I 5 personaggi “disagiati”…scopri chi sei tu!

Vuoi che il disagio tolga il disturbo? Eh, caro lettore, non è proprio così semplice. Ma si può. Viviamo in un mondo con sempre più “disagiati”, o che si sentono tali.

Come possiamo eliminare questo senso di disagio? Innanzitutto bisogna smettere di dare nutrimento a questo “stato”, perché si alimenta di cattive abitudini, dei tuoi modi di pensare, di affrontare i problemi.

Ci sono dei comportamenti abbastanza classici e schedati nel disagiato standard.

Ebbene, ecco alcuni tipi di disagio / disagiato / disadattato tipo.

Se ti ritrovi in uno o più modelli, prosegui la lettura:

DISAGIO 1 – IL FUGGITIVO

Il fuggitivo è il classico personaggio che vive il disagio di stare in mezzo alle persone. Uscire con gente nuova ti mette in agitazione? Basta rimanere a casa!

La fuga o evitamento è la difesa più istintiva. Sul momento funziona, ma ogni volta che scappiamo confermiamo a noi stessi che quell’evento è davvero insuperabile e che siamo incapaci di affrontarlo. In automatico l’ansia aumenta, e la prossima volta saremo ancora più a disagio.

Per ridurre lo stato di agitazione, dobbiamo andare incontro gradualmente a ciò che “temiamo”. Cominciamo col fare l’operazione più semplice, che comporta una soglia di ansia tollerabile. Ad esempio entrare in un locale e darsi un tempo limite di pochi minuti.

Una volta superato il primo stop, affrontiamo qualcosa che ci crea in livello leggermente maggiore di disagio, ad esempio entrare nello stesso locale e prendere un caffè in compagnia, sempre per pochi minuti.

Logicamente i passi si devono stabilire personalmente. Lo stesso esempio può valere per chi non ama prendere l’ascensore. Potresti iniziare ad entrare solo nell’ascensore e non farlo partire. Il secondo step potrebbe essere entrare nell’ascensore e fare solo un piano. e Via dicendo . Se abiti al primo piano va da se che hai superato il disagio.

Può anche valere per superare un esame, guidare l’auto, incontrare gente, fare cose…o fare da soli qualcosa che abbiamo sempre fatto con l’aiuto di qualcun altro.

Cosa stai evitando? Da cosa stai fuggendo? Fissa i passi che sei disposto a fare. Non importa se piccoli o grandi: ognuno di loro ti allontana dal disagio e ti avvicina all’obiettivo.

DISAGIO 2 – IL VIZIOSO

Come si fa a far calare il disagio senza farmaci ? Le soluzioni più spontanee sono a portata di mano.

La prima di tutte è il cibo. Mangiare.Ah, che bello mangiare…il cibo innesca il rilascio di sostanze rilassanti. Ma i chili in più diventano ulteriore motivo di disagio.

Più insidioso è l’uso dell’alcol per allentare la tensione. Il bisogno di bere per sciogliersi,, o l’abitudine di passare al bar dopo una giornata dura, è un campanello d’allarme.

E dove mettiamo il fumo? Il fumo è un indicatore di perfetto disagio. Facciamo caso al numero di sigarette che fumiamo e a come ci sentiamo un attimo prima di accenderle.

Se le accendi perché sei irrequieto, se mangi o bevi per tranquillizzarti, vuol dire che sei diventato dipendente da ansiolitici mascherati. Gli effetti collaterali sono seri, perciò prima di rendere una di queste dipendenze ingestibile, forse meglio chiedere consiglio a chi ci può far gestire al meglio questa situazione. L’importante è rendersene conto.

DISAGIO 3 – IL PROCASTINATORE (o Rimandatore seriale)

Rimandiamo sempre a domani? Non è pigrizia, è disagio. Se diventa un’abitudine ci ritroveremo a fare i conti con un accumulo di tensione pronto a saltarci addosso.

Fai un elenco in ordine di urgenza di ciò che stai rimandando da tempo: controlli medici, burocrazie varie, lavori di ristrutturazione, chiarimenti con persone, ricerca di un nuovo lavoro, ecc. Se prendiamo continuamente tempo perché non abbiamo le idee chiare, allora la prima cosa da fare è cercare informazioni. Se stiamo aspettando di sentirci pronti invece, è bene sapere che il momento buono non verrà mai. E’ già oggi. Perciò prendiamo un appuntamento con questo benedetto dentista, richiediamo un preventivo per la ristrutturazione, informiamoci per quel corso che ci interessa, andiamo a visitare la palestra dove vorremo iscriverci.

Concordi ma non ti muovi? Pensa allora al gioco dell’oca. ogni volta che rimandi la tua vita sta ferma un giro. Ad ogni minima operazione lanci i dadi ,e la tua vita va avanti.

DISAGIO 4 – LA VITTIMA TEATRALE

Avete presente come si forma una valanga? Si parte da una piccola massa di neve che man mano che rotola raccoglie neve e si ingrossa.

La stessa cosa succede nella nostra testa: si parte da un dubbio, una frase ambigua, una fantasia, un timore o una sega mentale e a questo attacchiamo tanti di quei pensieri, supposizioni e conclusioni da farlo diventare una valanga di disagio pronta a travolgerci.

Come si fa a bloccare questo processo di auto vittimismo teatrale?

Proviamo a bloccare ed evitare queste operazioni mentali:

1- fare ipotesi infondate: ” mi ci gioco la testa che…”

2- confrontare quello che succede oggi con quello che è avvenuto in passato: “è proprio come quella volta che…”

3- pensare al peggio così ci prepariamo: ” Tanto lo sa come va a finire”

4- generalizzare: “non c’è neanche una cosa che va bene”

5- trarre conclusioni: “allora vuol dire che…”

Tutte queste operazioni servono a creare alibi e vittimismo. Ogni volta che pronunci queste frasi, come dei mantra, immagina che si accenda il segnale “PERICOLO VALANGA!”

DISAGIO 5 – ETHAN HUNT DI MISSION IMPOSSIBLE

Il Disagiato che sente questo è vittima di un’ambizione incontrollabile: vuole essere il migliore! Ogni volta che invita amici a cena, ad esempio, non pensa a passare una bella serata. Deve stupirli, ricevere complimenti: i piatti devono essere speciali, la tavola impeccabile. Se si iscrive al corso, vuole sapere tutto e subito, deve confrontarsi con chi è più “bravo”.

In compagnia deve risultare simpatico a tutti, essere sempre approvato. Al lavoro deve ottenere risultati straordinari, saper fare tutto, non ricevere mai critiche…e spesso questo perfezionismo lo getta nel territorio dell’invidia (inconsapevole): gli altri devono essere sempre un passo indietro rispetto a lui.

Tutto questo riempie le giornate di missioni impossibili: è importante riconoscerle appena compaiono in testa, chiedendosi sempre qual’è il vero obiettivo a cui tendi, senza dare nulla per scontato. Sii onesto e sincero con te stesso!

Ammetterlo significa già scaricare tensioni e aspettative, riequilibrando questo castello ambizioso.

Ora, abbassa il tiro. Ti senti ancora a disagio? Ridimensiona ancora fino a che l’obiettivo non ti darà più disagio: ecco, hai trovato l’essenziale a cui puntare…il resto verrà da sé.

 

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