Dizionario dei Sintomi – Lettera D

Dizionario dei Sintomi – Lettera D

 

DALTONISMO:

difficoltà congenita a distinguere in modo chiaro i colori, in particolare il verde e il rosso. Ci si potrebbe chiedere cosa abbia vissuto l’anima del bambino prima di nascere.

Una delle partecipanti a un mio seminario, daltonica, soffriva di problemi psichici. Era stata da molti terapeuti, senza riuscire però a liberarsi dai disturbi comportamentali che la mettevano in condizione di sentirsi spaventata da qualunque situazione le generasse insicurezza. Durante una seduta, le proposi di lasciar affiorare le immagini che si presentavano alla sua coscienza senza giudicarle, mantenendo una posizione di testimone. Vide una donna di una quarantina d’anni, con indosso un chador, che veniva picchiata dal marito. Si sentiva rinchiusa nella sua sofferenza, senza possibilità di uscirne, piena di odio verso il marito. La donna aveva avuto un padre che l’aveva maltrattata e che aveva odiato allo stesso modo. Come quella della vita precedente, anche lei si era sentita completamente sola nella sua sofferenza, senza nessuno che potesse ascoltarla o aiutarla. Sua madre era morta quando lei aveva nove anni e suo padre le aveva fatto vestire i panni della madre, fino al punto da portarla nel suo letto e abusarne ogni notte. Una volta provò a parlarne con un’insegnante, che si affrettò a dirle di non raccontare cose del genere, che se la cosa si fosse risaputa avrebbe creato problemi a molte persone e che lei non voleva essere immischiata in simili storie. Da quel giorno non ne parlò più con nessuno.

Aiutai la donna (quella che lei aveva visto nelle visioni di vite anteriori) a rendersi conto che avrebbe potuto cercare aiuto invece di credere di non poter uscire da una tale situazione di dolore e, allo stesso tempo, la incoraggiai a perdonare quell’uomo. Quando la condussi a lasciare il corpo per andare verso la luce, vide la donna che si toglieva il chador e ritrovava la libertà. Aiutai poi la bambina di questa vita a capire il motivo per cui aveva vissuto quelle esperienze, affinché potesse integrare le lezioni che appartenevano alla sua evoluzione, che erano quelle di perdonare gli uomini che le avevano causato sofferenza e di non lasciarsi più maltrattare. Dopo le sedute, cambiò completamente. Le persone del suo ambiente stentavano a riconoscerla. Era finalmente emersa dalla condizione di animale spaventato e dalla tristezza in cui viveva da anni. Qualche tempo dopo seppi che iniziava a distinguere un po’ meglio i colori.

Può darsi che la mia anima abbia vissuto solo il lato triste della vita prima di questa incarnazione?

Quando il problema del daltonismo riguarda solo il rosso, si può pensare che questo sia il colore del sangue. Ci si potrebbe allora chiedere se non vi sia stato un trauma legato alla presenza di sangue (per esempio una guerra) in una precedente incarnazione. Vedi anche Malattie congenite.

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DECALCIFICAZIONE DELLE OSSA o DEMINERALIZZAZIONE DELLA STRUTTURA OSSEA:

fino ai trentacinque anni il nostro corpo produce un numero maggiore di cellule ossee rispetto a quelle che usa. Fra i trentacinque e i cinquant’anni l’apporto e l’usura dello scheletro è più o meno equilibrato. Dopo i cinquanta, la perdita può essere più rilevante in funzione di diversi fattori. Certe persone conservano una schiena bella dritta fino a un’età avanzata mentre altre presentano un’incurvatura della colonna e una fragilità delle ossa prima dei sessant’anni. Quali sono questi fattori?

Il primo è legato alla quantità di calcio contenuto nell’organismo. Non si tratta solo di consumare alimenti che contengono calcio, bisogna anche poterli assorbire. Una carenza di vitamina D può impedire un buon assorbimento di questo minerale. Allo stesso modo, avere un basso contenuto di fosforo o magnesio nell’organismo può contribuire alla decalcificazione delle ossa ed è per questo che si consiglia di assumere magnesio dopo i cinquant’anni. Infine, la stima di se stessi: una mancanza di stima del proprio valore di donna o di madre dopo la menopausa può esporre maggiormente al rischio di osteoporosi (vedi Menopausa). Una svalutazione della propria persona può dar luogo a un tumore delle ossa, osteolisi, che rende le ossa fragili (vedi Ossatura).

Ho forse una carenza di calcio, magnesio o vitamina D?

Ho tendenza a sminuirmi?

DEMENZA SENILE:

declino delle facoltà mentali che si presenta in alcune persone anziane. La persona colpita può non ricordare eventi molto recenti, perdersi in luoghi familiari, dimenticare perché si è recata in un determinato luogo, confondere date e giorni o non comprendere quanto le accade intorno.

Inizialmente, la persona può tentare di mascherare i disturbi della memoria attraverso la fabulazione, inventando cioè delle storie per colmare i vuoti di memoria. Dopodiché possono comparire comportamenti molto spiacevoli per le persone che le sono accanto (urinare in pubblico, macchiare i vestiti mangiando ecc.). Questi sono segni evidenti della malattia, a cui possono aggiungersi richieste irragionevoli, accuse, violenze verbali o fisiche. L’aggravamento può anche abbinarsi a una psicosi paranoide e depressiva e all’insorgenza di idee deliranti.

L’irritabilità o l’ansia possono lasciare il posto all’indifferenza o al totale mutismo. Le abitudini igieniche peggiorano, l’eloquio diventa incoerente. Le persone affette da demenza senile ritornano all’infanzia e richiedono cure specializzate.

La senilità può derivare da una malattia vascolare, Alzheimer, ipertensione, restringimento o ostruzione delle arterie intracerebrali. La senilità è al contempo una riduzione delle facoltà cerebrali e una forma di ribellione. Colpisce in maniera particolare le persone molto dipendenti dai famigliari o coloro che vivono con un coniuge che tende a decidere al posto loro.

DENTI:

riguardano le nostre decisioni e la nostra capacità di afferrare nuove idee.

Carie: patologia dei denti che procede dalla periferia verso il centro distruggendo progressivamente lo smalto e la dentina. Le carie dentali sono legate a tensioni emotive ed è indicativo sapere quale sia il dente colpito. Per esempio, una carie tra gli incisivi centrali o sugli incisivi stessi può rivelare una forte tensione vissuta dal bambino che si sente diviso tra i genitori, in cui l’uno cerca di denigrare l’altro o quando l’uno occupa la posizione del carnefice e l’altro quello della vittima. Vedi più avanti il nesso con i vari denti.

Chi è per me fonte di tensione emotiva e che mi fa temere quello che potrebbe capitare?

I bambini che vivono in un clima di tensioni famigliari o che temono che i genitori si separino sono soggetti a un numero di carie superiore a quelli che vivono in un clima sereno.

→ Mal di denti generale: il mal di denti è spesso legato alla paura dei risultati di una decisione che si deve prendere o di un progetto da seguire. Secondo quali denti sono coinvolti si comprende meglio a quale situazione può essere legata la paura. Vedi Dentizione.

Ho paura di sbagliarmi, di prendere una decisione sbagliata, di non poter tornare indietro, di farmi imbrogliare, di non riuscire?

Ho paura dei risultati?

Un mal di denti può dipendere dalla paura di perdere il dente o i denti che fanno male.

Sono in ansia per la cura che mi hanno proposto o fatto su uno o alcuni denti?

→ Mal di denti che perdura: un mal di denti che perdura con dolori alla mascella può indicare la paura di afferrare la vita o di rivivere una situazione traumatica per la quale si continua a nutrire rabbia o collera al ripensarci.

Una giovane donna aveva forti dolori ai denti e niente riusciva ad alleviarli. Era stato deciso di estrarne una buona parte. Nonostante ciò, continuava ad avere dolore anche dove i denti non c’erano più. Questa persona era stata vittima di un abuso e, pur avendo un marito comprensivo, continuava a temere di subire violenza. Mi disse che dormiva con pantaloni aderenti per avere la sensazione di essere protetta. Per lei, la parola «uomo» significava «pericolo».

C’è forse una situazione che ha potuto risvegliarmi una forte paura o qualcosa che mi può avere terrorizzato nel passato?

→ Ascesso dentale: vedi Ascesso.

→ Dente rotto: può trattarsi di un senso di colpa che riguarda una decisione presa senza essersi consultati con qualcuno o che invece non è stata presa.

Mi sento in colpa per aver preso una decisione riguardante la mia vita di coppia o il mio gruppo di lavoro senza essermi consultato prima?

Denti che cadono o parodontite: fenomeno chiamato anche piorrea alveolare o malattia di Fauchard, caratterizzato dalla distruzione progressiva e irreversibile dei tessuti parodontali. Se non viene curata, conduce a un indebolimento progressivo dei denti e alla loro conseguente caduta.

Sono roso dai dubbi per quel che riguarda la mia relazione, il mio successo personale o il mio impiego?

Ho accanto una persona che mi induce a dubitare di me stesso, tanto che non oso più prendere alcuna decisione per paura di sbagliarmi?

Assenza di denti ed estrazione di più denti: ho spesso notato che le persone che hanno perso molti denti in seguito a un incidente o a estrazioni, tendono spesso a lasciar prendere le decisioni agli altri oppure erano cresciute in un ambiente in cui erano sottoposte all’autorità di un genitore che decideva per loro. Comprendere questo non restituisce i denti perduti, ma può aiutare a far capire alla persona l’importanza di prendere le proprie decisioni da sola per salvare quelli che le rimangono o favorire l’impianto di quelli nuovi.

Digrignare i denti:  vedi Bruxismo.

Stringere i denti: vedi Bruxismo.

Toccarsi i denti con le dita: certe persone hanno l’abitudine, quando sono preoccupate, di toccarsi o afferrarsi gli incisivi superiori con le dita.

Provo un senso di insicurezza riguardo ai risultati cui aspiro?

DENTIZIONE:

è l’insieme dei denti presenti nella mascella superiore e in quella inferiore ed è composta da venti denti nella dentizione primaria e da trentadue in quella permanente.

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La mascella superiore riguarda ciò a cui aspiriamo. Se la persona è idealista, sognatrice o nutre grandi aspirazioni, i denti dell’arcata superiore possono essere sporgenti. L’apparecchio dentale usato in ortodonzia per correggere questo difetto svolge un po’ il ruolo di far rientrare la persona nei ranghi perché sia come tutte le altre.

La mascella inferiore riguarda il modo in cui realizziamo le nostre decisioni. Se i denti sono rivolti verso l’interno, è possibile che la persona abbia spesso dubitato di se stessa, ciò che ha potuto indurla a preferire una posizione arretrata. L’apparecchio dentale usato per ovviare al difetto ha la funzione di «tirarla fuori» da quella posizione.

Il lato destro riguarda ciò che è conciso, concreto, il mascolino, il padre, il razionale.

Il lato sinistro riguarda invece ciò che è sfumato, astratto, il femminile, la madre, l’emozionale.

Gli incisivi centrali superiori nel bambino corrispondono ai genitori. Il dente incisivo di destra (11: primo dente della prima arcata) corrisponde al padre, quello di sinistra (21: primo dente della seconda arcata) alla madre. In un adulto l’incisivo superiore destro corrisponde invece al maschile e quello sinistro al femminile.

→ Carie degli incisivi centrali superiori: frequente nei bambini che vivono una grande tensione emotiva con un genitore o con entrambi.

Una bambina aveva carie sui due incisivi centrali superiori. Quando era nata, sua madre, non trovandola bella, aveva avuto un gesto di repulsione nei suoi confronti. A due anni il padre, su cui la bambina aveva riversato tutto il suo amore, era andato via di casa. La bambina provava rabbia verso entrambi i genitori.

→ Carie fra gli incisivi centrali superiori: frequente nei bambini e negli adolescenti che hanno la sensazione di dover scegliere fra il padre e la madre.

Jade, a cui la madre parlava continuamente male del padre, aveva sviluppato una carie fra i due incisivi centrali superiori. Il conflitto continuo tra i genitori, malgrado fossero divorziati ormai da anni, la turbava poiché si sentiva incapace di farlo cessare.

• Gli incisivi laterali superiori, posti accanto ai centrali (ovvero 12 e 22), rappresentano la capacità di prendere le distanze dai propri genitori. La paura dell’autorità, di non piacere o di lasciare il nido famigliare può colpire questi denti.

Gli incisivi centrali inferiori(32 e 42) sono legati alle azioni o alle decisioni dei genitori alle quali i figli devono rispondere. I genitori che lasciano sufficiente libertà ai figli non creano problemi, mentre i figli di quelli che impongono le proprie scelte possono essere affetti da carie. Negli adulti questi denti corrispondono al modo in cui vengono vissuti gli aspetti maschile e femminile nella vita quotidiana. Si può tuttavia essere adulti e affidarsi ancora ai propri genitori.

I canini compaiono con i denti permanenti, ovvero fra i sette e i quattordici anni. Sono i denti dell’individualizzazione, la fase in cui il bambino si stacca gradualmente dai genitori per sviluppare la propria personalità.

• I canini superiori (13 e 23) rappresentano la capacità di distacco dai genitori. Un problema a questi denti può esprimere la paura di lasciare i genitori o il loro modello per affermare la propria personalità.

I canini inferiori (33 e 43) rappresentano la determinazione a portare avanti i nostri progetti. Un problema a questi denti può esprimere la paura di proseguire nei progetti che si vorrebbe sviluppare.

I premolari: gli incisivi centrali rappresentano i genitori, con gli incisivi laterali ci si allontana da loro, con i canini si esprime la propria individualità, con i premolari ci si afferma, si mettono in pratica i progetti che si vogliono realizzare. Nel bambino o nell’adolescente che non può concretizzare i propri desideri, questi denti potranno andare incontro a problemi, mentre nell’adulto la paura dei risultati del progetto che sta elaborando potrà trovare espressione in dolori ai premolari. A destra, ciò riguarderà l’aspetto conciso, il maschile, a sinistra l’aspetto artistico.

Un esempio: mentre scrivevo uno dei miei libri dovetti farmi devitalizzare il premolare 44, situato nell’arcata inferiore destra. Mentre il dolore al dente era molto forte stavo facendo molta pressione su me stessa per terminare il libro nei tempi previsti per la pubblicazione e temevo di non riuscire a rispettare la scadenza. Soffrivo anche di acufene, disturbo che sparì dopo la pubblicazione del libro.

I primi premolari superiori:  ovvero il 14 e il 24, rappresentano ciò che si vuole.

I primi premolari inferiori:  ovvero il 34 e il 44, rappresentano la concretizzazione delle proprie azioni.

I secondi premolari superiori:  il 15 e il 25, rappresentano ciò che si possiede, ovvero i talenti, l’abilità, la creatività. Se non si può esprimere la propria creatività, saranno questi denti a esprimerlo.

I secondi premolari inferiori:  il 35 e il 45, rappresentano l’uso delle proprie possibilità. Riguardano dunque il lavoro. Una mancanza di incoraggiamento in ciò che si fa può colpire questi premolari.

I molari:  compaiono intorno ai sette anni e riguardano i rapporti, gli scambi con gli altri.

I primi molari superiori:  ovvero il 16 e il 26, rappresentano il posto occupato in seno alla famiglia, al gruppo di amici o di persone cui si appartiene.

I primi molari inferiori: ovvero il 36 e il 46, rappresentano il bisogno di essere riconosciuti dagli altri.

Chantal si era fatta togliere il primo molare superiore sinistro (il 36) perché le faceva molto male. Solo dopo aver scoperto il linguaggio dei denti capì il nesso con ciò che stava vivendo. Sua madre si era risposata e Chantal, che viveva con lei, si trovava in una situazione di conflitto con il patrigno perché aveva la sensazione di non esistere più per sua madre da quando lui era entrato nella loro vita.

Frédérique aveva avuto un ascesso al molare inferiore destro (il 46). Aveva cercato di realizzare il progetto di un coro con un gruppo di amiche che studiavano canto con lei. Aveva profuso molte energie in questa iniziativa, per poi rendersi conto che non aveva raccolto nient’altro che malcontento. Fréderique aveva un forte senso di frustrazione per essere ancora al punto di partenza dopo quanto aveva investito nel progetto.

• I secondi molari superiori:  ovvero il 17 e il 27, rappresentano il modo in cui si viene percepiti dagli altri.

• I secondi molari inferiori:  ovvero il 37 e il 47, rappresentano il modo in cui il proprio lavoro e ciò che si è realizzato vengono percepiti dagli altri. Vedi Gengive.

→ I terzi molari o denti del giudizio: compaiono tra i diciotto e i venticinque anni.

Dente del giudizio superiore destro:  ovvero il 18, rappresenta il modo con cui ci si integra nel mondo in cui si è incarnati. Un problema con la nostra incarnazione può portare problemi ai denti.

Se ci si fa estrarre il 18 forse si ha bisogno di integrarsi di più nel mondo materiale. Forse avevamo imparato a rifugiarci nei sogni, nella speranza, per sopravvivere alla situazione di sofferenza in cui ci trovavamo a evolvere, dicendoci che un giorno sarebbe stato diverso…?

Dente del giudizio superiore sinistro:  ovvero il 28, rappresenta il modo con cui ci si integra nel mondo in cui stiamo evolvendo (il mondo delle idee, del pensiero, il mondo filosofico o spirituale). La paura di essere rifiutati dagli altri se non pensiamo come loro può portare problemi a questo dente.

Dente del giudizio inferiore sinistro:  ovvero il 38, rappresenta la capacità di difendere le proprie idee, di far valere il proprio punto di vista o di poter esprimere ciò che si prova. Se ce lo si fa estrarre, può darsi che dovevamo staccarci dalle imperfezioni di questo mondo o dall’idiozia umana per vedere, al di là della sofferenza, la divinità presente in ciascuno.

Dente del giudizio inferiore destro:  ovvero il 48, rappresenta l’energia dispiegata per integrarsi nel mondo della materia. Se ce lo si fa estrarre, forse dovevamo staccarci dalla materia per interessarci di più alle cose spirituali.1

Dente del giudizio incluso:

Il 18: Ho difficoltà a trovare una collocazione in questa vita?

Il 28: Ho paura di non piacere o di essere rifiutato dalle persone del mio ambiente se non aderisco alle loro idee o se non vado nella direzione che vogliono per me?

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DEPIGMENTAZIONE:

assenza o distruzione della melanina prodotta dai melanociti, che dà il colore alla pelle e all’iride. Gli occhi blu, per esempio, sono privi di melanina mentre quelli neri ne hanno molta. La melanina è un pigmento che aumenta con l’esposizione al sole. La sua funzione è quella di proteggere il corpo dagli effetti nocivi dei raggi ultravioletti che possono danneggiare la pelle. Per questo motivo le persone che abitano in regioni in cui il sole è molto forte sviluppano una maggiore pigmentazione della pelle rispetto a quelle che vivono più a nord o sono meno esposte al sole. Il colore della pelle è stato e rimane oggetto di pregiudizi razziali oltre a essere considerato un criterio di bellezza. Al nord si è belli se si è abbronzati, mentre al sud lo si è se si ha un incarnato pallido, e ciò spiega perché tante persone di pelle chiara fanno di tutto per essere abbronzate esponendosi al sole o frequentando i solarium, mentre quelle che si sentono troppo scure sono disposte a correre grandi rischi per schiarire il loro colore.

Zone depigmentate della pelle: dal momento che la melanina ha la proprietà di proteggerci dai raggi ultravioletti del sole, rappresenta la protezione nelle nostre relazioni e nei confronti di quegli aspetti di noi stessi che possono essere vulnerabili. Un attacco alla nostra vulnerabilità può dare origine a zone depigmentate.

Una madre mi chiese: «A cosa può essere dovuta una macchia bianca (che è piuttosto una zona depigmentata) sulla schiena di mia figlia?» Le chiesi quando era apparsa e mi rispose che l’aveva dalla nascita. Mi raccontò che verso la fine della gravidanza le era stato fatto un prelievo di liquido amniotico con l’aiuto dell’ecografia. Nel momento in cui era stato introdotto il lungo ago la bambina aveva avuto un movimento come di arretramento.

Ci si potrebbe chiedere se la bambina non aveva vissuto l’intrusione nel suo ambiente come una minaccia per la sua vita.

Vitiligine: patologia caratterizzata dalla presenza di zone di pelle completamente bianche, circondate da altre iperpigmentate. La vitiligine rivela nella maggior parte dei casi emozioni legate a una separazione nella quale si ha avuto la sensazione di essere stati ingannati. Si può aver vissuto la sensazione di essere imbrogliati o che ci si sia approfittati di noi.

Marie-Reine ha sviluppato una vitiligine dopo essersi separata. Suo marito, anche se molto ricco, aveva predisposto le cose in modo che lei non ricevesse praticamente niente. Parlando del marito e degli avvocati, diceva: «In questo divorzio mi sono fatta defraudare».

Jean-Daniel ha una compagna più anziana di lui che ama come una madre. Lei lo considera il figlio che non ha avuto e lo nomina erede dei suoi beni. Le viene un infarto e, durante la degenza in ospedale, un’amica le fa credere che Jean-Daniel vuole solo i suoi soldi. Quando la va a trovare, lei lo informa che ha modificato il testamento e gli fa discorsi basati sulle parole dell’amica. Si crea una rottura dolorosa tra Jean-Daniel e la donna, che muore qualche tempo dopo. Dopo la sua morte, Jean-Daniel nota una perdita dei pigmenti della pelle e la formazione di macchie bianche sul viso e sulle mani.

Ho vissuto un dolore per una perdita o una separazione nella quale ho avuto la sensazione di essere stato ingannato?

Ho provato un senso di impotenza nei confronti di ciò che era stato deciso per me?

Albinismo: gli albini (persone affette da albinismo) nascono con un colore della pelle e dei capelli molto chiaro, quasi bianco, dovuto all’assenza di melanina (che protegge la pelle dalle radiazioni ultraviolette). Ci si potrebbe chiedere che cosa abbia potuto vivere l’anima di queste persone prima di incarnarsi.

È possibile che quest’anima sia stata perseguitata per motivi di razzismo, dovuto al colore della pelle?

È possibile che abbia avuto difficoltà ad accettare il fatto di essere diversa dagli altri?

DEPOSITO DI CALCIO NELLE ARTICOLAZIONI:

può essere la conseguenza di pensieri negativi nutriti nei confronti di una persona (spesso rivestita di autorità) a cui non si vuole dare ragione.

Ho pensieri negativi come: augurare la morte o la rovina a una persona a cui serbo rancore?

DEPRESSIONE:

un insieme di sentimenti di tristezza, disperazione, perdita del gusto di vivere. Può essere momentanea, per esempio dopo la morte di una persona cara, il furto di un oggetto di notevole valore affettivo, una grande delusione, la dichiarazione di fallimento o un licenziamento. Sopravviene quando si è portati a credere che niente e nessuno potrà sostituire la persona che abbiamo perduto o quando ci sentiamo distrutti, annichiliti di fronte al fallimento di una relazione, di un’attività o di un sogno che si accarezzava. Ci cadono le braccia e sprofondiamo nella tristezza.

Che cosa può avermi tolto il gusto di vivere?

Depressione cronica: è quasi sempre legata a un fenomeno di risonanza, cioè si verifica quando una situazione di sofferenza entra in risonanza con un ricordo infelice che giace nella memoria emozionale. Vedi anche Abbandono.

Lisetta perde la madre all’età di otto anni. Viene allevata dalla nonna, che però muore quando lei ha quattordici anni. Lisetta si rifugia nello studio e nelle grandi ambizioni che nutre. A ventiquattro anni conosce Christophe. Tra loro nasce un grande amore, ma Lisetta vive continuamente nell’angoscia di venire abbandonata, con la conseguenza di soffocare Christophe che mette fine al loro rapporto alcune settimane prima del fidanzamento ufficiale. La perdita di Christophe riporta Lisetta al sentimento di abbandono vissuto con sua madre e poi con la nonna. Sprofonda in un pessimismo totale: «Che senso ha vivere, se devo perdere coloro che amo?» pensa.

La persona che vive un sentimento di abbandono non comprende, nella maggior parte dei casi, che è lei che abbandona se stessa lasciandosi andare, perdendo ogni interesse per la vita, e che è appunto questo che deve imparare: trovare la forza di vivere per se stessa e non lasciarsi più andare. Accogliere il bambino che si è stati e che si è sentito abbandonato può essere di grande aiuto.

Margherita aveva perso il marito in un incidente automobilistico e, qualche anno dopo, il figlio in seguito a una grave malattia. Erano gli uomini della sua vita. Dopo la morte del figlio non le interessava più niente, sprofondava nella depressione senza vedere una luce in fondo al tunnel. Prese parte al seminario «Liberazione della memoria emozionale». Durante il corso, le chiesi: «Perché credi di aver vissuto questi avvenimenti? È possibile che tu dovessi imparare a non vivere attraverso gli altri, bensì a darti sufficientemente valore per avere il desiderio di vivere per te stessa?» Nel corso del nostro incontro le dissi: «Sai, lasciarsi andare non richiede alcuno sforzo, ma per risollevarsi ce ne vuole invece molto, e questa è la differenza fra vivere e sopravvivere. Cosa scegli: continuare a essere una morta vivente o afferrare l’opportunità di iniziare una nuova vita?» Margherita scelse di vivere e iniziò una nuova vita.

Che cosa mi ha portato a questa depressione?

Avevo la sensazione di non poter più provare gioia e amore?

Quale altra scelta avrei potuto fare, invece di lasciarmi andare?

Che cosa potrebbe motivarmi a lasciare questo stato?

DERMATITE:

affezione cutanea più o meno diffusa che provoca lesioni all’epidermide e al derma e che si presenta con rossori e squame. È frequente soprattutto al cuoio capelluto, al viso e alle gambe. È legata a un insieme di sentimenti di disistima, vergogna e rifiuto di sé.

→ Dermatite seborroica del cuoio capelluto: il cuoio capelluto ricopre la testa che rappresenta l’intelletto, le conoscenze, i saperi. Una dermatite al cuoio capelluto può esprimere un senso di vergogna per quello che non si conosce. Vedi anche Micosi.

Mi vergogno di non sapere quello che la maggior parte delle persone conosce?

Un uomo soffriva di dermatite seborroica al cuoio capelluto. Si lavava continuamente i capelli per eliminare le squame così antiestetiche. Non sapeva guidare, mentre i suoi fratelli e gli amici avevano tutti un’auto e, per questo fatto, si disistimava.

Un ragazzo soffrì dello stesso problema fino al momento in cui ebbe i primi rapporti sessuali. Tutti i suoi amici ne avevano già avuti quando lui era ancora vergine, e ogni volta che ne parlava con loro si vergognava per il fatto di non intendersene.

→ Dermatite seborroica del volto: il viso rappresenta l’individualità, l’immagine che si ha di se stessi e lo sguardo che gli altri posano su di noi. Una dermatite al volto può esprimere il fatto di vivere un conflitto di separazione tra la persona che sappiamo di essere e quella che ci sentiamo in obbligo di mostrare agli altri. Si può provare vergogna per non essere autentici.

Un professore che ne soffriva mi disse: «È vero che, intellettualmente parlando, talvolta non mi sento onesto nell’insegnare cose che io per primo non condivido, ma sono obbligato a seguire il programma. Ne va del mio impiego».

Provo un sentimento di vergogna per non avere il coraggio di sostenere le mie convinzioni?

Mi sento forse colpevole per il fatto di indossare una maschera, di non essere sincero?

→Dermatite alle gambe:

Mi vergogno di avere così tanta paura ad andare avanti?

DERMATITE DA CONTATTO: vedi Allergie.

DERMATITE MICROBICA alle gambe:

Sono arrabbiata con me stessa per non aver avuto il coraggio di lasciare il mio partner e di aver fatto vivere una situazione infernale ai miei figli?

DERMATOSI:

tipologia di lesioni che rientrano nel quadro dell’eczema. Esprimono sovente una mancanza di contatto fisico. Per esempio:

• Se si sviluppano vicino alle labbra, la persona ha forse bisogno di essere baciata?

• Se appaiono sulla pancia, può essere per la mancanza di abbracci della persona amata?

• Se appaiono a livello del pube, può darsi che la persona senta la mancanza di rapporti sessuali?

Mi mancano gesti di affetto, espressi da contatti fisici?

DERMOGRAFISMO:

reazione particolare della pelle che diventa gonfia e arrossata subito dopo un leggero graffio o uno strofinìo prolungato.

Ho la sensibilità a fior di pelle?

Dermografismo volontario: vedi Automutilazione.

DESIDERIO SESSUALE:

in una persona che inizia una relazione si risveglia il desiderio sessuale. Ci si può chiedere cosa succede in presenza di un calo o di un’ assenza del desiderio.

Amo veramente questa persona o amo piuttosto ciò che mi dà?

Alcune persone talvolta fanno un transfert sul partner del genitore che avrebbero voluto, della relazione che avrebbero desiderato avere con lui. Per esempio, un uomo che si è sentito abbandonato dalla madre potrà sentirsi attratto da una donna materna e responsabile. Una donna a cui è mancata la presenza del padre potrà sposare un uomo protettivo o più vecchio di lei. In questo tipo di relazione c’è in generale poco desiderio, dato che di solito non si hanno rapporti sessuali con i genitori. È un tipo di relazione che può apparire molto stabile e armoniosa, ma non è raro che la persona che vede nel partner un genitore abbia una relazione extraconiugale.

Vedo più un padre che un amante nel mio compagno?

Vedo più una madre che un’amante nella mia compagna?

DIABETE:

malattia in cui il pancreas non secerne a sufficienza o non produce affatto insulina, l’ormone necessario all’utilizzo del glucosio per rispondere ai bisogni energetici cellulari e per permetterne il deposito nel fegato e nelle cellule adipose. Nel diabete il livello di glucosio del sangue si alza in modo anomalo (iperglicemia) provocando un’eccessiva eliminazione di urina, nonché una sete e una fame intense. Si distinguono diversi tipi di diabete, di cui i principali sono:

Diabete di Tipo 1 (diabete magro), chiamato anche diabete insulino-dipendente;

Diabete di Tipo 2 (diabete grasso), chiamato anche diabete non insulino-dipendente.

Diabete insulino-dipendente: è legato alla distruzione delle cellule beta del pancreas, ciò che provoca una carenza totale di insulina. Si manifesta di solito nei bambini o negli adulti sotto i trent’anni, senza antecedenti né sovrappeso. L’insorgenza è generalmente rapida. I primi sintomi sono una forte sete e urine abbondanti, associati a un dimagramento dovuto alla carenza d’insulina.

Questa patologia è per lo più legata a una grande tristezza per non poter esistere per quello che si pensa o che si è. Tutte le proprie idee o i desideri vengono rifiutati, si deve agire secondo quello che dicono il padre o la madre, ciò che può far provare collera, rancore e soprattutto dispiacere per non essere riconosciuti nel proprio valore personale.

In un bambino:

Un bambino che soffre di diabete può avere la sensazione di non poter vivere la propria vita, di dover rispondere alle aspettative che i genitori hanno nei suoi confronti. Alcuni genitori desiderano educare così bene il proprio figlio che, con le loro esigenze, finiscono per privarlo di ogni forma di autonomia.

In un adolescente o in un giovane:

Ho avuto la sensazione che non posso o non potevo esistere per quello che sono?

Provo forse rancore verso un genitore dal quale mi sono sempre sentito vessato o sminuito?

Ho un sentimento di tristezza per non essere stato riconosciuto per chi sono veramente?

In una donna incinta:

Diabete gestazionale: è legato a una grande tristezza vissuta durante la gravidanza.

Ho ricevuto una notizia o vissuto una situazione che mi ha molto rattristato?

Ho forse la sensazione di non poter vivere la gravidanza come avrei voluto?

Diabete non insulino-dipendente:  è legato a una disfunzione del pancreas tanto nella funzione glicemica che in quella digestiva. È presente soprattutto negli adulti sedentari (sopra i quarant’anni) con un eccesso di peso, da cui l’appellativo di «diabete grasso». Può rimanere stazionario per anni e poi degenerare con complicazioni se la persona eccede nel cibo. In questo tipo di diabete la produzione di insulina è insufficiente per rispondere ai bisogni dell’organismo.

È molto spesso espressione di una grande carenza affettiva e, allo stesso tempo, di una forte difficoltà a chiedere affetto o a esprimerne il desiderio.

Manco forse di gioia, di piacere o di stima nel mio lavoro, nel mio rapporto di coppia o nella mia vita in generale?

Ho vissuto una situazione che ha guastato la mia felicità o che mi ha tolto la speranza in giorni migliori?

Diabete insipido:  è caratterizzato da polidipsia (sete intensa con impulsi irrefrenabili verso ogni tipo di liquido) e da poliuria (emissione di grandi quantità di urina, che può arrivare fino a dieci-quindici litri al giorno) oltre ad altri sintomi meno importanti. Nel complesso può essere indice di un deficit dell’ormone antidiuretico postipofisario.

La vescica e l’urina sono legate alla nozione di territorio: l’animale marca il suo territorio urinando.

Sono forse in lotta per una parte di territorio che mi spetta, per esempio un’eredità?

Un giovane che soffriva di questa malattia cercava di recuperare la parte di eredità cui aveva diritto. Siccome il padre si era risposato, aveva lasciato tutto alla nuova moglie e ai figli che aveva avuto da lei. L’uomo, nato dal primo matrimonio, si era sentito spossessato di tutto, compresa la casa della sua infanzia.

Diabete renale: in questo tipo di diabete, presente in alcune patologie dei reni, gli zuccheri vengono eliminati attraverso le urine mentre la glicemia rimane normale. È causato dal malfunzionamento dei tubuli contorti dei reni che non riassorbono gli zuccheri. Può essere di tipo idiopatico o avere origini ereditarie.

Le mie insicurezze mi rovinano il piacere di vivere?

DIAFRAMMA:

è il muscolo a forma di cupola che separa il torace dall’addome, il principale per l’inspirazione e l’espirazione. Svolge un ruolo fondamentale nella respirazione, nel riso, nel canto, ma anche nell’espulsione (defecazione e parto). Il diaframma, come gli altri muscoli, rappresenta lo sforzo in generale ma, in quanto legato alla respirazione, rappresenta gli sforzi che si fanno per vivere.

Lacerazione del diaframma:

Ho la sensazione di non avere il diritto di esistere?

Dolore al diaframma:

Può darsi che non mi senta in diritto di provare i sentimenti o le emozioni che ho in me?

È possibile che mi senta incapace di esprimere i miei sentimenti o le mie emozioni?

Cindy ha tredici anni e ha forti dolori al diaframma. Prima che le venissero, aveva confessato al padre di essere innamorata di un suo compagno e aveva subìto per questo una bella ramanzina. Il padre si era arrabbiato e le aveva detto: «Cindy, ascoltami bene: non si possono provare sentimenti d’amore alla tua età. Sei troppo giovane!» Cindy lo aveva così interpretato: «Non va bene, è proibito!» Aveva creduto che il padre le vietasse di provare sentimenti, ed era questo che le faceva male.

Dolore al diaframma e alla settima vertebra dorsale: uno dei miei studenti, fisioterapeuta, mi disse che esiste una relazione tra la settima dorsale, il diaframma e il plesso solare. Nel suo lavoro aveva osservato che molte persone con dolori al diaframma avevano problemi anche a quella vertebra. Basandomi su quello che la settima vertebra dorsale e il diaframma rappresentano, ho formulato questa domanda:

È possibile che io mi senta incompreso o abbandonato e che allo stesso tempo mi senta incapace di parlarne con chicchessia?

Ernia diaframmatica o ernia iatale: ernia dell’orifizio esofageo causata dalla salita di una parte dello stomaco che spinge il sacco peritoneale verso il torace. Se il trattamento farmacologico si rivela inefficace, l’intervento chirurgico assicura la chiusura parziale dell’orifizio esofageo e il fissaggio dello stomaco nella cavità addominale.

In un neonato:

Viene dato a questo bambino il diritto di piangere o invece uno dei genitori esige che sia fatto tacere?

Una persona il cui figlio soffriva di ernia iatale mi confessò che talvolta lei e suo marito mettevano i tappi nelle orecchie per non sentirlo piangere, non sapendo più cosa fare per calmarlo.

In un bambino o in un adulto:

Mi sono forse sentito limitato nell’espressione dei miei sentimenti e delle mie emozioni?

Singhiozzo: contrazione improvvisa e spasmodica del diaframma. Il singhiozzo viene quando non ce lo si aspetta. Se si mangia troppo velocemente senza rendersene conto o si respira troppo rapidamente mentre si ride, tutto questo può provocare una piccola contrazione del diaframma e dare luogo al singhiozzo.

Può essere legato a limiti o divieti presenti a livello dell’inconscio (non mangiare troppo, non bere troppo, non parlare troppo, non ridere troppo, non dire certe cose…) di modo che, quando li superiamo o li infrangiamo, il singhiozzo ci richiama all’ordine. Per scoprire quale sia il limite, si può provare a prestare attenzione a quello che è successo prima che venisse il singhiozzo.

Qual è il divieto che questo singhiozzo mi vuole indicare?

La soluzione consiste spesso nel trattenere il respiro per un po’. Questo esercizio ha per effetto di rilassare il diaframma e far cessare il singhiozzo.

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DIALISI:

nei casi di insufficienza renale, è una tecnica utilizzata per eliminare l’eccesso di liquidi e di sostanze di scarto del metabolismo contenute nel sangue. Il prefisso «di-» fa riferimento al numero due, ed è ciò infatti che avviene con la dialisi: non c’è più un solo circuito, ma due, uno all’interno e un altro all’esterno.

Ho la sensazione di aver solo sfiorato la mia vita o l’amore?

Uno dei partecipanti ai miei seminari mi raccontò che, prima di avere problemi con i reni, aveva condotto una vita che per lui non aveva più senso. Aveva chiesto con tutte le sue forze che un avvenimento importante potesse cambiargli l’esistenza. La malattia dei reni lo aveva costretto a ritornare verso le cose essenziali, l’amore di sua moglie e dei suoi cari.

DIARREA:

è spesso legata a una persona o a una situazione di cui ci si vorrebbe disfare in tutti i modi.

Da quale persona o situazione vorrei essere liberato il più rapidamente possibile?

– Una situazione di ascendente?

– Una situazione che reputo ingiusta?

– La mia posizione famigliare?

Di solito il primo figlio è quello a cui si chiede di dare l’esempio, il bambino di mezzo è quello che cerca la sua collocazione e l’ultimo è quello che finisce di consumare gli abiti dei primi.

– È forse perché sono una ragazza mentre i miei fratelli hanno tutti i diritti e privilegi?

– C’è forse paura in me?

– Sono forse critiche che mi rivolgono?

– Sono forse idee che non condivido per niente?

– È per una persona di cui dico: «È un rompiscatole!»

→Diarrea nella persona malata di tumore o di AIDS:

Che cosa rifiuto o di cosa vorrei liberarmi il più rapidamente possibile?

– Forse la malattia che mi ha colpito?

– Forse i trattamenti che mi propongono e che devo seguire?

→ Diarrea infettiva o enterocolite pseudomembranosa: è dovuta alla proliferazione del batterio Clostridium difficile (presente nell’intestino) che si verifica quando la maggior parte degli altri batteri dell’intestino sono stati eliminati a causa degli antibiotici. Questo batterio quindi produce una tossina che ferisce la parete intestinale. È possibile che le persone le cui feci contengono sangue dopo un periodo di antibiotici soffrano di questo tipo di diarrea.

Devo forse essere prudente nell’uso degli antibiotici?

Diarrea del viaggiatore:  vedi la voce corrispondente.

DIARREA DEL VIAGGIATORE:

insieme di disturbi intestinali con diarrea e dolori addominali talvolta accompagnati da febbre (vedi anche Dissenteria). La maggior parte delle persone che ne sono colpite tendono ad attribuirla a un’infezione da germi. Tuttavia, basta fare qualche domanda a uno di loro per scoprire quello che harifiutato durante il viaggio. A volte si tratta delle condizioni meteorologiche, dell’inadeguatezza dei posti in rapporto al prezzo, dell’insistenza dei commercianti o di una generica sensazione di sfruttamento del turista.

Può darsi che avessi paura di ammalarmi durante il viaggio?

Ci sono cose che rifiutavo durante il viaggio?

Mio marito e io stavamo facendo un viaggio in Indonesia. Avevamo mangiato le stesse cose eppure la diarrea del viaggiatore ha colpito solo lui. Quando ne abbiamo parlato, mi ha confessato che il disturbo era iniziato quando non ce la faceva più a sopportare il caldo soffocante. Inconsciamente rifiutava quel Paese a causa del calore per lui così fastidioso. Pochi giorni dopo il nostro rientro, tutto è tornato alla normalità.

Durante quel viaggio avevamo conosciuto una grande viaggiatrice, una donna di sessantanove anni che adorava muoversi al di fuori dei circuiti turistici. Ci raccontava che le capitava spesso di trovarsi in condizione igieniche pessime, ma che si adattava a quella situazione di disagio vivendola come l’occasione per una bella avventura. Qualunque cosa mangiasse in quelle condizioni prive di igiene, non si ammalava mai.

È possibile che non mi conceda il diritto di provare piacere?

È possibile che non mi sia concesso di godere di quel viaggio?

Raccontandomi di un recente viaggio nella Repubblica Dominicana, una paziente mi disse: «Sono stata ammalata 5 giorni. Ho avuto la dissenteria. Ogni volta che parto per un viaggio mi ammalo!» Prima le risposi: «Un bel tempismo…» e poi proseguii dicendole: «È possibile che tu non ti conceda il diritto di provare piacere?» La domanda parve interessarla: in effetti i suoi genitori, che avevano lavorato duro per tutta la vita, non si erano mai concessi di andare in villeggiatura.

Il senso di colpa nei confronti del piacere e del godimento ha radici profonde, oserei quasi dire radici che appartengono all’inconscio collettivo. La religione cattolica ci ha insegnato che Gesù ha sofferto ed è morto a causa dei nostri peccati. Chi vuole seguirlo deve essere pronto a portare la croce. Questi insegnamenti non potevano che lasciarci un senso di colpa, ancora più forte verso tutto quello che riguarda il piacere. Eppure, come si può immaginare di rendere felice una persona se non lo si è a propria volta?

Se Gesù avesse detto: «Se volete seguirmi, fate in modo che la vostra vita sia utile agli altri»… una vita utile non può essere una vita fatta di sofferenze, anzi… È importante provare gioia in quel che si fa, e questo per il bene comune.

DIFFICOLTÀ DI EREZIONE: vedi Impotenza.

DIFFICOLTÀ RESPIRATORIE:

Occasionali:

Da un punto di vista fisico: possono essere dovute a sostanze chimiche che irritano le vie respiratorie, come per esempio certi pesticidi.

Ho respirato prodotti irritanti?

Da un punto di vista psicosomatico (senza motivi esterni): possono essere dovute al fatto di pretendere di essere perfetti. Non si sopportano le proprie mancanze o incompetenze per paura di essere criticati o rifiutati. È anche possibile che si abbia paura del proprio intuito e si blocchino le vie delle percezioni. Vedi Soffocamento.

Croniche: vedi Enfisema polmonare.

DIFTERITE:

caratterizzata dalla formazione di false membrane all’ingresso delle vie respiratorie. Il batterio in questione è il Corynebacterium diphteriae o bacillo di Klebs-Löffler. Sono presenti colonie di questo batterio negli alimenti avariati o mal conservati (farine ammuffite o latte andato a male).

Questa malattia si riscontra in situazioni di povertà, dove fa caldo e non c’è possibilità di conservare gli alimenti al fresco. I casi di difterite in Paesi in cui le condizioni di igiene permettono una buona conservazione degli alimenti sono da attribuire al vaccino antidifterico che può causare casi di difterite atipica. Si osserva che non c’è un solo tipo, ma bensì molti tipi di difterite (sia per l’origine – orzo, grano, segale – sia per la forma conica iniziale) e che l’anatossina del vaccino somministrata per proteggersi funziona contro un solo tipo.

Ho consumato del cibo mal conservato?

Ho fatto una vaccinazione antidifterica?

DIGRIGNARE I DENTI: vedi Bruxismo.

DIMINUZIONE DEI LIVELLI DI PIASTRINE: vedi Trombocitopenia.

DIMINUZIONE DEL LIVELLO DI GLOBULI BIANCHI:vedi Leucopenia.

DIMINUZIONE DELL’UDITO:

una diminuzione dell’udito non implica sordità, ma può condurvi. Può essere legata a un desiderio di proteggersi da quello che gli altri potrebbero dire o da quello che potremmo sentire. Può anche indicare una mancanza di ascolto. Vedi anche Udito debole alla voce Orecchio.

Concentro l’attenzione sull’altro mentre lo ascolto o penso invece a quello che voglio dirgli?

Ho paura della critica o del giudizio altrui?

Ho paura di quello che sento o leggo attraverso i media?

DISAGIO DI VIVERE:

è un vuoto dell’anima, una sofferenza che porta a rifiutare la vita, a volerla fuggire o a distruggerla. È in stretta relazione con le carenze affettive e i traumi famigliari dell’infanzia e talvolta anche allo stato fetale. Può anche conseguire da un accumulo di situazioni di sofferenza che porta a pensare o a dire: «La vita non è altro che sofferenza» (vedi «Il disagio di vivere e come liberarsene» nel volume Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio).

DISCALCULIA:

difficoltà di apprendimento o di utilizzo delle regole del calcolo. Come nella dislessia, anche qui riscontriamo uno stato di confusione nella persona colpita. Vedi anche Dislessia.

La confusione può essere in rapporto ai fratelli o sorelle del bambino o dell’adolescente. Quando il bambino impara a contare, conta se stesso, poi il papà, la mamma, il fratello, la sorella. Quando il padre e la madre hanno altri figli che non vivono insieme, il bambino può restare confuso, così come nel caso in cui i nonni si siano risposati, e può chiedersi: «Quanti fratelli e sorelle, o quanti nonni e nonne ho?»

Una terapeuta mi disse che lavorava con bambini che avevano difficoltà di apprendimento. Quando si occupava di un bambino con problemi di dislessia o di discalculia, lo aiutava a mettere ordine tra i propri fratelli. A questo scopo, gli faceva disegnare una casa con tutti i membri della famiglia. In questo modo c’era la dimora del papà e della mamma con i figli che appartenevano a questa casa, poi c’era quella dell’altra mamma o dell’altro papà, con i relativi membri. Così facendo tutto diventava più chiaro.

La confusione, tuttavia, può provenire da quello che si è o non si è autorizzati a dire. Per esempio, il papà ha due famiglie, ma non bisogna raccontarlo in giro. Per liberarsi da questo problema bisogna aiutare il bambino o la persona che ne soffre a individuare ciò che è all’origine della confusione e a fare chiarezza.

Che cosa è o era per me fonte di confusione?

DISCESA DELL’UTERO:vedi Prolasso genitale, Utero.

DISCESA DELLA VESCICA o CISTOCELE: vedi Prolasso genitale.

DISCO INTERVERTEBRALE:

giunzione di natura fibrocartilaginea che unisce due vertebre. Il disco ha forma di cuscinetto biconvesso che corrisponde alle facce inferiore e superiore dei corpi vertebrali. Ogni disco intervertebrale è costituito da un segmento periferico fibroso e duro aderente alla vertebra e da una parte centrale rotonda, gelatinosa, elastica, nella quale si trova un nucleo più denso, chiamato «nucleo polposo». La funzione dei dischi intervertebrali è di garantire la mobilità della colonna vertebrale oltre ad assorbire i colpi grazie a un sistema di ammortizzazione. La patologia dei dischi più comune è l’ernia discale. Vedi anche Cartilagine.

Ernia discale: sporgenza di un disco intervertebrale in un canale rachideo che corrisponde all’espulsione parziale del nucleo gelatinoso. L’ernia si forma per lo più tra la quarta e la quinta vertebra lombare, talvolta tra la quinta lombare e la prima sacrale, causando una compressione del nervo sciatico.

È molto sovente legata alla sensazione di sentirsi intrappolati sul piano finanziario. Si ritiene di non poter lasciare il proprio impiego perché è la nostra unica fonte di guadagno. Ci si può sentire intrappolati sul piano finanziario per gli impegni che si devono assumere. Si può provare questa sensazione perché altri dipendono economicamente da noi, ciò che può indurci a pensare: «Non posso abbandonarli». Infine, ci si può sentire intrappolati da un impegno preso.

Tenevo un seminario in una località di mare. Tra i partecipanti c’era una coppia il cui marito guardava spesso fuori dalla finestra pensando: «Mi piacerebbe tanto poter approfittare delle vacanze, giocare a tennis, invece di stare rinchiuso in questa stanza». Tuttavia non lo diceva. Aveva accettato di seguire il corso per far piacere alla moglie, che ci teneva molto. Nei giorni successivi parlò con il compagno di una partecipante, che non prendeva parte al seminario e che era anche un bravo tennista. Si misero d’accordo per una partita dopo il corso. Durante la notte gli venne un forte dolore nella parte bassa della schiena, che attribuì a un falso movimento. Il dolore aumentò al punto che al mattino riusciva a muoversi solo con grande difficoltà. Venne comunque al seminario perché voleva capire cosa gli stava succedendo. Si mise steso perché non era neppure in grado di sedersi. Gli chiesi se si sentiva intrappolato in una situazione. Esitando un po’, mi confessò che era contento di essere presente al corso, ma che avrebbe tanto voluto poter giocare a tennis. Comprendendo che aveva paura di dispiacermi e di deludere la moglie rinunciando al seminario, gli dissi: «Se fossi convinto che non cambierebbe niente nella stima che ho per te e per l’amore di tua moglie, che cosa sceglieresti?» Mi rispose: «Andrei a giocare a tennis!» Allora, con un grande sorriso, gli dissi: «Bene, allora vai a giocare a tennis!» In serata fu di nuovo in grado di sedersi e il giorno dopo era sul campo di gioco.

Mi sento prigioniero di una struttura (professionale o famigliare) o di un impegno nel quale mi sento trattenuto e di cui mi vorrei liberare?

Mi sento intrappolato sul piano finanziario?

Quali sono le paure che mi impediscono di andare verso ciò che voglio?

DISFAGIA: vedi Esofago.

DISFONIA: vedi Corde vocali.

DISIDRATAZIONE:

i fattori che possono inaridire la nostra pelle sono diversi, tra questi il sole, il freddo, l’aria condizionata, i lunghi viaggi in treno o in aereo. Si parla di disidratazione con riferimento a una eccessiva diminuzione dei liquidi nei tessuti organici, che si manifesta sotto forma di secchezza della pelle e delle mucose, di sete intensa, di oliguria e, nei casi gravi, di disfunzionamento cerebrale e di collasso circolatorio. Una perdita di liquidi in seguito a una sovraesposizione termica, accessi di vomito ripetuti o forte diarrea fanno perdere al corpo oltre i liquidi di cui ha bisogno anche gli elettroliti (sodio, potassio, calcio) necessari all’equilibrio osmotico e alla trasmissione degli stimoli nervosi.

La perdita di liquidi è molto pericolosa nei neonati, dato che l’acqua rappresenta l’80 per cento del loro peso corporeo. Se un bambino di cinque chili perde mezzo chilo in ventiquattro ore, ha perso il 10 per cento del suo peso. Ecco perché una gastroenterite in un neonato, in un bambino o in una persona molto magra può essere mortale. Vedi Gastroenterite.

DISLESSIA:

difficoltà nell’apprendimento della lettura, che persiste anche dopo il periodo scolastico, caratterizzata dal confondere alcune lettere. Vedi Discalculia.

Come nella discalculia o nella disortografia, siamo di fronte a una situazione di confusione a cui può aggiungersi un sentimento di vergogna. Il bambino può vergognarsi di avere difficoltà a esprimersi o a scrivere correttamente. La confusione può essere originata da situazioni diverse con le quali il bambino può trovarsi confrontato. Per esempio, il bambino che vive in un clima di violenza mentre i suoi compagni vivono in nuclei famigliari armoniosi, può avere la sensazione di non essere nella norma e averne vergogna.

La confusione, come nel caso della discalculia, può essere in rapporto ai fratelli. Quando il padre o la madre hanno altri figli che non vivono con il bambino, questi può restarne confuso, così come nel caso in cui i suoi nonni si siano risposati, e può chiedersi: «Ma quanti fratelli e sorelle, o nonni e nonne ho?»

Può esserci confusione anche in rapporto a quello che è il vero padre del bambino.

Julie-Anne ha iniziato ad avere problemi di dislessia all’età di nove anni. È a quell’epoca che una delle sue cugine, indicandole un uomo seduto in un caffè, le dice: «Vedi quell’uomo, è lui tuo padre!» Julie-Anne resta senza parole e nell’incomprensione più totale, chiedendosi come mai sua madre non le avesse mai detto niente. A questo punto, nella sua mente si genera la confusione: «Ma allora», si dice, «se quest’uomo è mio padre, quello che io chiamo papà non è mio padre e quello che io credevo fosse mio fratello, non è mio fratello…» Non riesce più a trovare la propria collocazione all’interno della famiglia. Inoltre, pensa di non avere il diritto di parlare di queste cose e ne prova vergogna. Julie-Anne si è liberata dal disturbo quando è riuscita a collocare ogni persona al proprio posto e a liberarsi dal senso di vergogna.

La confusione può essere generata dalla discrepanza tra ciò che un bambino prova e ciò che viene espresso. Per esempio, una madre che nasconde al figlio la tristezza che prova, concentrandosi per aiutarlo a fare i compiti, crea una situazione di confusione fra gli emisferi destro e sinistro nel bambino, ovvero fra la sua logica e quello che invece percepisce.

Che cosa è vero, quello che mi dice mia madre o quello che sento?

Chi è o chi era alle origini della mia confusione?

Dislessia o disortografia attraverso l’inversione di alcune lettere: alcuni genitori si confidano con il proprio figlio, senza rendersi conto che questo può creare una confusione di ruoli nel bambino che non sa più chi sia il genitore.

Si sono forse invertiti i ruoli?

È possibile che il bambino abbia la sensazione di essere il genitore di suo padre o di sua madre?

Il bambino ha un genitore sostitutivo, che può essere un fratello maggiore, uno zio o una zia?

DISORTOGRAFIA:

difficoltà nell’apprendimento dell’ortografia. Si distinguono tre modalità di apprendimento: visuale, uditivo e cinestesico. Lo studente visuale ha bisogno di vedere quello che è scritto, impara cioè attraverso le immagini. Siccome gli esempi formano immagini nella sua testa, un esempio vale mille parole. Questo tipo di studente incontra invece grosse difficoltà a comprendere concetti astratti, cosa che non succede con quello uditivo che, al contrario, ha bisogno di ascoltare le lezioni per impararle. Non ha dunque problemi con le lezioni orali. Per lui le parole sono come musica, e per questo ha più facilità con l’ortografia. Il cinestesico impara meglio attraverso il gioco e l’esperienza diretta. Guarda come fa il suo insegnante e lo imita. È il suo modo di imparare.

Quando un insegnante uditivo spiega le regole della grammatica a un alunno visuale, se non gli fornisce esempi che rappresentino ciò di cui sta parlando, questi non sarà in grado di comprendere. Allo stesso modo, se un insegnante chiede ai propri alunni di fare un dettato, il bambino visuale incontrerà necessariamente molte difficoltà con la grammatica. Se invece di aiutare un alunno a capire, seguendo il metodo a lui più congeniale, gli si dice che è una nullità e lo si sgrida, questi potrà trovarsi bloccato nell’apprendimento dell’ortografia. Questa difficoltà, chiamata disortografia, può anche essere associata alla dislessia e alle sue cause. Vedi Dislessia.

Ho vissuto emozioni durante l’apprendimento dell’ortografia nei miei primi anni di scuola?

DISPAREUNIA: orgasmo doloroso. Vedi Vagina.

DISPLASIA:

anomalia nello sviluppo di un tessuto o di un organo che dà luogo a difformità (di forma o volume) o a un cattivo funzionamento.

Displasia mammaria: rende uno o entrambi i seni duri, disturbo che può essere doloroso. Esprime sovente pensieri negativi nei confronti della propria femminilità.

Penso che gli uomini siano più rispettati delle donne?

Mi capita di pensare che avrei preferito essere un uomo?

Ne ho abbastanza delle mestruazioni o degli inconvenienti legati alla menopausa?

DISSENTERIA:

è un insieme di gravi disturbi intestinali, diarrea liquida, talvolta con sangue, dolori addominali, ulcerazioni della mucosa con febbre che provoca rapidamente una disidratazione. Può dipendere da un’amebiasi (ameba), una salmonellosi (salmonella) o una shigellosi (shigella). Qualunque sia il microorganismo che ne è all’origine, la dissenteria è spesso legata a una situazione in cui ci si sente prigionieri e che si rifiuta fortemente.

È possibile che mi senta prigioniero di una situazione che rifiuto?

Si riscontrano casi di dissenteria soprattutto nei Paesi in cui vige una dittatura. Tuttavia questa patologia può colpire anche un viaggiatore che si senta prigioniero di circostanze che sopravvengono nel corso del viaggio.

La prima volta che sono stata in India ho avuto in due occasioni i sintomi di una dissenteria diagnosticata come amebiasi. All’inizio avevo creduto di aver contratto un’infezione da germi presenti nel cibo che avevo consumato. È stato dopo un po’ di tempo che sono riuscita a comprendere l’origine del disturbo. L’infezione era iniziata un po’ dopo il mio arrivo all’ashram di Prasanthi Nilayam, a nord di Bangalore. Nell’intraprendere il viaggio mi ero lasciata tutto alle spalle. Mi era stato detto che avrei visto un grande maestro spirituale. Delusa nelle mie aspettative di incontrarlo, cominciai a provare un senso di rifiuto anche nei confronti della mancanza di comodità del luogo, nonché della severità dei suoi responsabili. Non avevo che un desiderio, quello di andarmene, cosa che non ero in grado di fare perché aspettavo il biglietto aereo per poter proseguire il viaggio. Partii che stavo male. Visitai un dottore che mi prescrisse alcune medicine. Nel corso del viaggio ebbi di nuovo gli stessi sintomi. In questo caso mi sentivo prigioniera in una camera di albergo che non potevo lasciare dato che aspettavo del denaro per poter ripartire. Provavo un senso di rifiuto verso questa situazione, e mi tornò la diarrea con i crampi addominali. Questa volta, però, compresi il legame fra le due situazioni. Accettai l’esperienza che stavo vivendo, ne guardai persino i lati positivi e diarrea e crampi cessarono senza dover ricorrere a farmaci.

È possibile che i germi presenti nel cibo che consumavo non avrebbero avuto conseguenze se il mio terreno psichico non fosse stato favorevole al loro sviluppo?

DISTACCO DELLA RETINA: vedi Retina.

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DISTOCIA: parto difficile. Vedi Parto.

DISTONIA:

patologia muscolare caratterizzata da contrazioni involontarie e dolorose che possono colpire una parte o tutti i muscoli del corpo e che provoca difficoltà nei movimenti della persona colpita. È una malattia autoimmune; vedi Malattie autoimmuni.

→ Distonia della mano: vedi anche Crampi dello scrittore alla voce Crampi.

Ho vissuto un’esperienza che mi può aver spinto a dubitare delle mie capacità e a temere di non essere più in grado di fare meglio di quello che ho già fatto?

DISTORSIONE o SLOGATURA: lesione traumatica di un’articolazione provocata da un movimento violento o da una torsione che causa uno stiramento dei legamenti o, nei casi gravi, la loro rottura. Questa patologia riguarda soprattutto caviglie e ginocchia.

I legamenti rappresentano i nostri legami, ciò che ci trattiene.

Nel caso di una distorsione, è spesso per qualcosa da cui ci si vorrebbe liberare.

→ Distorsione alla caviglia:

In un bambino:

Il bambino si sente trattenuto nel suo bisogno di godere della compagnia dei suoi amici?

Il bambino si sente colpevole per il fatto di infrangere un divieto dei genitori?

Ecco un esempio di quando avevo undici anni: volevo accompagnare mia sorella e un’amica che facevano una gita in bicicletta. Chiesi il permesso alla mamma che mi rispose: «Assolutamente no, sei troppo piccola, tu resti qui». La risposta per me era priva di senso, visto che mia sorella aveva solo un anno più di me. Sulla strada del ritorno pioveva, un’automobile sbandò e mi investì. Ebbi una leggera commozione cerebrale, una distorsione alla caviglia sinistra e la rottura del muscolo del gluteo.

Avevo fatto di testa mia (commozione cerebrale), mi ero sentita in colpa per aver disobbedito alla mamma facendo quello che mi aveva proibito di fare (distorsione) e mi sono sculacciata da sola (muscolo del gluteo).

In un adulto:

Mi sono sentito trattenuto dagli impegni mentre avrei voluto avere tempo per me stesso, per rilassarmi e fare ciò di cui avevo voglia?

Mi sono sentito trattenuto dai miei principi e colpevole di andare verso le scelte del mio cuore?

Il mio inconscio ha voluto dirmi «Non troppo in fretta!»?

→ Distorsione al ginocchio:  vedi Ginocchia.

DISTROFIA:

disturbo legato all’approvvigionamento di sostanze da parte di un tessuto, di una ghiandola o di un organo, dovuto a una cattiva circolazione, a una lesione dei nervi, a una carenza di proteine catalitiche (enzimi specifici), che ha per conseguenza una modificazione della forma, del volume e del funzionamento dell’organo colpito. L’atrofia e l’ipertrofia sono forme diverse di distrofia.

DISTROFIA MUSCOLARE:

sviluppo anomalo di cellule muscolari che può comportare debolezza muscolare o paralisi. La distrofia muscolare, che indica un problema di trasmissione degli impulsi nervosi, si manifesta con contrazioni spasmodiche e involontarie dei muscoli, simili a crampi. Nella maggior parte dei casi è congenita. Vedi Malattie congenite.

→ Distrofia muscolare di Duchenne: malattia ereditaria causata dalla mutazione di un gene responsabile della produzione di distrofina. La trasmissione avviene tra madre e figlio. Si sviluppa in modo progressivo: la debolezza muscolare colpisce prima le gambe e le anche. I ragazzi che ne soffrono cadono spesso, hanno difficoltà a correre, a salire le scale, se non addirittura ad alzarsi da una sedia; camminano spesso sulla punta dei piedi e hanno polpacci poco sviluppati. La debolezza crescente finisce per rendere difficoltoso il camminare e per imporre l’uso di una sedia a rotelle. Infine, tutti i muscoli perdono forza, anche quelli che servono alla respirazione e al battito cardiaco. Vedi Malattie congenite.

→ Distrofia muscolare focale: questo tipo di distrofia muscolare coinvolge il sistema nervoso e si manifesta con contrazioni spasmodiche e involontarie della nuca e della testa che somigliano a crampi. Le contrazioni visibili e palpabili di un muscolo o di una sua parte sono accompagnate da posture anomale secondarie delle articolazioni colpite, che si attenuano stirando il muscolo. Non si producono durante una fase di riposo ma dopo un uso ripetuto del muscolo.

Chi può avermi fatto provare una così grande tensione interiore?

Come si è svolto il mio periodo fetale e la mia nascita?

DISURIA: vedi Urina.

DITA:

rappresentano i dettagli e la destrezza. I perfezionisti hanno sovente problemi alle dita (ferite, bruciature e tagli). Questi piccoli incidenti sono spesso riferiti a sensi di colpa per dettagli di cose che si fanno tutti i giorni. Si è scontenti di se stessi per essere andati troppo in fretta, per essere in ritardo, per non aver utilizzato lo strumento giusto, per non aver fatto di meglio ecc. Vedi anche Patereccio o Giradito.

→ Crampi alle dita:  corrispondono sovente alla tensione causata dall’idea di volere che tutto sia perfetto fin nei minimi dettagli.

→ Prurito alle dita:  esprime impazienza verso se stessi per dettagli che sono insignificanti. È ciò che chiediamo anche agli altri: se non fanno le cose a modo nostro o secondo le nostre aspettative, proviamo un senso di insofferenza, che può manifestarsi con prurito alle dita.

→ Intorpidimento delle dita:  può esprimere il desiderio di rendersi insensibili a dettagli che per noi sono importanti. Vedi anche Parestesie.

Uno dei partecipanti ai miei seminari aveva il dito medio e l’anulare intorpiditi. Il sintomo era più forte la notte e non riusciva a comprenderne la causa. Gli chiesi come andava la sua relazione: si era separato da quasi un anno e viveva da solo. Parlando, scoprii che per lui la sessualità poteva esistere solo all’interno di un rapporto di coppia. Inconsciamente voleva rendersi insensibile al bisogno che provava di vivere la sessualità. Fu necessario che si liberasse dall’idea che la sessualità non poteva esistere al di fuori di una relazione stabile.

Prendendo in considerazione il dito interessato, ci si potrà allora chiedere:

Qual è il bisogno che non voglio ascoltare?

Giradito: vedi Patereccio.

→ Rigidità alle dita:  può essere in relazione con la paura di sbagliare, può esprimere rigidità o inflessibilità per i dettagli. Il disturbo è associato in modo particolare a problemi di artrite.

Ho paura di essere criticato?

Ho paura di essere sminuito, di non essere amato o apprezzato se quello che faccio non è perfetto?

Tendo a pretendere la perfezione da me stesso?

Scrocchiare le dita:  può esprimere una certa forma di aggressività repressa.

POLLICE: rappresenta la pressione e l’appoggio. Serve a mettere pressione, a spingere, ad apprezzare (pollice in alto) o a disprezzare (pollice in basso).

Dolore al pollice:

Ho paura di esercitare troppa pressione sulle persone?

→Ferita al pollice:

Mi sento colpevole per aver esercitato pressione su una persona?

→Pollice che si screpola e che sanguina:

Mi faccio pressione, in quello che compio, per compiacere una persona che per me rappresenta l’autorità (genitore, insegnante, datore di lavoro) e provo tristezza per il fatto di non essere apprezzato?

INDICE: rappresenta l’autorità. Chi punta l’indice è spesso colui che ha rifiutato l’autorità, ma che la esprime a sua volta.

L’indice corrisponde all’intestino crasso. Per questa ragione i bambini che hanno paura di dispiacere colui che rappresenta l’autorità soffrono spesso di coliche, coliti e costipazione.

→ Indice dolorante o rovinato: esprime un problema con l’autorità.

→Borsite all’indice:

Sono arrabbiato con me stesso per essere stato troppo esigente o autoritario?

→ Taglio o ferita all’indice:

Mi sono forse sentito colpevole per aver esercitato la mia autorità su uno dei miei cari (coniuge, figlio, genitore o anche su un animale)?

• MEDIO:rappresenta la sessualità e il piacere, corrisponde all’apparato genitale. Sessualità e piacere vanno di pari passo.

→ Medio dolorante o rovinato:  spesso è segno di mancanza di autostima sessuale o di senso di colpa rispetto al provare piacere.

Un uomo (destrimane) soffriva di verruche al dito medio sinistro. Aveva tentato a più riprese di eliminarle bruciandole, ma riapparivano sempre. Gli feci alcune domande per capire se poteva esserci qualcosa di cui si era vergognato che riguardasse la sfera sessuale. In un primo tempo non gli venne in mente niente. Fu solo gettando uno sguardo al passato che gli tornò quel sentimento di vergogna legato al padre che aveva abusato delle sue sorelle. Una parte di lui si vergognava di appartenere al genere maschile che abusa dei più deboli. Quando fu in grado di fare la distinzione tra essere un uomo e vivere una sofferenza che porta ad abusare di una donna o di un bambino, si liberò dell’equazione: «essere un uomo = essere un vile». Liberandosi dal sentimento di vergogna e perdonando suo padre, le verruche sparirono definitivamente.

Quali sono le emozioni che provo nei confronti della sessualità?

ANULARE: rappresenta i legami, le unioni. È il dito dell’anello.

→ Anulare dolorante o rovinato:  indica una difficoltà, presente o passata, nella relazione di coppia. Vedi anche Intorpidimento delle dita in questa voce.

Quali sono le emozioni che provo verso un rapporto di coppia?

MIGNOLO: rappresenta la famiglia. Corrisponde al cuore.

→ Mignolo dolorante o rovinato:  è sovente segno di una disarmonia in famiglia, di una mancanza d’amore o di un segreto di famiglia.

Un uomo si era tagliato il tendine del dito mignolo. Quando era giovane, aveva messo incinta una ragazza. Dato che non si era sentito pronto ad assumersi le responsabilità di sposo e di padre, l’aveva aiutata ad abortire. In seguito non ebbe più figli. Conservò segretamente il rimpianto di non averla aiutata a dare alla luce quel bambino.

→ Ferirsi il dito mignolo:

Mi sento forse in colpa nei confronti di un membro della mia famiglia?

DITA DEI PIEDI: se i piedi rappresentano il nostro avanzamento nella vita, le dita dei piedi rappresentano il nostro avanzamento verso il futuro.

Dolori alle dita:

Mi preoccupo per dettagli futuri? Cosa succederà se non potrò fare in tempo questo o quello?

→ Ferite alle dita: vedi anche Incidente.

Mi sento forse in colpa rispetto a dettagli che hanno a che vedere con il futuro?

Ho forse bisogno di più tempo per me stesso, che non mi concedo?

→Crampi alle dita:

Mi preoccupo per dettagli futuri?

→ Dita a martello: assomigliano all’artiglio di un gatto. Sono sovente un segno di insicurezza nel nostro desiderio di avanzare nella vita.

Provo un senso di insicurezza rispetto all’avvenire che mi porta a voler avere il controllo di tutto e ad aggrapparmi a quello che conosco?

→ Funghi o micosi alle dita: vedi Micosi.

C’è una parte di me che è morta, contemporaneamente a una o più persone care, e che non mi permette più di andare avanti?

ALLUCE: rappresenta la nostra personalità, il me-io, il nostro ego.

→ Dolore all’alluce: può venire da una mancanza di considerazione (non è stato tenuto conto di noi) o da una mancanza di rispetto (ci sono state imposte cose, non è stata rispettata la nostra proprietà o l’impegno che era stato preso…). Il dolore può evolvere in gotta. Vedi Artrite gottosa alla voce Artrite.

Tendo ad arrabbiarmi quando non mi sento rispettato?

È importante per me che gli altri tengano conto di me?

Ho la tendenza a voler controllare gli altri o le situazioni?

→Ferirsi o rompersi l’alluce:

Mi sono forse sentito in colpa per essermi imposto o aver imposto il modo in cui volevo che le cose fossero fatte?

→ Alluce a martello:

Ho paura di affermarmi?

Mi concedo il diritto di esistere?

Gotta: vedi Artrite gottosa alla voce Artrite.

SECONDO DITO:rappresenta la direzione che si segue. Se è ben dritto, la persona sa dove sta andando. Ciò denota determinatezza. Se, al contrario, non è dritto, può esserci indecisione riguardo la direzione da seguire o nella quale ci si è impegnati.

→Secondo dito a martello:

Mi sono forse trattenuto dal prendere la direzione che mi sarebbe piaciuta, perché non mi sentivo sufficientemente sicuro?

Ho la tendenza a frenarmi piuttosto che a correre dei rischi?

• TERZO DITO:rappresenta la sessualità, il piacere e la creatività.

QUARTO DITO:rappresenta la sfera affettiva, ossia i legami con i genitori, con il partner.

• MIGNOLO:rappresenta l’ascolto interiore.

Farsi amputare o tagliarsi il mignolo:

Ho voluto tagliare i ponti con le mie intuizioni o le mie premonizioni che mi fanno paura?

Ferirsi il mignolo:

Mi sono forse sentito in colpa per aver avuto questo presentimento o questa intuizione riguardante un evento futuro?

Callosità o callo al mignolo:

Cerco di proteggermi rispetto a quello che posso presentire?

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DIVERTICOLITE:

infiammazione dei diverticoli (piccole ernie) della mucosa intestinale. È spesso legata a un sentimento di rabbia per il fatto di sentirsi trattenuti all’interno di uno schema di relazioni da cui si vorrebbe uscire e, allo stesso tempo, si teme di causare dispiacere se si osasse porre fine alla situazione.

Una mia lettrice mi disse che aveva capito il motivo per cui le era venuta una diverticolite: un uomo si era legato molto a lei e la ricopriva di doni. Più lei tentava di fargli capire che non poteva ricambiare il suo amore, più lui raddoppiava l’ardore per conquistarla. La paura di fare del male la tratteneva in una situazione di stallo.

Provo rabbia nei confronti di una relazione nella quale mi sento trattenuto o prigioniero?

DIVERTICOLOSI:

formazione di diverticoli sulla parete del colon. Sono piccole sacche che si sviluppano sulla parete dell’intestino e che possono raggiungere le dimensioni di un pisello. La mucosa forma così una specie di ernia. La patologia esprime sovente la sensazione di sentirsi intrappolati in una relazione. Ci si può sentire responsabili della felicità dei nostri cari o in debito nei loro confronti, rimanendo prigionieri della relazione. Può trattarsi di un rapporto di coppia che non ci corrisponde più o di quello con i genitori che limita la nostra libertà. Vedi anche Colon.

Mi sento intrappolato in un rapporto di cui vorrei liberarmi?

DOLORE:

il dolore può essere in relazione con un blocco di energia o essere conseguenza di un incidente, di un intervento chirurgico, di una chemioterapia… Può anche essere amplificato durante un processo volto a riparare dei tessuti malati.

La rabbia e la paura hanno la caratteristica di bloccare l’energia nella zona interessata. Per esempio, un forte dolore all’anca può essere in rapporto con il timore di andare verso un cambiamento importante della propria vita, ma può anche essere legato a un sentimento di rabbia nei confronti di una o più persone che ostacolano il nostro cammino.

Il mio dolore corrisponde più a un blocco di energia o alla riparazione di un tessuto o di un organo del mio corpo?

Quale nome o quale situazione potrei associare al mio dolore?

DOLORE AL FEGATO:

problemi al fegato possono essere provocati da ansia, preoccupazioni (tra cui quella dei soldi), si può temere di rimanere privi di ciò che è essenziale (lavoro, casa, cibo), oppure ci può essere un rifiuto ad adattarsi in cui si prova rabbia e ribellione. Vedi anche Fegato.

Cos’è che mi crea ansia?

Qual è la situazione a cui non riesco ad adattarmi?

DOLORI MUSCOLARI: vedi Muscoli.

DOLORI OSSEI:vedi Osteopatia.

DROGA: vedi Tossicodipendenza.

DUODENO: vedi Intestino.

DURONI: vedi Calli ai piedi.

1 Gli studi di Michèle Caffin hanno permesso all’Autrice di approfondire le sue ricerche sui denti. Per saperne di più sul linguaggio dei denti, cfr. Michèle Caffin, Quello che i denti raccontano di te, Amrita, 2006.

 

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