare che la vita è ingiusta, perché alcuni vivono nell’opulenza mentre gli altri si trovano confrontati di continuo con la mancanza.

Nutro un profondo risentimento verso un parente che mi ha fatto del male?

Trovo la vita ingiusta?

PANICO, ATTACCO DI: vedi Angoscia o attacco di panico.

PAPILLOMA: piccola vegetazione epiteliale di natura degenerativa (papilloma corneo o della cheratina) simile a una verruca. Più comune sulla pelle del viso e del collo, ma può svilupparsi su tutte le parti del corpo. A livello delle mucose i papillomi prendono l’aspetto di polipi. Vedi Polipi.

Conservo dei segreti di cui mi vergogno e che non voglio rivelare, neppure ai miei cari?

Papillomi delle mucose: piccoli tumori benigni chiamati polipi. Vedi Polipi.

Papilloma anale e genitale e virus del papilloma: vedi Condiloma.

PARALISI: scomparsa o diminuzione considerevole della funzione motoria, generalmente in conseguenza di una lesione del sistema nervoso centrale o periferico. Può essere transitoria o permanente e colpire muscoli diversi, da un piccolo muscolo facciale (paralisi facciale) a muscoli essenziali alla mobilità del corpo. Può colpire la parte destra o sinistra del corpo (emiplegia), un arto (monoplegia) o i due arti inferiori (paraplegia) o, più raramente, tutti e quattro gli arti (tetraplegia). Possono venir colpiti anche i nervi cranici: si parla allora di paralisi oculare, faringea, laringea ecc. La paralisi è molto spesso legata a situazioni che vogliamo evitare, ma dove allo stesso tempo ci sentiamo costretti, obbligati a subire o prigionieri.

Qualche esempio:

Monoplegia del braccio: un sacerdote si sente fortemente attratto da una donna, tutto il suo corpo la desidera. Sogna di tenerla fra le braccia, ma allo stesso tempo si dice che non può, che i voti di castità glielo vietano. La notte ha le braccia intorpidite senza sapere perché. Inoltre si sente in colpa di avere simili desideri, anche se se li proibisce. Cade scendendo le scale, si rompe un braccio, alcuni nervi sono recisi, è la monoplegia.

Paralisi del piede: in una coppia sposata da oltre trent’anni, il marito si ammala di Alzheimer. Dimentica tutto quello che aveva imparato, compreso come nutrirsi e lavarsi. La moglie si vede costretta ad aiutarlo a mangiare e lo deve seguire anche quando va in bagno. Non ne può più delle cure che richiede il marito, ma non riesce a risolversi a metterlo in un istituto e non vede nessuno che lo possa aiutare. Si ripete: «È mio marito, non posso abbandonarlo!» ma allo stesso tempo pensa: «Non ce la faccio più, per me è troppo!» Non vede alcuna soluzione alla sua difficile situazione. Una mattina si sveglia e sente uno dei piedi freddi. Lo massaggia come può, fa impacchi caldi, ma non c’è niente da fare, ha la sensazione di avere un piede di legno, morto. Il piede è paralizzato. Va al pronto soccorso dove viene fatto un intervento per innervare il piede ma senza successo. Poi ne viene fatto un secondo che avrà un po’ più di successo. La cancrena si diffonde nel piede e si deve ricorrere all’amputazione.

Paralisi legata alla paura: una mamma porta il figlio a vaccinare. Quando il bambino vede la siringa ha paura, piange, si rifiuta, fa resistenza. La madre, aiutata dall’infermiera, gli tiene saldamente il braccio, mentre un’altra gli inocula il vaccino. Il bambino non ce la fa a liberarsi. È terrorizzato. Rinuncia a lottare. Dopo l’iniezione sviene. Quando torna in sé, ha il braccio (in cui è stata fatta la vaccinazione) e le gambe paralizzate.

I genitori di Mathéo hanno traslocato in una nuova residenza. Mathéo non vuole dormire nella sua nuova camera perché secondo lui ci sono delle ombre nere che gli fanno molta paura. Ogni sera, al momento di andare a letto, fa storie per non dormire in quella camera. Il padre pensa che siano capricci e lo costringe ad andarci. La madre, preoccupata per il fatto di vedere il figlio in quello stato, viene a chiedermi se posso fare qualcosa.

Ho aiutato Mathéo a capire con parole per lui comprensibili cos’erano le ombre nere che vedeva nella sua stanza. Gli ho spiegato che quelle che vedeva erano persone morte che non avevano più un corpo fisico ma solo uno etereo (come del vapore) e che volevano trasmettere un messaggio ai propri parenti. Per riuscirci, avevano bisogno di persone come lui che avevano la capacità di vederle. L’ho rassicurato dicendogli che non potevano in nessun modo fargli del male e che non volevano fargli paura, ma solo consegnargli un messaggio per qualcuno che amavano e che non riusciva a vederle. Gli ho anche detto che non doveva per forza essere il loro messaggero e che poteva dir loro di andarsene. Si è sentito rassicurato. Ho tuttavia invitato anche i genitori a trovare una soluzione perché non fosse più costretto a dormire in quella stanza. Lo hanno fatto, e le cose sono andate a posto.

Ci si potrebbe chiedere cosa sarebbe successo se i genitori avessero insistito a imporre al figlio di dormire in quella camera mentre lui ne era terrorizzato. Confrontati con tali angosce, alcuni bambini sviluppano l’epilessia e altri delle paralisi.

Emiplegia: paralisi di una metà del corpo. Il lato sinistro del corpo riguarda il femminile, l’emozionale, l’intuizione, il passato, la donna o la madre, quello destro il maschile, il razionale, il concreto, il presente, l’uomo o il padre. Il lato interessato dall’emiplegia sarà indicativo del tipo di conflitto.

Da chi o da che cosa avrei voluto fuggire ma non mi autorizzavo a farlo?

Paralisi cerebrale: lesione cerebrale che sopravviene nel feto durante gli ultimi mesi di gestazione o al momento della nascita, nel periodo neonatale o nella prima infanzia. Bisogna cercare cosa abbia vissuto la madre prima del parto, quali erano le sue paure, ma anche quelle che avrebbe potuto provare il suo bambino.

Il bambino ha forse avuto paura di essere separato dalla madre al punto di non voler nascere, ed essersi sentito forzato, incapace di sfuggire o di sottrarsi a questa separazione?

Paralisi facciale: colpisce il viso, che rappresenta la nostra individualità. È la parte di noi stessi esposta agli altri e con la quale entriamo in contatto con il nostro ambiente.

C’è una situazione che avrei voluto rifiutare ma che, vietandomi di farlo per evitare il giudizio degli altri (salvare la faccia), mi ha fatto sentire intrappolato, senza vie di uscita?

Paralisi degli arti inferiori: vedi Paraplegia.

Paralisi del nervo sciatico: vedi Nervo sciatico.

Paralisi infantile o poliomielite: la poliomielite è un’infezione virale che si presenta di solito come una malattia benigna. È solo in alcuni soggetti che, dopo una breve fase di salute apparente, si manifesta una forma grave con sintomi di meningite quali febbre, rigidità della nuca, dolori muscolari, che evolvono in paralisi colpendo la parte inferiore del busto e le gambe. Vedi anche Miopatie.

Cosa stava vivendo il bambino prima di manifestare questa patologia? Voleva forse sfuggire da una situazione che gli faceva paura o che lo terrorizzava, ma di cui si sentiva obbligato a farsi carico?

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Paraplegia: paralisi degli arti inferiori. Dipende da una lesione dei nervi periferici (polineurite, poliomielite…) o da un trauma del rachide (frattura della colonna vertebrale). La paraplegia può essere in relazione con qualcosa che si doveva imparare in questa vita.

Dobbiamo imparare a ricevere?

Dobbiamo imparare a sviluppare il nostro coraggio invece di crederci vittime degli altri o delle situazioni?

Dobbiamo imparare a sviluppare la nostra autonomia?

Dobbiamo imparare a concederci il diritto di vivere?

Una partecipante paraplegica aveva risposto affermativamente a queste domande, confermando ciò che stava vivendo prima di ammalarsi. Aveva anche fatto il collegamento con una parola che usava spesso: «urtare». Nell’incidente che le aveva lasciato le gambe paralizzate, era stata urtata da un camion. La donna, a differenza di molti paraplegici, non soffriva di piaghe da decubito. Ne aveva sofferto all’inizio, quando credeva di essere un peso per i suoi cari, ma aveva poi velocemente raggiunto la sua autonomia e non si era più sentita un peso per gli altri.

Prima che mi venisse la paraplegia:

Mi sono spesso sentito vittima di situazioni che incontravo nella vita?

Ho vissuto eventi di fronte ai quali ho potuto sentirmi in colpa di esserci o di vivere?

PARANOIA: vedi Malattie mentali.

PARAPLEGIA: vedi Paralisi.

PARASSITI DEI PELI: pidocchi, piattoni. Sovente questo problema deriva dalla sensazione di essere sporchi, abbandonati a se stessi, decrepiti, o da un senso di colpa per avere rapporti sessuali senza un legame affettivo. Può anche essere collegato a un sentimento di vergogna o a quello di ritrovarsi in un luogo che si considera ripugnante.

Mi sono forse sentito insudiciato o a disagio in un luogo che considero ripugnante o con una persona sporca?

PARASSITI INTESTINALI: i parassiti intestinali (amebe, tenia, entamoeba, giardia) provengono spesso dalla sensazione di essere stati usati, abusati, o vittime di una situazione in cui ci si è imbattuti. Se li abbiamo presi durante un viaggio, potremmo chiederci se per caso abbiamo avuto paura di rimanere infettati, se ci siamo sentiti prigionieri o se ci siamo sentiti in colpa per esserci concessi delle vacanze. Vedi Diarrea del viaggiatore, Dissenteria e Tenia.

È possibile che mi sia sentito prigioniero di un luogo o di una persona?

Mi sono forse sentito usato?

Gli ossiuri (nematodi) nei bambini corrispondono spesso alla sensazione di essere stati «sporcati» (palpeggiamento o abuso sessuale) o di sentirsi sporchi. Per esempio, il bambino di pelle nera cui viene detto: «Tu sei nero, sei sporco…» o il bambino cui viene chiesto di baciare la terra…

È possibile che mi sia sentito sporco o insudiciato?

PARENCHIMA: è la parte funzionale di un organo le cui cellule svolgono un’attività fisiologica determinata, diversamente dai tessuti connettivali che svolgono invece un ruolo di sostegno. Si parla di parenchima polmonare, epatico o renale. Una lesione parenchimatosa colpisce o sopprime la o le funzioni dell’organo interessato.

Tumore del parenchima o lesioni parenchimatose: sono molto spesso legate a problemi di sopravvivenza.

Per esempio, la paura di morire può causare una lesione parenchimatosa del polmone. La sensazione che si tolga il pane di bocca ai propri figli può dar luogo a una lesione parenchimatosa del fegato. La paura di essere attaccato o ucciso può invece produrre una lesione parenchimatosa del rene.

Ho vissuto forti emozioni legate alla mia sopravvivenza?

PARESTESIE: sono caratterizzate da sensazioni di formicolio, intorpidimento, perdita di sensibilità (caldo, freddo) o anche da pizzicore. Possono essere conseguenti a una riattivazione della circolazione sanguigna in seguito a ipotermia, a un’ostruzione di un vaso sanguigno (trombosi) o essere la conseguenza di una patologia del sistema nervoso.

Sono particolarmente frequenti in alcune miopatie, come fibromialgie, sclerosi a placche, sindrome di Guillain-Barré…

Vedi Miopatie.

PARKINSON: vedi Morbo di Parkinson.

PARODONTOLISI: malattia dei tessuti parodontali, ovvero della parte che sostiene i denti, chiamati più comunemente gengive, che sono in realtà la mucosa che riveste i parodonti. Le parodontolisi si presentano come un fenomeno infiammatorio acuto (parodontite) o non infiammatorio e cronico (parodontosi) che portano a una mobilità crescente dei denti che ne può causare la caduta. Vedi anche Gengive.

Sono molto spesso legate a un dubbio che ci rode. Può trattarsi di dubbi sulle nostre capacità, sul nostro valore o del fatto di sentirsi colpevoli per tutto quello che succede.

Parodontite:

Nutro rabbia nei confronti di una persona che ha seminato il dubbio in me?

Ce l’ho con me stesso per essere così esitante?

Ce l’ho con me stesso per aver preso delle decisioni così cattive?

Parodontosi:

È possibile che da molto tempo viva in un dubbio che non sono riuscito a risolvere?

PARTO: i problemi legati al momento del parto dipendono spesso da paure (di soffrire, nei confronti del futuro bambino, per ciò che succederà dopo la sua nascita…). Potremmo voler trattenere quella condizione privilegiata in cui sentivamo il partner più vicino e attento, oppure potremmo non sentirci pronte ad assumere il ruolo che ci attende.

Doglie: dolori eccessivi durante il parto possono avere origine dalla convinzione secondo cui bisogna soffrire per partorire, credenza rafforzata dalle parole bibliche «Partorirai nel dolore». Può anche darsi che la paura di soffrire spinga la donna a una maggiore tensione muscolare, con conseguente accrescimento del dolore.

Si possono anche avere preoccupazioni di ordine finanziario: temere che il bambino ci impedisca di proseguire i nostri studi o la nostra carriera. Si può temere che il figlio assuma maggiore importanza di noi agli occhi del nostro partner, soprattutto se durante l’infanzia abbiamo vissuto la sensazione che un altro bambino avesse preso il nostro posto. Questo genere di preoccupazioni può spingere a voler frenare la venuta del bambino, generando complicazioni durante il parto. Accade anche che la nascita di un figlio riporti la madre all’esperienza della sua nascita.

Che cosa provavo prima del parto?

Ero pronta ad accogliere il bambino?

Avrei voluto trattenere lo stato di gravidanza, l’attenzione particolare di cui ero oggetto in quel periodo?

Avevo paura dei cambiamenti che questa nascita avrebbe potuto apportare al mio rapporto di coppia?

Emorragia durante il parto:

Stavo forse vivendo una grande mancanza di gioia in quello che doveva essere uno dei momenti più belli della mia vita?

Eclampsia: può sopravvenire in gravidanza, durante o dopo il parto, ed è caratterizzata da convulsioni (contrazioni muscolari, spasmi) associate ad albuminuria e ipertensione. Nei casi più gravi, l’eclampsia può determinare un edema polmonare, un’insufficienza renale acuta e condurre alla morte del feto e/o della madre.

L’arrivo di questo bambino rappresentava un limite alla mia libertà?

Ho avuto la sensazione che con questa gravidanza io non appartenessi più a me stessa?

Jade è stata colpita da eclampsia alla fine della gravidanza e ha perso il bambino.

Quando le ho chiesto se si fosse sentita limitata nella sua libertà rispetto a questa gravidanza, lei mi ha risposto che, in effetti, sia da parte della sua famiglia che di quella del marito vi erano così tante aspettative per questo primogenito, che aveva la sensazione di vivere una gravidanza collettiva. Più la gravidanza avanzava, più si sentiva soffocare dalle attenzioni che pesavano su di lei. Vedi anche Gravidanza e suoi problemi.

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PATERECCIO o GIRADITO: ascesso del polpastrello. Vedi anche Dita.

Ce l’ho con me stesso per dei dettagli?

Cosa mi rimprovero di non aver fatto abbastanza bene?

PATOLOGIE NEUROMOTORIE: queste malattie riguardano i nervi motori, i motoneuroni e le componenti dell’apparato locomotore (ossa, muscoli, articolazioni, tendini, legamenti) e hanno di conseguenza ripercussioni sull’esecuzione dei movimenti del soggetto malato. Presso alcune persone i movimenti sono effettuati in modo incerto e rallentato, che si tratti di parlare, scrivere, mangiare, muoversi ecc. Sono patologie legate a conflitti relativi ai movimenti. Può trattarsi di movimenti in contrasto.

Per esempio, una donna chiede al marito di appoggiare i fiori sul tavolo della sala da pranzo. Prima che abbia finito di farlo, gli dice: «No, mettili piuttosto sul tavolo del salotto». Con la ripetizione di questi comandi interrotti, il cervello esita di fronte all’azione da compiere. Si riscontra questa patologia nelle persone che vivono con un partner troppo veloce e troppo sollecito nel fare le cose al posto loro. Col tempo, la persona «in ritardo» rispetto all’altra perde fiducia nella propria capacità di agire. Il dubbio e l’esitazione si insediano nei loro movimenti.

La malattia colpisce in modo particolare le persone che hanno teso a lasciare il proprio partner o gli altri decidere al posto loro e si manifesta in genere dopo i cinquanta o sessanta anni.

Dubito delle mie azioni?

Ho paura di dispiacere al punto da non prendere posizionenei confronti di una persona che mi dice di continuo quello che devo e come lo devo fare?

Un’altra patologia dell’apparato locomotorio che colpisce soprattutto le persone anziane è l’esecuzione di movimenti rallentati. Talvolta, parlando di uno dei propri cari, si dice: «Si è rallentato». Si osserva sovente nelle coppie che, quando uno è molto dinamico, l’altro compensa con una maggiore ponderazione. Se con l’età il partner dinamico non rallenta il suo ritmo di vita, l’altro può compensare con un rallentamento più marcato.

Dico talvolta alle persone che non si fermano mai e che si lamentano che il proprio partner o il figlio non facciano niente: «È possibile che tuo marito o tuo figlio si riposino per te?»

È possibile che uno dei partner rallenti per l’altro?

È possibile che quello che è rallentato voglia dire: «Avrei bisogno che ci prendessimo un po’ più di tempo solo per noi»?

Vedi anche Morbo di Parkinson.

PEDICULOSI PUBICA: si parla anche di pidocchi o piattoni del pube. Vedi Parassiti dei peli.

PELI: i peli rappresentano la protezione poiché svolgono la funzione di proteggere e scaldare: è quello che la madre fa per il bambino.

Follicolite: infiammazione di un follicolo pilifero.

Provo rabbia verso uno dei mie cari per non avermi saputo meglio proteggere o sostenere quando ne avevo bisogno?

Se colpisce soprattutto i peli pubici:

La mia rabbia è forse rivolta verso il mio partner?

Perdita di peli: vedi Alopecia areata.

PELLE: costituisce, assieme alle fanere, l’involucro protettivo del corpo. È l’organo di senso del tatto e riguarda le nostre relazioni con gli altri. I problemi che hanno a che fare con la pelle sono quindi in relazione con i nostri scambi o la perdita di contatto (separazione, allontanamento, lutto) con gli altri. Vedi le diverse patologie della pelle in Eczema, Orticaria, Psoriasi ecc.

Bruciature o ferite alla pelle: vedi Incidente.

Di cosa mi sentivo in colpa nei confronti del mio ambiente?

Per esempio, sono in ritardo per preparare la cena e mi brucio le dita.

L’odore della pelle: esprime i pensieri diffusi attraverso le cellule. Una persona che ha un buon odore ha di solito pensieri lieti. Quella che suda molto, senza per questo avere un odore sgradevole, può sentirsi pervasa o vivere un senso di insicurezza. Gli agorafobici (vedi Agorafobia) in genere sudano molto. Un uomo che aveva una relazione extraconiugale si ritrovava madido di sudore ogni volta che faceva l’amore con la sua amante.

La persona che emana un odore sgradevole anche dopo una doccia, può essere che reprima la rabbia o che sia piena di odio o rancore.

La persona che si trascura non lavandosi e che porta abiti mal tenuti può esprimere una forma di autodistruzione legata a uno stato depressivo o a un sentimento d’abbandono. È anche possibile che nutra rancore e cerchi di rendere responsabili gli altri della propria situazione. Molti barboni rifiutano l’aiuto che si cerca di dar loro.

Tendo a non esprimere le mie frustrazioni?

Provo odio o rancore nei confronti di una o più persone?

Una volta una persona mi scrisse chiedendomi di riceverla. Mi raccontò che emanava un odore così sgradevole che le persone si allontanavano da lei o si tappavano il naso al suo arrivo. Ne era profondamente infelice. Accettai di riceverla. Nutriva un odio profondo verso la madre da cui era stata maltrattata. Le proposi di fare un seminario di «Liberazione della memoria emozionale», nel corso del quale poté liberarsi dei dolori del passato e perdonare sinceramente sua madre. Quando lasciò il seminario ero fiduciosa che il suo odore corporeo sarebbe cambiato. Mi scrisse due settimane più tardi per dirmi che si era infine liberata da quell’odore ripugnante e che ciò le apriva le porte di una nuova vita.

Pelle brufolosa: può esprimere ildesiderio di non essere toccati, di essere lasciati in pace. Può essere associata a una pelle grassa.

Pelle morbida: esprime la dolcezza e il desiderio di essere gentili. Non ci sentiamo minacciati, non abbiamo bisogno di proteggerci, al contrario, desideriamo che gli altri si avvicinino a noi.

Pelle rugosa: esprime una certa durezza nei rapporti con gli altri: «Non ho voglia di essere gentile con voi per farmi voler bene, prendetemi come sono perché non ho intenzione di cambiare per farvi piacere».

È possibile che mi senta minacciato dagli altri nella mia libertà di essere?

Pelle secca: esprime molto spesso un senso di solitudine, una mancanza di amore (ci si dona poco e si riceve poco). Se questo sintomo è accresciuto da un sentimento di tristezza la pelle può screpolarsi e sanguinare. Inoltre, se al sentimento di solitudine si aggiunge quello di rifiuto di una persona dalla quale avremmo il diritto di attenderci affetto, la pelle può irritarsi e screpolarsi.

Pelle secca del viso:

Mi sento rifiutato?

Mi sento solo nelle relazioni con gli altri?

Talvolta ci si può sentire soli in mezzo a una folla.

Pelle secca sulle mani e sulle braccia: 

Mi sento solo in quello che ho da fare?

Pelle secca sulle gambe: 

Mi sento forse solo per procedere nella vita?

Pelle grassa: esprime un «troppo». Si ha bisogno di più spazio, ci sentiamo invasi nel nostro territorioperché vogliamo rispondere troppo ai bisogni degli altri. Vedi anche Ghiandole sebacee.

Mi sento un po’ troppo posseduto dagli altri?

Pelle grassa del viso:

Ho la tendenza a voler piacere a tutti?

Pelle grassa sulle pinne del naso: 

Ho la tendenza a immischiarmi troppo negli affari degli altri?

Angiodermite superficiale: si manifesta soprattutto sugli arti (braccia e gambe) e ha l’aspetto di punture di insetti.

Trovo difficile vedere soffrire uno dei miei cari?

Mi sento forse impotente ad aiutarlo?

Tumore della pelle:tra i tumori della pelle troviamo l’epitelioma e il melanoma maligno. Vedi Melanoma maligno.

Epitelioma è il termine usato per indicare i tumori maligni dei tessuti epiteliali e, in particolare, gli epiteliomi del rivestimento (pelle, mucose, canali escretori delle ghiandole ecc). Ne esiste una grande varietà fra quelli indifferenziati e quelli differenziati, di cui i più comuni sono l’epitelioma basocellulare e quello spinocellulare.

Epitelioma basocellulare:questo tumore nasce nelle cellule basali dell’epidermide o nello strato basale, ovvero la parte più profonda dell’epidermide. Riconoscibile per la presenza di perle rosse (epitelioma nodulare), isolate o a gruppi, talvolta assume invece una forma allungata (epitelioma pagetoide) o a chiazza che aumenta progressivamente (epitelioma piano cicatriziale). L’epitelioma basocellulare è il più comune tra i tumori della pelle. Colpisce in prevalenza le parti scoperte (mani, viso), ma spesso compare sul naso o all’angolo dell’occhio.

La madre di una delle partecipanti ai miei seminari, che soffriva di questo tumore all’angolo del naso, le disse sul letto di morte: «Non fare quello che ho fatto io, che ho passato la mia vita avoler salvare le apparenze. Non ho mai mostrato a nessuno la sofferenza che avevo dentro». Il tumore può essere legato alla sensazione di essere separati dalla propria verità agli occhi degli altri, o provenire da un affronto che ci ha feriti profondamente.

Quello che gli altri possono dire o pensare di me o dei miei cari mi spinge a non esternare quello che vivo o provo?

Ho vissuto un affronto che mi ha molto ferito?

Epitelioma spinocellulare:questo tumore si sviluppa a spese dei cheratinociti, le cellule dell’epidermide che producono la cheratina. Quest’ultima è una proteina fibrosa che entra nella composizione dello strato corneo della pelle (cheratina molle) e delle sue fanere: peli, capelli, unghie (cheratina dura). Un aumento della cheratina della pelle può dar luogo a dei corni cutanei.

L’epitelioma spinocellulare inizia con un piccolo nodulo o una placca dura, indolore, di solito sulle labbra, sulla pelle delle orecchie, vicino alle orecchie o sulle mani. La lesione si estende lentamente, può diventare crostosa e assomigliare a una verruca, o può ulcerarsi. La cheratina svolge un ruolo protettivo. Questo tumore è comune nelle persone anziane che non sanno difendersi o che vivono nel timore del giudiziodegli altri.

Se si sviluppa sulle orecchie o vicino alle orecchie:

Ho la sensazione di non essere stato protetto dai miei cari nei confronti di persone che mi dicevano cose offensive?

Ho perso una persona con la quale amavo discutere?

Se si sviluppa sulle mani: 

Ho la sensazione di non essere stato protetto dai miei cari nei confronti di coloro che dovevano prendersi cura di me e che mi hanno invece maltrattato?

Se si sviluppa sulle labbra: 

Mi sono sentito messo in ridicolo di fronte agli altri per quello che ho potuto dire?

PENE: il pene rappresenta il principio maschile attivo o yang, così come la vagina quello femminile o yin. Patologie del pene hanno a che fare con la sessualità.

Ulcerazione del glande: vedi Malattie sessualmente trasmissibili.

Lesioni e sanguinamento del pene: i tagli al pene, in particolare al glande, vicino all’orifizio dell’uretra, esprimono spesso una perdita di gioia nella propria sessualità.

L’uomo può sentirsi usato come unoggetto di piacere dalla sua partner o non concedersi il diritto di provare piacere sessuale dopo una separazione o un divorzio di cui si attribuisce la colpa.

Mi sento in colpa per il fatto di concedermi piacere sessuale?

Mi sento usato per il piacere sessuale dell’altro?

Restringimento anomalo dell’orifizio del prepuzio: vedi Fimosi.

Noduli nei corpi cavernosi del pene: vedi Malattia di La Peyronie.

PERDITA DEI DENTI o ESTRAZIONI VOLONTARIE: vedi Dentizione.

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PERDITA DEL GUSTO:gustare il cibo è gustare la vita. Le persone depresse tendono a inghiottire il cibo intero, privando il sistema nervoso di certe sensazioni gradevoli e accentuando in tal modo la loro condizione. La persona depressa farebbe meglio a mangiare più lentamente, a gustare di più il cibo.

Non apprezzare le cose che mangiamo può essere una forma di autoprivazione o di autopunizione. Una delle partecipanti ai miei seminari perse il senso del gusto dopo il divorzio. Si sentiva in colpa per aver privato i figli del loro padre scegliendo di porre fine alla sua relazione.

Infine può esserci un senso di colpa verso il piacere o un divieto. Non ci diciamo forse, talvolta, a proposito di qualcosa di delizioso (pasticceria o cioccolato): «È un peccato di gola», come se concedersi qualcosa di buono andasse contro quello che ci è consentito. Una donna diceva alla nuora: «Non gusto niente!» per giustificarsi di tutte le cose buone che comprava. La nuora le rispose: «Ma allora, perché comprare tante cose, mangia la stessa cosa tutti i giorni!»

È possibile che non mi conceda o non mi conceda più il diritto di godere delle cose buone della vita?

PERDITA DELL’APPETITO: il nutrimento corrisponde sia a un bisogno (nutrire il corpo) sia a un piacere (mangiare cose buone). Entrambi corrispondono a vivere. Perdere il gusto di vivere può comportare un calo o la perdita dell’appetito. Vedi anche Anoressia.

Ho vissuto forti emozioni che mi hanno tolto il gusto di vivere?

Ho così poca voglia di vivere?

PERDITA DELL’EQUILIBRIO: vedi Cervelletto, Vertigini.

PERDITA DELL’ODORATO o ANOSMIA: l’odorato partecipa in gran parte al piacere dei sensi (gli aromi, il profumo di una persona, l’odore della pelle del proprio partner). La perdita totale dell’odorato (anosmia) o parziale (iposmia) può indicare una perdita di interesse per i piaceri dei sensi o una perdita della gioia di vivere.

Una delle partecipanti ai miei seminari aveva perso l’odorato dopo la sua separazione. Vedendo il marito infelice, non si concedeva più il diritto ai piccoli piaceri della vita.

Un’altra aveva perso l’odorato dopo la morte della madre. Mi confermò che, dopo il lutto, aveva perso la sua gioia di vivere. Quando le chiesi: «Cosa significa per te ritrovare la gioia di vivere?» Mi rispose: «Ritrovare la mia spensieratezza. Dopo la morte di mia madre ho assunto molte responsabilità». Rispondendomi, sapeva che, concedendosi di nuovo il diritto al piacere, avrebbe ritrovato l’odorato.

Ho perduto la gioia di vivere?

Mi sono forse proibita di godere dei piaceri della vita?

È anche possibile che si sia stati sottoposti, o che lo si sia ancora, a odori sgradevoli, provenienti per esempio dal luogo in cui abitiamo o dalla persona che condivide il nostro letto. La perdita dell’odorato in questi casi può essere parziale.

Cos’è che non posso più sentire?

PERDITA DI COSCIENZA: vedi Svenimento.

PERDITA DI LACRIME: vedi Ghiandole lacrimali.

PERDITE BIANCHE: vedi Leucorrea.

PERICARDITE: infiammazione del pericardio, accompagnata da febbre e dolori al torace. Il pericardio è una sacca membranosa che riveste il cuore e la base dei grandi vasi sanguigni che da qui hanno origine. Come tutti gli involucri, serve a proteggere, in questo caso il cuore. Una pericardite è spesso segno che si teme per il proprio cuore.

Ho sentito il mio cuore minacciato per gli sforzi che mi venivano richiesti o per l’intervento che mi proponevano?

Sono preoccupato per la fragilità del mio cuore?

PERITONEO: membrana sierosa che riveste le pareti interne dell’addome e dei visceri che contiene. Il peritoneo circoscrive una cavità virtuale, chiamata cavità peritoneale, delimitata da due foglietti: quello parietale, contro la parete addominale profonda, e quello viscerale, che riveste completamente il canale digerente e gli organi annessi (fegato, milza, pancreas). Il suo ruolo è quello di trattenere gli organi addominali, produrre un liquido lubrificante che permette ai visceri di scivolare l’uno sull’altro e contro la parete addominale. Ha anche una funzione protettiva poiché è in grado di assorbire alcuni liquidi. Rappresenta un sistema di filtraggio naturale in caso di dialisi peritoneale.

PERITONITE: infiammazione del peritoneo, sovente acuta e molto dolorosa, che dà la sensazione di una pancia dura come il legno. Questa patologia accompagna quasi sempre un’ulcera gastroduodenale, un’appendicite, una colecistite, una diverticolite o una salpingite acuta.

Sebbene si supponga quasi sempre una perforazione della membrana e un’infezione nella cavità addominale da parte dei batteri del canale digerente, o dei canali genitali per la salpingite, la peritonite è più legata a una paura da panico, una minaccia per i propri organi o per la propria vita. Vedi anche Liquido ascitico.

Prima che mi venisse la peritonite, ho forse vissuto una situazione che mi ha fatto provare una grande rabbia?

Durante la malattia che ho avuto, ho forse, in un dato momento, vissuto un timor panico per quello che succedeva nel mio addome?

È possibile che abbia molta paura di morire?

François non si arrabbia mai, è piuttosto un tipo di «uomo yin», quindi gli viene un’infezione dopo l’altra. Le infezioni traducono la rabbia che non esprime. Quando suo padre gli dice che va a stare da lui per qualche tempo, è incapace di dirgli di no. Si sente in un vicolo cieco. Non vuole che ci vada ma non riesce a dirglielo. Dopo qualche settimana, non sopporta più la sua presenza e gli viene una prima crisi di appendicite, che riesce a superare senza l’aiuto del medico. Suo padre riparte qualche tempo dopo, e lui rifiata.

Sei mesi dopo suo padre gli annuncia il suo arrivo, questa volta con la nuova compagna. Dopo aver riagganciato il telefono, François sente la rabbia montargli dentro. Durante la notte gli viene la febbre alta. Il giorno dopo è piegato in due dal dolore. Gli viene un’altra crisi di appendicite. È solo in casa, telefona a un amico che gli dice che passerà da lui, ma le ore passano, il dolore cresce, e inizia a entrare in panico. Cosa succede nella sua pancia? Ha paura di morire. Quando infine arriva l’amico, è talmente spaventato che non vuole chiamare l’ambulanza, vuole essere accompagnato subito all’ospedale. Al pronto soccorso il medico diagnostica un’appendicite con peritonite. Sarà operato nelle ore successive.

François detestava suo padre che si era mostrato violento con sua madre e i fratelli quando era un ragazzino. Per niente al mondo avrebbe voluto assomigliargli e per lui, esprimere la rabbia o un rifiuto equivaleva a essere come suo padre, quindi tutta la rabbia veniva repressa. Il voler essere gentile lo metteva in un vicolo cieco perché non riusciva a dire di no ma, allo stesso tempo, non si sentiva rispettato.

PERTOSSE: inizia con tosse, starnuti, escrezione nasale, febbre e lacrimazione.Dopo qualche giorno la tosse diventa più persistente e si aggrava, provocando episodi di vomito e il caratteristico rumore quando si inspira detto «canto del gallo». Si ritiene che sia causata dal batterio Bordetella pertussis ma, come per altre malattie infettive, ci si può chiedere se non è stata confusa la causa con le conseguenze. I batteri, come tutti i germi, hanno il compito di trasformare la materia. Potrebbero essere stati gli stessi tessuti colpiti la causa della presenza dei batteri? Vedi Infezione.

Quando avevo dodici anni la mia compagna di classe Lina ebbe la pertosse. Stavo con lei prima che le venisse e durante, visto che le portavo a casa i compiti. Io non ero stata vaccinata contro la pertosse e non fui contagiata anche se, quando tossiva, venivo colpita dalle sue goccioline di saliva (gocce di Flügge). All’epoca avevamo un’insegnante che era la rigidità fatta persona. La maggior parte degli allievi la temeva. Lina era una ragazza molto sensibile. È possibile che abbia reagito all’atteggiamento dell’insegnante? Al suo ritorno in classe questa si mostrò più gentile nei suoi confronti.

Può darsi che il bambino che contrae la pertosse critichi una situazione che sta vivendo (la tosse) che gli fa provare rabbia (la febbre) e tristezza (gli occhi che lacrimano) e che provi un senso di impotenza che lo spinge a rifiutare la situazione (gli episodi di vomito)?

La situazione può collegarsi anche al fatto di essere o meno il preferito, di sentirsi soffocati da comportamenti iperprotettivi ecc.

È possibile che un bambino piccolo provi sentimenti critici nei confronti di una persona o di una situazione? La più giovane partecipante ai miei seminari aveva tre mesi. Sua madre, per poter partecipare, l’aveva portata con sé per poterla allattare. Al suo arrivo, andai a vedere la bambina e notai che soffriva di una forma di congiuntivite all’occhio destro che glielo teneva praticamente chiuso. La madre mi disse che prima aveva avuto un raffreddore, seguito dalla congiuntivite. Stupita, le chiesi se la figlia non avesse visto qualcosa che avrebbe potuto farle provare rabbia. La donna allora si ricordò che c’era mancato poco che la facesse cadere dalla sdraietta. «Ha avuto più paura che male»mi disse, aggiungendo: «Ha reagito facendomi il broncio, e dopo è comparsa l’infezione all’occhio».La aiutai a prendere coscienza del rapporto tra l’incidente e l’infezione all’occhio. Essa si rivolse alla bambina dicendole: «La tua mamma si scusa per averti quasi fatto cadere, ti prometto di essere più prudente la prossima volta che ti metto sulla sdraietta». Alla fine della serata l’occhio chiuso della piccola era completamente aperto e non c’erano più tracce di infezione. Cos’era successo? La bambina si era liberata dalla rabbia verso la madre. In un bambino in buona salute, la guarigione è più rapida rispetto a un adulto, poiché il metabolismo è giovane (nuovo) e non ha bisogno di liberarsi (come invece deve fare l’adulto) di tutti gli strati della mente.

PESO: vedi Eccesso di peso.

PETECCHIA: macchie rosse o porpora della grandezza di una capocchia di spillo che appaiono sulla pelle o sulle mucose in seguito a rottura dei capillari sanguigni. Vedi Porpora e Capillari.

È possibile che io venga facilmente ferito, ma che scelga di tacere per non creare conflitti?

PIAGHE DA DECUBITO: piaghe che si formano in un punto di appoggio in cui la circolazione sanguigna locale è minore e sono dovute a una immobilizzazione di quella parte del corpo. Le persone su sedie a rotelle o costrette a letto a lungo sono le più colpite.

Ci si potrebbe tuttavia chiedere come mai persone allettate da più di sei mesi non ne abbiano, mentre in altre compaiono dopo poche settimane di immobilità. Potrebbe essere che il sentirsi un peso per la propria famiglia o i propri cari abbia come conseguenza energetica di appesantire la pressione esercitata su questo punto d’appoggio del corpo?

Ho la sensazione di essere un peso per la mia famiglia o per le persone che si prendono cura di me?

Una persona sulla sedia a rotelle da molti anni mi confidò di aver incontrato molti paraplegici con problemi di piaghe da decubito, mentre lei le aveva avute solo nei primi tempi. Se lo spiegava con il fatto di aver saputo sviluppare la propria autonomia e di non essersi più sentita un peso per le persone che la circondavano.

Qualche anno fa visitai un amico in ospedale. Il suo vicino di letto mi riconobbe e mi chiese: «Signora Rainville, lei che è una specialista di psicosomatica, mi può spiegare perché le mie piaghe non guariscono? Sono i farmaci o il letto?» L’uomo era diventato paraplegico in seguito a un incidente. Gli domandai se pensava che a casa sua sarebbe stato un fardello per i famigliari. Mi rispose: «Non faccio che pensarlo. Sono un peso per mia moglie. Io vorrei morire, la vita non ha più interesse per me, ma mia moglie e i miei amici non vogliono». L’uomo si trovava in un vicolo cieco: guarire significava poter tornare a casa, e tornare a casa equivaleva a essere un peso per i suoi cari. Per lui la soluzione era restare in ospedale. Vedi Paraplegia.

Piaghe da decubito nelle persone anziane:

Può darsi che mi senta un peso per i miei figli o per le persone che si prendono cura di me?

PIASTRINE: vedi Trombociti.

PIDOCCHI: vedi Parassiti dei peli.

PIEDI: rappresentano il nostro avanzamento nella vita. In India si venerano i piedi dei grandi maestri. In effetti, è il loro cammino spirituale che viene onorato. I piedi e l’andatura esprimono il modo in cui una persona procede nella vita.

Dolore ai piedi: sono spesso in relazione alla sensazione di non andare avanti, di aver paura di procedere o di segnare il passo. Ci si può sentire bloccati in quello che desideriamo fare.

Ho la sensazione di girare in tondo, di non avere uno scopo nella vita?

Ho paura di andare verso una situazione che mi crea insicurezza?

Distorsione del piede: vedi Distorsione alla caviglia in Distorsione.

Frattura del piede: 

È possibile che avessi un gran bisogno di fermarmi ma che non vedevo soluzioni per farlo o nessuno che potesse darmi il cambio?

Edema ai piedi: è spesso collegato alla sensazione di sentirsi bloccati, limitati.

Mi sento limitato nel procedere?

Piede torto: chiamato anche «piede equino», è caratterizzato da una deformazione dell’insieme del piede che impedisce alla persona di appoggiarlo normalmente al suolo. Può essere innato o acquisito, cioè può essere conseguenza di una malattia come la poliomielite (vedi Paralisi).

È possibile che abbia avuto paura di mettere piede in questa vita?

Piede d’atleta: vedi Micosi.

Al terzo dito:

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Ho paura di dover rinunciare alla mia sessualità?

Piedi intorpiditi dopo un periodo di inattività: quando ci si alza, al mattino, o dopo essere rimasti seduti un certo tempo.

Ho paura di riprendere un lavoro o un’attività da cui mi ero congedato?

Piede freddo, senza vita o paralizzato: vedi Paralisi.

Piedi girati verso l’interno: denota un segno di introversione in un bambino, in un adolescente o in un adulto. Nei primi due può esprimere un rifiuto di crescere. Nell’adulto può essere in relazione a una paura di farsi carico di se stesso o di assumersi responsabilità.

Ho paura di crescere, di diventare adulto? Poiché «essere adulto» equivale a essere serio, ad assumersi responsabilità, ad avere problemi, mentre essere bambino equivale ad aver piacere e a essere spensierato?

Ho paura di non essere all’altezza delle responsabilità che potrebbero affidarmi?

Strapparsi pellicine sotto i piedi:

Vorrei cambiare pelle, essere diverso?

Strascicare i piedi: può essere un segno di mancanza di fiducia in sé o nella vita.

Manco forse di motivazioni o di fiducia in me stesso per andare avanti?

Parte anteriore del piede: rappresenta la mia motivazione ad andare avanti. Mi appoggio su questa porzione del piede per passare all’azione (camminare, correre, saltare) e per avanzare verso i miei obiettivi.1

Arco del piede o volta plantare: rappresenta il passaggio tra ciò che ho già acquisito (il tallone) e le mie aspirazioni (parte anteriore del piede). Quello che vivo in rapporto al mio passato e il luogo verso cui mi dirigo.

Piedi piatti o abbassamento della volta plantare: i bambini che nascono con i piedi piatti hanno spesso una madre che non si è sentita sufficientemente appoggiata durante la gravidanza. Può tuttavia esserci un nesso con quello che l’anima del bambino ha vissuto prima del suo concepimento. Questi bambini cominciano la loro vita non sentendosi sufficientemente appoggiati (spesso dal padre) e, a seconda di come si svolgerà la loro vita, il problema potrà scomparire o accrescersi.

Ho bisogno di essere rassicurato, protetto per quello che voglio fare?

Tendo a reprimere le emozioni che costellano il mio percorso di vita?

Quando ero piccola avevo le volte plantari completamente piatte. Vivevo in una condizione di sopravvivenza rispetto alle emozioni che non sapevo esprimere. Ero dotata di un’ipersensibilità che non sapevo gestire. L’approccio della liberazione della memoria emozionale che ho sviluppato mi ha permesso di liberarmi dal peso delle mie emozioni passate e di utilizzare l’ipersensibilità per raggiungere i miei ascoltatori e lettori. Adesso, le volte dei miei piedi sono ben disegnate. Ciò dimostra che un cambiamento interiore ne comporta uno esteriore.

Piede cavo: caratterizzato dalla quasi assenza dell’appoggio della parte del piede compresa tra il calcagno e la parte anteriore. La curvatura esagerata della volta plantare dà l’aspetto di un embrione in posizione fetale. Lo si incontra in modo particolare nelle persone che hanno la tendenza a ripiegarsi su se stesse per bisogno di sicurezza e di protezione, o anche nelle persone iperattive che non si concedono il tempo di appoggiare il piede. La paura le porta a essere costantemente sul chi vive.

Di chi o di che cosa ho avuto paura?

Di chi o di che cosa ho paura in questo momento?

Cosa posso fare per fermarmi un momento senza timori?

Il tallone o calcagno: rappresenta le radici, i fondamenti, le strutture sulle quali ci si appoggia per andare avanti meglio nella vita: da dove si viene, il proprio bagaglio di esperienze passate.

Camminare sui talloni: può denotare un bisogno di sicurezza, di avere radiciai piedi. Così a ogni passo che si fa ci si appoggia a terra, come si vorrebbe essereappoggiati in ciò che si fa. Questo difetto è molto comune nelle persone che sono state sradicate dal loro Paese d’origine o che hanno una famiglia decimata.

Ho bisogno di un maggiore appoggio per poter andare più lontano nella vita?

Dolore al tallone: è spesso in relazione con una paura che ci manchi la terra sotto i piedi. Per esempio, non mi piace più il mio lavoro ma ho paura di ritrovarmi senza mezzi se lo lascio.

Una situazione di dipendenza affettiva o finanziaria nei confronti di un’altra persona per i propri bisogni fondamentali può allo stesso modo creare insicurezza, portandoci ad avere male al tallone. Vedi anche Spina di Lenoir o calcaneare.

Ho paura che mi manchi la terra sotto i piedi?

Frattura del calcagno: 

Mi sono forse sentito svalutato perché mi manca la terra sotto i piedi?

Ho provato un senso di ribellioneverso una persona o una società che mi ha tolto ciò su cui contavo per avanzare nella vita?

Per esempio, ho bisogno dell’auto per lavorare ma, siccome non potevo più pagare le rate, me l’hanno portata via.

Metatarso: struttura ossea del piede, compresa tra il tarso e le dita, che fa parte della volta plantare.

Metatarsalgia: dolore al metatarso.

Mi sono forse trattenuto dall’avanzare nella direzione che volevo prendere?

Una partecipante ai miei seminari che soffriva di questo disturbo voleva iscriversi a una scuola di teatro, mentre i suoi genitori non facevano che scoraggiarla dall’impegnarsi su quella strada.

Dolore metatarso-falangeo alla base dell’alluce: si tratta dell’articolazione che si trova tra l’alluce e il metatarso. Questo dolore ci obbliga a rallentare il passo: non è quello che inconsciamente desideriamo?

Ho paura di andare troppo veloce?

È possibile che mi sia sentito in colpa per aver rivelato un po’ troppo in fretta i miei sentimenti all’altro?

Frattura del metatarso o del piede:

Mi sono forse sentito in colpa per aver deciso questo modo di procedere o questa direzione?

Ho voluto inconsciamente fermarmi o impedirmi di avanzare?

PINGUEDINE: vedi Eccesso di peso.

PIORREA ALVEOLARE o ALVEOLO DENTALE: accumulo di pus intorno al colletto di un dente che è uno dei sintomo rilevanti di una parodontolisi. Vedi Gengive e Parodontolisi.

Sono roso dal dubbio?

Ce l’ho forse con me stesso per essere sovente indeciso?

Provo rabbia verso una persona che mi tiene continuamente nel dubbio o nel senso di colpa?

PIPÌ A LETTO: vedi Enuresi.

PITIRIASI VERSICOLOR: vedi Micosi.

PIZZICORE o PRURITO: prurigine fastidiosa della pelle che spinge a grattarsi (vedi Allergie). Può esprimere ansia o impazienza. Quando queste emozioni ci portano a grattare la pelle al punto da lacerarla, si è in uno stato di esasperazione nei confronti di una situazione che viviamo o di una persona del nostro ambiente. La localizzazione del prurito è altrettanto indicativa. Di seguito qualche esempio:

All’ano.

Ho paura di lasciare andare ciò da cui non voglio essere separato (un figlio, i genitori, un’azienda, un progetto, le mie creazioni…)?

Alle braccia:

Sono impaziente nei confronti dei tempi con i quali si svolgono le cose da fare?

Alle dita:

Mi metto in ansia per i minimi dettagli perché desidero che tutto sia perfetto?

Ai glutei (in posizione seduta o coricata):

Ho fretta di alzarmi per fare un’altra cosa?

In autobus, in treno o in aereo: ho fretta di alzarmi dal mio posto per incontrare la persona che mi aspetta?

Sono stufo di questo letto d’ospedale?

Alle gambe:

Ho l’impressione che le cose non vadano abbastanza in fretta?

Ai piedi:

Ho la sensazione di girare in tondo e di non andare avanti come vorrei?

Al seno:

Sono impaziente nei confronti dei miei figli o del mio partner?

Al cuoio capelluto:

Sono preoccupato perché non so come formulare quello che ho in testa?

Su tutto il corpo:

Ho la sensazione di perdere tempo nella situazione in cui mi trovo?

C’è una persona o una situazione che mi esaspera?

Vaginale: vedi Vaginite.

PLACENTA PREVIA MARGINALE: vedi Gravidanza e suoi problemi.

PLEURITE: vedi Travaso.

PNEUMOTORACE: afflosciamento di uno o di entrambi i polmoni che può sopraggiungere senza altra forma di pneumopatia o essere conseguenza di una malattia polmonare. Corrisponde a un senso di profondo scoraggiamento per non vedere via d’uscita alla propria situazione. È una patologia più frequente negli uomini e questo si spiega con il fatto che le persone che ne sono affette tendono a non manifestare quello che provano.

È possibile che mi sia sentito abbattuto da una situazione che non mi piace, ma alla quale non vedo via d’uscita (relazione di coppia o di lavoro)?

POLIARTRITE REUMATOIDE: patologia che colpisce diverse articolazioni che diventano dolorose, gonfie o rigide. Nei casi gravi possono anche deformarsi. La poliartrite può essere collegata a un senso di colpa o di svalutazione complessiva della persona.

Penso di essere meno capace degli altri, che, qualunque cosa faccia, non riuscirò mai a eguagliarli?

Mi sono sentito in colpa per non aver potuto fare niente per aiutare una persona che soffriva molto?

Mi sono sentito responsabile della sofferenza o della morte di uno dei miei cari?

Mi sento in colpa per il fatto di vivere mentre la persona che amavo è morta, o anche di aver tutto per essere felice mentre mia madre non lo è mai stata?2

POLIOMIELITE: vedi Paralisi.

POLIPI: piccole escrescenze che si sviluppano a livello delle mucose: nasale, orale, intestinale o vescicale. Esprimono spesso la sensazione di sentirsi «intrappolati» in una situazione che si vorrebbe lasciare.

Polipo della mucosa intestinale: vedi anche Colon.

Mi sento bloccato in una relazione affettiva o famigliare perché non oso affermare me stesso per paura di dispiacere, di far male o di creare un conflitto?

Ci si può per esempio sentire intrappolati tra i propri genitori che sono in conflitto e cercare di riconciliarli per evitare di dover scegliere uno piuttosto che l’altro.

Ci si può sentire intrappolati tra il proprio partner e uno dei propri genitori. Tra nostro figlio e un nuovo partner. Ci si può sentire intrappolati da una persona che è molto innamorata di noi, che cerca di conquistarci attraverso una grande disponibilità nei nostri riguardi, e che cerchiamo di proteggere per non ferirla.

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Polipo della mucosa nasale:

È possibile che mi senta bloccato nella vita perché non so quello che voglio o quello che potrebbe motivarmi?

Polipi vescicali: 

Voglio lasciare una situazione in cui non mi sento al mio posto?

Charle-Antoine ha un polipo alla vescica. Di fronte a questa domanda, mi risponde: «Sì, è il mio impiego che avrei voluto lasciare. Il lavoro non era quello che volevo fare, ma mi procurava il reddito di cui avevo bisogno».

Tessuto polipoide all’ingresso dell’utero:

Mi trovo confrontata con ostacoli nella scelta della mia relazione affettiva o nel desiderio di avere dei figli?

POLIPO DI KILLIAN: polipo benigno che nasce nel seno mascellare per diffondersi nel naso ostruendolo completamente, colpisce un solo lato. Può essere collegato a una difficoltà di accettare la vita. Ci si può sentire intrappolati nel proprio ambito famigliare, di lavoro o nel proprio ambiente sociale.

Mi sento intrappolato nella vita, nel senso di non poter fare ciò di cui avrei voglia?

POLLICE: vedi Dita.

POLMONI: organo principale dell’apparato respiratorio, forniscono l’ossigeno a tutto il corpo ed eliminano l’anidride carbonica dal sangue. I polmoni rappresentano la vita, il bisogno di spazio e di libertà. Malattie come la polmonite, la broncopolmonite, il pneumotorace acuto sono molto spesso collegate a un profondo scoraggiamento per cui non si ha più voglia di vivere. Vedi le voci corrispondenti.

Tumore ai polmoni: ci sono vari tipi di tumore ai polmoni, i più comuni sono il carcinoma e l’adenocarcinoma. Sono per lo più in relazione a una paura ossessiva di morire.

Macchie sui polmoni e tumore secondario ai polmoni: questo tumore, che sopravviene dopo un tumore primario, è spesso chiamato tumore metastatico al polmoneed è legato alla paura ossessiva di morire. La paura mantiene la persona malata in simpaticotonia, ovvero sotto l’azione del sistema nervoso simpatico, che è biologicamente programmato per mantenere in stato di veglia e di combattività. Esso accelera il nostro ritmo cardiaco e respiratorio per preparare il corpo ad agire o a reagire in caso di pericolo. Mantenendo il sistema nervoso in attività, il ritmo cardiaco aumenta, il sangue circola troppo rapidamente e non ha il tempo per caricarsi in modo sufficiente dell’ossigeno di cui i tessuti dell’organismo hanno bisogno. Per sopravvivere il cervello utilizza una soluzione biologica che consiste nella produzione di cellule speciali, ovvero alveoli polmonari, che hanno la capacità di assorbire una maggiore quantità di ossigeno di quelli normali, compensando così la carenza di ossigenazione dovuta all’aumento del ritmo cardiaco. Nella radiografia dei polmoni, dato che questi ammassi di cellule contengono più ossigeno di quelle normali, appariranno come macchie bianche. È quello a cui ci si riferisce quando si parla di «macchie bianche sui polmoni», che terrorizzano tanti pazienti.

È ciò che è accaduto al mio patrigno. Durante il ricovero in ospedale per l’ablazione della prostata, gli fu fatta una radiografia. Quando il medico gli disse che aveva delle macchie ai polmoni, pensò di avere un cancro. L’angoscia si impadronì di lui, il sistema simpatico accrebbe il suo lavoro. Gli ammassi di cellule speciali aumentarono formando tumori polmonari. Non ci fu il tempo di operarlo. Il mio patrigno si arrese e si lasciò morire. Questo risale a ventisei anni fa. A quell’epoca non avevo queste conoscenze, anche se lavoravo in ambito medico. Non possiamo fare niente per coloro che se ne sono andati, ma possiamo fare qualcosa per quelli che restano, a condizione di avere il coraggio di uscire dalle strade già battute.

Ho avuto molta paura di morire?

Ho avuto paura che questo primo tumore si estendesse?

POLMONITE: grave malattia dei polmoni caratterizzata da un’infiammazione. La polmonite è spesso l’espressione di un profondo scoraggiamento che ci porta a non voler più vivere, o perché non si vedono soluzioni alle difficoltà o perché ci si sente abbandonati dalla persona amata.

In un bambino o in un adolescente:

Il bambino si sente poco amato, rifiutato, abbandonato o colpevole di essere nato?

In un adulto:

Sono stanco della vita, scoraggiato da quello che vivo, degli sforzi che faccio per cercare di arrivare a qualcosa o per trovare un po’ di felicità?

Mi capita di pensare o di dire: «Questa non è vita!»?

POLPACCIO (dolore al polpaccio):i polpacci sono il motore delle gambe. Rappresentano la nostra capacità di avanzare rapidamente. Dolori ai polpacci danno spesso luogo a quello che viene chiamato crampo del corridore, che è legato alla sensazione che le cose vadano troppo in fretta. Si vuole mettere un freno. Può darsi anche che si sia in ansiaperché si pensa che un progetto non proceda abbastanza in fretta. Vedi anche Nervo sciatico.

Mi sento spinto ad avanzare in una direzione che non desidero?

Ho l’impressione che le cose vadano troppo in fretta?

Ho paura di non farcela, di non avere il tempo di finire un lavoro che devo consegnare?

Patrick ha violenti dolori ai polpacci. Ama molto giocare a hockey, fa parte di una squadra amatoriale. È reputato il migliore della squadra e il suo allenatore, vedendone il potenziale, lo spinge verso l’agonismo. Patrick non si sente pronto per la competizione. Qualche giorno dopo la proposta dell’allenatore avverte violenti dolori ai polpacci: è il timore di non farcela.

POLSI:rappresentano la flessibilità in ciò che si fa.

→segno di  Dolore ai polsi: sono spesso resistenza di fronte a ciò che ci viene chiesto di fare. Può trattarsi di un compito che ci ripugna o della paura di non essere all’altezza del progetto affidato.

Resisto a ciò che mi viene chiesto di fare perché non ho voglia di occuparmi di questo lavoro?

Ho paura di non saperci fare o di non essere all’altezza di ciò che mi viene chiesto?

Lacerazione del menisco del polso: il menisco è un disco cartilaginoso a forma di mezzaluna presente in diverse articolazioni, tra cui il polso. La sua funzione principale è connessa ai legamenti che lo mantengono nella sua posizione perché possa diminuire l’attrito tra le ossa durante i movimenti.

Ho provato un senso di ribellione perché mi sentivo le mani legate in ciò che volevo fare?

Prurito ai polsi: 

Provo impazienza perché non posso agire o intervenire?

Una partecipante ai miei seminari mi chiedeva informazioni a proposito dei pruriti che aveva ai polsi. Non era tanto preoccupata per i pruriti che aveva avuto, quanto per la risposta del terapeuta che aveva consultato, che le aveva detto che provenivano dal fatto che si era suicidata in una precedente incarnazione. La cosa l’aveva a turbata. Le chiesi se, in questa vita, avesse avuto idee suicide. Mi disse di no. Allora le dissi: «Delle due cose l’una: o non è questa la situazione, oppure lo è ed è risolta poiché, se non lo fosse, è molto probabile che avresti avuto idee suicide». Ne fu sollevata. In seguito studiammo la situazione che aveva vissuto quando aveva sofferto di pruriti ai polsi. Suo padre aveva avuto un infarto quando lei aveva partorito. Erano tutti e due ricoverati, ma in ospedali diversi. Sopportava male la sua incapacità ad aiutare il padre. «È possibile che tu provassi impazienza nello stare in ospedale mentre avresti voluto essere accanto a tuo padre?» «Era esattamente ciò che provavo.»

Frattura del polso: 

È possibile che mi sia sentito in colpa per aver rifiutato quello che mi veniva chiesto di fare?

Volevo porre fine a un’attività che non volevo più fare?

PORPORA: sindrome caratterizzata da un’eruzione di macchie cutanee di forme e dimensioni variabili e di colore rosso scuro, chiamate petecchie, che appaiono spontaneamente in seguito a piccole emorragie capillari sotto la pelle. Ci sono due tipi di porpora:

Porpora trombocitopenica:caratterizzata da una fragilità capillare eccessiva dovuta a una diminuzione del numero delle piastrine che crea piccole emorragie tra gli strati della pelle. Può essere dovuta a un’intossicazione da farmaci o a emopatie maligne (malattie del sangue o degli organi ematopoietici). Può esprimere unagrande tristezza per non sentirsi compresi nel proprio ambiente. Vedi anche Trombociti.

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Mi sento privo di difese di fronte alla mancanza di rispetto degli altri nei miei confronti?

Porpora non trombocitopenica:è caratterizzata da una fragilità capillare eccessiva, che dà origine a petecchie (piccoli punti rossi) situate sugli arti inferiori. La porpora non è dovuta a una diminuzione del numero delle piastrine quanto invece a un’alterazione della parete dei capillari. È accompagnata di solito da dolori addominali e articolari. Vedi anche Capillari.

Mi lascio ferire facilmente dai miei cari?

PRESBIOPIA: incapacità di distinguere in modo chiaro gli oggetti da vicino. Colpisce le donne molto prima degli uomini. Tuttavia, ce ne sono che non hanno mai avuto problemi di presbiopia. In generale sono donne che si preoccupano molto poco dell’apparenza, e questo si spiega col fatto che una delle cause principali della presbiopia dopo i quarant’anni è sovente la paura di invecchiare. Iniziano ad apparire le prime rughe, si ingrassa, ed è quello che non si vuole vedere. Il paradosso è che con le lenti correttive si vede ancora meglio quello che non si vuole vedere (le rughe, il fatto di essere ingrassate), cosa che ha per effetto quello di far ulteriormente peggiorare la presbiopia. È interessante il fatto che il problema si stabilizzi tra i cinquantadue e i cinquantacinque anni. «È possibile che a quell’età si accettino meglio le nostre piccole rughe e i chili di troppo, dando più importanza alla salute invece che all’apparenza?» Dato che gli uomini di solito si preoccupano un po’ meno dei capelli bianchi o delle rughe, possiamo capire perché la presbiopia colpisca prima le donne e in maniera più marcata. Può colpire anche persone più giovani e non aver niente a che fare con l’apparenza. In questo caso riguarda una situazione (vicina a noi) con la quale ci troviamo confrontati, che ci preoccupa e che non vogliamo vedere. Per esempio, il rischio di perdere il proprio impiego, la casa o l’azienda.

Che cosa mi sta vicino che non voglio vedere?

Sono forse i miei chili di troppo? Le gambe con le vene varicose o la cellulite? Le rughe che mi si formano sul viso?

È il lavoro a non piacermi più, a meno che non sia il mio compagno?

È la mia situazione finanziaria attuale che mi preoccupa?

La pensione che si avvicina?

PRESSIONE DEL SANGUE: vedi Ipotensione o Ipertensione.

PROLASSO GENITALE: caduta di un organo (la vescica o l’utero) a causa dell’allentamento dei suoi mezzi di sostegno. La caduta si produce nella vagina ed è collegata a un desiderio inconscio di chiudersi ai rapporti sessuali.

È possibile che voglia mettere un freno ai rapporti sessuali?

PROLASSO RETTALE: caduta della mucosa rettale all’esterno dell’ano, più frequente nei bambini e nelle persone anziane.

In un neonato o in un bambino piccolo:

Il bambino ha subito delle esplorazioni rettali a cui avrebbe voluto sottrarsi?

In una persona anziana:

Questa persona ha avuto lavaggi o esplorazioni rettali per verificare i suoi organi (retto, intestino, prostata) ai quali avrebbe voluto sottrarsi?

PROSTATA: ghiandola che produce un liquido che conferisce allo sperma il suo odore e colore. Rappresenta la potenza maschile. Un profondo senso di impotenza può dar luogo a problemi alla prostata. Può trattarsi di potenza sessuale ma anche di potenza di fronte a ciò che si intraprende (lavoro o progetti). Per esempio, una persona che presenta problemi alla prostata può pensare: «Se non posso più continuare a essere competitivo, nessuno vorrà più saperne di me», «Se non posso più soddisfarla, mi lascerà!»

Dolore alla prostata: colpisce soprattutto l’uomo che ha difficoltà ad accettare una diminuzione delle proprie capacità fisiche o sessuali o la propria incapacità di rendere felice la donna che ama.

Jacques aveva forti dolori alla prostata. Aveva iniziato una relazione con una donna che aveva perso il marito e che stava perciò attraversando un periodo molto doloroso. Jacques l’amava molto, soffriva al vederla così triste, si sentiva incapace di consolarla.

Ho paura di perdere la mia partner se non posso più soddisfarla?

Ho paura di perdere il mio lavoro se non sono più competitivo?

Vivo un profondo senso di impotenza in quanto uomo?

Tumore della prostata: se le emozioni legate a una diminuzione della potenza maschile (capacità fisiche o sessuali) perdurano o si intensificano, possono favorire la comparsa di un tumore.

Ho avuto paura di perdere l’amore o l’interesse della mia compagna perché non ero più così prestante sessualmente?

Ho paura di perdere il mio lavoro se non posso più continuare a sostenere le prestazioni che richiede la mia posizione?

È possibile che mi sia sentito colpevole per non esser stato capace di rendere felice la mia compagna?

È possibile che mi sia sentito in colpa per aver tradito mia moglie e per essere stato motivo di sofferenza per lei?

PROSTATITE: infiammazione della prostata che si accompagna spesso a ipertrofia della ghiandola e a dolori durante la minzione. Può esprimere frustrazione o rabbia per commenti sulle proprie capacità sessuali: «Non hai più vent’anni, non sei più così prestante, meglio lasciar perdere, invecchi ecc.» Può anche essere in relazione a un senso di colpa verso la compagna.

La moglie di Pierre-Olivier muore di un tumore al seno. Prima che si ammalasse, le aveva confessato di avere avuto una relazione extraconiugale. Durante la malattia, pensa di poter essere stato la causa del suo tumore. È l’inizio della prostatite. Dopo la morte della moglie, continua ad averne, una dopo l’altra. Quando viene da me, ha un tumore alla prostata.

Provo rabbia o frustrazione di fronte alla diminuzione delle mie capacità o a causa dei commenti degli altri sulle cose a cui attribuisco il mio valore di uomo?

Provo forse un senso di colpa sessuale verso la mia compagna?

PSICOSI: vedi Malattie mentali.

PSORIASI: malattia della pelle caratterizzata da macchie rosse ricoperte di squame abbondanti, biancastre, secche e friabili, localizzate soprattutto ai gomiti, alle ginocchia e sul cuoio capelluto. Colpisce di solito persone ipersensibili (si parla di sensibilità a fior di pelle). La psoriasi dipende nella maggior parte dei casi da emozioni legate a una separazione e a un senso di colpa o di impotenza. Se colpisce il derma, può esserci anche un sentimento di vergogna.

Due esempi: il primo dato dall’unione di emozioni legate a una separazione e di un senso di colpa; il secondo accresciuto da un sentimento di vergogna.

Primo esempio: Sylvie aveva la psoriasi diffusa su tutto il corpo. L’ultima grave crisi risaliva alla visita di sua madre. Durante il soggiorno, sua madre l’aveva fatta partecipe di quanto si sentisse sola dopo che Sylvie era partita e quano soffriva per la distanza che le separava, aggiungendo: «Non mi darai neppure la possibilità di veder crescere mia nipote!» sperando senza dubbio, con queste parole, di convincerla a tornare a vivere con lei. Dopo la partenza della madre Sylvie aveva avuto una crisi di psoriasi. Si sentiva colpevole dell’allontanamento che credeva di imporre alla madre. Quando ne prese coscienza, smise di assumersi la responsabilità della felicità della madre e riconobbe che doveva imparare a separarsi dai suoi figli. Smise di sentirsi in colpa per essere andata a stare lontano dalla sua città natale. La sua psoriasi guarì completamente.

Secondo esempio: Howard aveva tre anni quando suo padre se ne era andato di casa. Quando voleva delle coccole la madre lo respingeva. Nello stesso periodo un cugino adolescente lo aveva iniziato a pratiche sessuali. Crescendo, andava a cercare l’affetto in uomini che abusavano di lui. Il segreto con il cugino era diventato troppo pesante da portare. Nel corso di una riunione di famiglia nella quale il cugino veniva incensato per il suo successo famigliare e professionale, Howard non riuscì a trattenersi e rivelò il segreto. Il fatto gelò gli animi, e fu lui che la famiglia non volle più rivedere.

Howard se la prese con se stesso per essersi lasciato sfuggire il segreto. In seguito soffrì per la separazione dalla sua famiglia e sviluppò una psoriasi con macchie su tutto il corpo che nessun medicinale riusciva a guarire. Fu solo liberandosi delle emozioni legate all’abuso, al senso di colpa e alla separazione dalla famiglia che la sua psoriasi guarì.

Per riuscirci gli ho spiegato che da piccolo aveva confuso l’affetto con la sessualità. È andato a ritrovare il bambino che era (quello che viveva nei suoi ricordi) e lo ha aiutato a capire che era solo affetto quello che voleva, ma che lo aveva ricevuto solo attraverso il sesso. Questo gli ha permesso di liberarsi del sentimento di vergogna. Poi è andato a ritrovare l’uomo che era, quello che aveva rivelato il suo segreto alla famiglia. Lo ha aiutato a capire che, finché non perdonava se stesso di aver permesso che abusassero di lui, non poteva perdonare il cugino di averlo fatto. Si è perdonato riconoscendo che si era comportato in quel modo perché non ne vedeva un altro per avere l’affetto di cui ogni bambino ha bisogno. Nei confronti della famiglia si è liberato del senso di colpa accettando che la rivelazione del segreto gli aveva permesso di crescere molto, e che se i famigliari non avevano più voluto vederlo è perché il fatto li aveva sconvolti rispetto all’immagine che avevano del cugino e che avevano bisogno di tempo per riprendersi dalla rivelazione. In seguito ha gradualmente ripreso contatto con la sua famiglia.

Ho vissuto una situazione di rifiuto o di separazione nella quale mi sono sentito in colpa?

Nei bambini:la psoriasi riguarda nella maggior parte dei casi conflitti famigliari: conflitti tra il padre e la nonna, tra i genitori e i nonni. In questo tipo di conflitto, il bambino si sente separato da un membro o da una parte della sua famiglia e vive un senso di impotenza per non poterli far riavvicinare.

Psoriasi all’inguine o agli organi genitali: vedi anche Inguine.

Un conflitto sessuale mi ha forse allontanato dalla persona che amavo?

Mi sento in colpa per aver avuto rapporti extraconiugali che fanno sì che non mi conceda più il diritto di provare piacere sessuale?

Psoriasi sulle pinne del naso e sulle guance:

È possibile che non mi senta bene nella mia pelle e non mi senta accettato dal mio ambiente?

Psoriasi alle ascelle:

È possibile che mi senta in colpa per non aver sostenuto abbastanza una persona che aveva bisogno di me e che è partita o è morta?

Psoriasi al gomito: 

È possibile che mi rifiuti di prendere una nuova strada e che sopporti il mio lavoro che non mi piace più, provando esasperazione verso i miei colleghi o i miei clienti, e che poi me la prenda con me stesso?

Psoriasi al cuoio capelluto: nella maggior parte dei casi è collegata a conflitti in cui ci si è sentiti rifiutati, sminuiti o separati dal proprio gruppo e che dopo è stato difficile vivere relazioni armoniche con esso.

Ho vissuto un conflitto in cui mi sono sentito rigettato, umiliato ed escluso dal mio gruppo?

Mi sono forse tagliato fuori dal mio gruppo per paura dei loro giudizi?

Psoriasi alle pieghe delle ginocchia: 

Ho l’impressione di passare la mia vita a inchinarmi di fronte alle aspettative degli altri, di non esistere per me stesso e che la cosa mi faccia vivere un senso di irritazione e di aggressività nei loro confronti che mi porta a sentirmi in colpa o cattivo?

Psoriasi alle gambe: 

Mi sento forse in colpa per essermi allontanato da una persona che era molto attaccata a me?

PTOSI MAMMARIA: vedi Seno.

PUBE: parte anteriore di ciascuna delle ossa iliache che forma l’eminenza triangolare situata nella parte inferiore dell’addome e che si copre di peli nella pubertà. Si utilizza l’aggettivo pubere per descrivere l’età della pubertà, caratterizzata dallo sviluppo delle ghiandole riproduttive dei caratteri sessuali secondari (pelosità del pube, mutamento della voce, sviluppo del seno nelle ragazze e del pene nei ragazzi).

Ferita al pube in un adolescente: problemi al pube possono essere legati a un disagio, a una svalutazione riguardante lo sviluppo dei nostri caratteri sessuali secondari o a un senso di colpa per giochi a sfondo sessuale.

Mi sono forse sentito in colpa per aver provato pulsioni sessuali?

Eczema ai peli pubici:

Mi sento forse solo, lontano dalla mia amante o dal mio amante?

PUNTI NERI davanti agli occhi: sono spesso collegati al fatto di vedere ostacoli in ciò che vogliamo compiere, rappresentano anche le difficoltà che vediamo nella relazione con nostro figlio o il nostro partner.

Quali sono le situazioni non risolte che vedo e che sono fonte di preoccupazioni per me?

1 Il podologo francese Michel Charruyer ha contribuito alle ricerche dell’Autrice sulla psicomorfologia del piede.

2 Vedi «Il senso di colpa e le sue ripercussioni», in Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio.

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