Vuoi trovare “La metà della mela”? Sì…ma anche No!

metà

Ricerca  più che lecita, solo che l’idea della cosiddetta “altra metà di noi” o  de “la metà della mela” risulta un po’ confusa.

Credit: M. Zanon

Credit: M. Zanon

Sono idee che derivano da visioni falsamente romantiche della vita, non sbagliate, per carità, ma piuttosto, idee manipolate. Le stesse idee che fanno esprimere frasi come “sei la mia vita!” , oppure “senza di te la mia esistenza sarebbe senza significato”, ecc. ecc.

Parole lontane, molto lontane da quelle dell’amore. Perché? Perché questo è un programma: un programma socialmente accettato e chiamato con la parola Amore, ma che è distante migliaia di chilometri dalla realtà dei fatti.

Nella ricerca dell’amore,della propria metà,ci muoviamo errando come zombie, perché in realtà , neanche si sa bene cosa si stia cercando. Non si cerca l’amore, ma l’idea che ci hanno insegnato dell’amore, che di per sé non esiste.

Basta partire proprio dal concetto base: Le persone, in genere, cercano “l’altra metà”.

Una espressione, questa, peraltro diffusissima nell’immaginario collettivo così come nel linguaggio di tutti i giorni, e che se la guardiamo bene, riflette la convinzione che abbiamo di non essere completi, che ci manchi un pezzetto, che siamo difettosi, rotti, e che così, “da soli”, non possiamo funzionare.

E’ da questa idea che nascono poi le convinzioni del “non valgo  abbastanza” o del sentirsi abbandonati.

La questione è molto semplice. Noi siamo già interi.

Se iniziamo a capire questo, non ci aspetteremo di incontrare un altro noi, un nostro clone robotizzato che si muova come una nostra estensione. Questo sarebbe un rapporto autoreferenziale, non di amore.

Di fatto, la prima cosa che facciamo senza neanche accorgercene in un rapporto di coppia,  è “creare il nostro partner” modellandolo sulle nostre esigenze.

Cliché che ci hanno insegnato a volere e che ci hanno insegnato ad essere. Ed ecco che l’uomo, per essere considerato tale, deve possedere dei requisiti e delle caratteristiche, e la donna deve seguire un modello stereotipato per essere il modello esatto di donna. Tutto nasce dall’ego, un ego distorto.

Differenziamo questa idea dalla realtà dei fatti piuttosto: Il partner dev’essere un compagno di vita, non la nostra vita!

Si finisce spesso con l’arrivare ad impadronirci della vita dell’altro. Fino a quando ci viene permesso, fino al momento in cui arriverà a “spaccarci il cuore” pretendendo di riprendersela, e viceversa.

Ma nessuno, proprio nessuno, dovrebbe vivere per un’altra persona.

Ognuno dovrebbe imparare a vivere per sé.

E’ tragico sapere che l’aspettativa di molte persone è quella di avere la felicità (o presunta tale), in funzione del fatto che una persona sia al loro fianco o meno.

E’ tristissima questa idea.

Significa, senza nemmeno esserne coscienti,  che ci si crea con le proprie mani una vita di costrizioni, poiché quando si affida la propria felicità a qualcuno, in un rapporto di grande o addirittura di totale dipendenza, di fatto permettiamo che i successi e gli insuccessi di questa persona determinino lo stato mentale e lo stato di salute della nostra vita.

Una stampella ideologica, che se durerà fino alla nostra morte, sarà tutto idealmente perfetto, ma se mai capiterà il giorno in cui verrà a mancare questo punto d’appoggio, ci arrecherà enormi sofferenze, e il mondo ci crollerà addosso.

In sostanza, basta raccontarsi balle. Non c’è nessun altra metà della stessa mela. Noi “si sta bene così come stiamo”. Siamo essere perfetti, interi, non difettosi, e non ci manca nulla.

Il concetto nuovo di amore dovrebbe essere questo (e dovrebbe essere predicato anche nei film e nei cartoni animati fiabeschi) : si cercherà non più qualcuno che ci completi, ma qualcuno che ci faccia vedere come tutto soggiorni già in noi.

Il partner dovrebbe essere come un Sole che ci illumini, permettendoci di vedere la nostra divina perfezione e come siamo completi da sempre.

Dovremmo semplicemente conoscere chi ci illumini. Semplicemente, dovrebbe farci luce.

Luce mentre condivide la vita con noi e noi con lei/lui.

Condividere la vita significa che, mentre ognuno vive e scopre la propria grandezza, illumina di entusiasmo l’altro nell’osservazione della propria.

Questa è la coppia divina, l’uno + uno, che fa Uno.

Questo tipo di rapporto illuminerà i nostri talenti assopiti, senza rubarci la vita.

Smettendo di elemosinare attenzioni, ma riscoprendoci nel nostro essere unici.

 

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